Sant’Aspreno dei Crociferi, barocco e rococò in un’unica meraviglia distrutta

chiesa sant'Aspreno
chiesa Sant’Aspreno dei Crociferi

Cancellate divelte, pavimenti rialzati, mattonelle distrutte, mura spoglie e resti di documenti bruciati. Sembrerebbe la descrizione di uno scenario post apocalittico, invece è la situazione in cui versa una delle circa duecento chiese chiuse di Napoli. Sant’Aspreno dei Crociferi è un complesso religioso situato nell’omonima piazzetta del Borgo dei Vergini, nel cuore del rione Sanità. La chiesa fu dedicata a sant’Aspreno, ma come mai? Egli fu il primo vescovo del capoluogo campano e fu il patrono principale di Napoli fino al 1673, anno in cui fu poi sostituito da san Gennaro diventando secondo patrono della città. Visse tra il I e il II secolo d. C. e secondo una leggenda si convertì dopo essere stato guarito da san Pietro. A Napoli, Aspreno fece costruire diversi complessi religiosi tra i quali l’oratorio di Santa Maria del Principio su cui sarebbe poi sorta la basilica di Santa Restituta e la chiesa di San Pietro ad Aram. Il suo busto e il bastone con cui san Pietro lo guarì sono conservati nel Duomo di Napoli.

SantAspreno
San Pietro con Santa Candida e Sant’Aspreno

Sant’Aspreno dei Crociferi fu costruita, insieme con il monastero, nel 1633 a cura di padre Fabrizio Turboli, per poter assistere gli infermi del quartiere. I Crociferi, infatti, soprattutto nel XVII secolo, furono particolarmente presenti negli ospedali e in tutti quei luoghi dove erano presenti persone malate a testimonianza del loro impegno missionario diffuso in tutta Napoli. Inoltre, inizialmente, la chiesa accolse gli studenti che avevano intenzione di prendere i voti prima che il noviziato fosse spostato nella chiesa delle Crocelle al Chiatamone. Dell’antica struttura, però, resta poco o nulla. A causa delle acque piovane parte dell’edificio originale andò ben presto distrutto e lo scheletro che possiamo ammirare oggi fu realizzato nel 1760 dagli architetti Bartolomeo e Luca Vecchione, collaboratori del celebre Luigi Vanvitelli. In questo stesso anno l’incisore e pittore Francesco La Marra realizzò per la chiesa due pale d’altare rappresentanti una la “Pietà” e l’altra “La divina pastorella”. Tra il 1750 e il 1799 il casertano Domenico Mondo, allievo di Francesco Solimena, realizzò invece per l’edificio religioso ben quattro opere: “Morte di san Giuseppe”, “San Carlo Borromeo e san Filippo Neri”, “San Pietro battezza sant’Aspreno” e “Santo martire”. Per comporre queste tele l’autore si rifece a prototipi di Luca Giordano. Tra i tanti artisti che presentarono un progetto di ricostruzione della chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi si ricorda anche quello del napoletano Ferdinando Sanfelice che propose di realizzare un tempio totalmente barocco a pianta stellare.

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sant'aspreno dei crociferi
Interno di Sant’Aspreno dei Crociferi

Oggi l’interno dell’edificio si articola a croce latina con una navata unica e due cappelle laterali per lato. La facciata, preceduta da una scalinata in pietra lavica, presenta numerose decorazioni in stucco chiamate lesene composite, una specie di colonne incorporate quasi totalmente nella parete. La scalinata fu costruita proprio per far sì che l’accesso alla chiesa fosse rialzato rispetto al manto stradale per evitare all’acqua, che si accumulava per le vie, di allagare la chiesa. Interessante è anche il portale che mostra influenze rococò. All’interno invece il complesso presenta, soprattutto sulla cupola, ornamenti geometrici in stile barocco. Oggi però di tutto questo non vi è quasi più tracce, si può ammirare solo uno scheletro vuoto che non riesce a testimoniare i fasti di una volta.

Fonti: Francesco Ceva Grimaldi, “Memorie storiche della città di Napoli”, Napoli, Arnaldo Forni, 1857

Giulia Fusconi, Angiola Canevari, “L’artista e il suo atelier”, Roma, Palombi, 2006

Nicola Spinosa, “Pittura napoletana del Settecento”, Napoli, Electa, 1999

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