Il Maschio Angioino: da 700 anni il simbolo della grandezza di Napoli

Maschio AngioinoIl Castel Nuovo, impropriamente conosciuto anche come Maschio Angioino è uno dei simboli della città di Napoli e domina il complesso di Piazza Municipio.

La sua costruzione iniziò nel 1279 sotto il regno di Carlo I d’Angiò. Il re, sconfitti gli Svevi nel 1266, trasferì la capitale da Palermo a Napoli e volle un castello che non solo celebrasse la sua grandezza ma che svolgesse anche un’importante funzione strategica in quanto vicino al mare. Fin dall’inizio venne chiamato “Castrum Novum” per distinguerlo dai più antichi Castel dell’Ovo e Capuano.

Sotto Roberto d’Angiò il castello fu luogo di cultura dove soggiornarono artisti del calibro di Giotto, Petrarca e Boccaccio.

Con Alfonso I d’Aragona la struttura venne completamente ricostruita e fu innalzato l’Arco di Trionfo. Tale elemento venne eretto tra le due torri che difendono l’ingresso ed è destinato a celebrare, in eterno, il ricordo dell’ingresso di re Alfonso nella capitale avvenuto nel 1443. Un secondo arco si sovrappone al primo, con colonne ioniche binate. Sulla sommità sono presenti le statue delle quattro virtù (Temperanza, Giustizia, Fortezza e Magnanimità) sormontate da un coronamento a forma di timpano semicircolare, dominato dalla statua di San Michele.

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La porta bronzea (1475) del Maschio angioino dove è rimasta conficcata una palla di cannone

La porta, ubicata originariamente all’ingresso del Castello, fu commissionata a Guglielmo Monaco da Ferrante d’Aragona, verso il 1475, in ricordo della vittoria da questi riportata nel 1462 su Giovanni d’Angiò e i baroni ribelli.

Il complesso monumentale è a pianta trapezoidale, formata da una cortina di tufo in cui s’inseriscono cinque torri cilindriche atte a contenere i colpi delle bocche da fuoco del tempo. L’area del cortile, che ricalca quella angioina, è formata da elementi catalani come il porticato ad arcate ribassate e la scala esterna in piperno che conduce alla Sala dei Baroni divenuta famosa per essere il luogo nel quale i baroni che, nel 1487 congiurarono contro Ferrante I d’Aragona, vennero fatti riunire con l’inganno, arrestati e subito condannati a morte.

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La volta della Sala dei Baroni

Come ogni castello che si rispetti non potevano mancare i sotterranei che sono formati da due ambienti posti nello spazio sottostante alla Cappella Palatina: l’uno chiamato “fossa del miglio” ma meglio conosciuto come “fossa del coccodrillo”, l’altro denominato “prigione della congiura dei Baroni”.

La “fossa del miglio” era il deposito del grano della corte aragonese, ma venne utilizzata anche per rinchiudervi i prigionieri condannati a pene più dure. Un’antica leggenda racconta che alcuni detenuti vi scomparivano misteriosamente. Aumentata la vigilanza non si tardò a scoprire la causa delle sparizioni: da un’apertura entrava un coccodrillo che azzannava i prigionieri alle gambe e li trascinava in mare.

Durante il viceregno le strutture difensive vennero ulteriormente potenziate e con l’avvento di Carlo di Borbone il castello venne circondato da fabbriche, depositi ed abitazioni ma perse il suo ruolo di residenza reale divenendo esclusivamente un simbolo della storia e della grandezza di Napoli. Nel primo ventennio del XX secolo iniziarono i lavori d’isolamento del castello dalle costruzioni contigue per ripristinarne l’unicità e recuperare la piazza antistante.

Fonti.
– L. Santoro, Castelli angioini e aragonesi nel regno di Napoli.
– R. Filangieri, Castel Nuovo: reggia angioina ed aragonese di Napoli.
– Sito comune di Napoli.

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