Don Ferrante, il re illegittimo che sfidò i baroni napoletani

Immagine tratta da Storia d’Italia – Fratelli Fabbri Editori, 1965

Sotto il dominio Aragonese, un Re illegittimo oppose resistenza allo strapotere dei Baroni, combattendoli sui campi di battaglia della Basilicata, facendo per un attimo tremare il dominio assoluto della nobiltà napoletana.

La Chiesa di Porta Capuana, la Chiesa del Gesù Nuovo e Porta Capuana sono solo alcune delle opere realizzate sotto il lungimirante dominio di Ferdinando I di Napoli. Figlio illegittimo di Alfonso V d’Aragona, al tempo influentissimo monarca dell’odierna Catalogna, cui madre pare fosse una certa Gueraldona Carlino, nobildonna Napoletana.

Nacque a Valencia nel 1424, ma partì giovanissimo per Napoli con il padre, che lo voleva al comando del nuovo regno del Sud Italia. Ferdinando dimostrò di essere un ragazzo brillante, coraggioso, e divenne presto Cavaliere sul campo di Maddaloni dove Renato d’Angiò-Valois, che era stato sfidato al duello, non si presentò. La legittimazione del giovane Ferdinando passò tra le mani di diversi pontefici: del resto non tutti vedevano di buon occhio l’investitura su un trono importante come quello di Napoli di un bastardo, un figlio illegittimo, anche se di uno dei monarchi più influenti d’Europa.

Alla fine Ferdinando ricevette l’investitura Papale da Papa Pio II e dopo aver arginato un aspro scontro con gli Angioini, anche con l’aiuto degli Sforza di Milano, regnò per un ventennio portando pace e prosperità a Napoli. Ferrante, o Don Ferrante come venne ribattezzato dai Napoletani, emanò varie leggi di stampo sociale che di fatto minavano lo strapotere dei Baroni, favorendo i piccoli artigiani e i contadini. Quest’opera di modernizzazione provocò l’immediata reazione dei Baroni del Regno in Basilicata – Ferrante, del resto, tentò -invano- dissolvere l’intricato sistema feudale che ammorbava il Regno di Napoli e di fatto gli impediva (e gli impedirà diversi secoli dopo) di competere con le altre potenze europee.

Tavola Strozzi, raffigura Napoli durante il Regno Aragonese, trionfante sugli Angioini

La congiura venne sedata, ma la fine del Regno era vicina, Ferrante, avendo sfidato i potentissimi Baroni Napoletani  (ed indi l’intera nobiltà feudale del regno) si ritrovò isolato quando la minaccia proveniva invece dall’esterno (Carlo VIII di Francia stava per calare in Italia) – non ebbe il tempo di vedere il proprio regno invaso, perché morì prima, sancendo, di lì a pochi anni, la fine della sua dinastia.

Ferdinando I ebbe il tempo di realizzare maestose opere a Napoli prima di lasciarla, prima fra tutte la Chiesa del Gesù Nuovo (ove sono conservate le reliquie di Giuseppe Moscati), Porta Capuana (che collegava le antiche mura di Napoli con la strada per Capua).

Alla sua città fece lascito delle proprie riforme, ma venne schiacciato dallo strapotere della nobiltà feudale Napoletana, che continuerà ad essere nodo di disgiunzione del regno, anche sotto i Borbone.

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