Sant’Agostino: protettore dei tipografi, degli occhi e delle orecchie

Sant'Agostino


Sant’Agostino è considerato come uno dei padri fondatori della teologia su cui si basa la Chiesa e della filosofia che influenzò tutti i pensatori, cristiani e laici, fino all’Illuminismo. Non a caso, nella prefazione delle “Confessioni”, opera magna del santo filosofo, l’editore Antonio Livi lo introduce così: “il massimo pensatore cristiano del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell’umanità in assoluto“.

Molti non sanno, però, che Agostino, fino alla piena consapevolezza della propria missione cristiana, fu perennemente combattuto fra piaceri carnali e virtù, fra libertà e dogmi, fra poesia e teologia, contrasti che appaiono vividamente nelle “Confessioni”. Nato a Tagaste, in Africa, nel 354 d.C., Aurelio Agostino fu guidato nel nascente Cristianesimo dalla madre Monica: “Fin dalla mia più tenera infanzia, io avevo succhiato col latte di mia madre il nome del mio Salvatore, Tuo Figlio; lo conservai nei recessi del mio cuore”. Il giovane ragazzo non era, però, consapevole della propria fede e passò infanzia ed adolescenza fra furti e bravate con amici, ricercando piaceri semplici e terreni.

Agostino, d’altro canto, dimostrò subito una predisposizione allo studio al punto che il padre, Patrizio, dopo numerosi stenti e sacrifici raccolse un’ingente somma di danaro per consentire al figlio di intraprendere gli studi forensi nella centralissima Cartagine. La città, ancora in parte pagana, rapì l’anima del giovane con i suoi vizi e svaghi. Agostino iniziò a scrivere e riscosse subito un enorme successo, cosa che gli garantì tutti i lussi e le possibilità che un ventenne potrebbe desiderare: Non feci altro che sedurre e lasciarmi sedurre, ingannato e ingannando, in preda a ogni genere di passioni”. In questo periodo conobbe anche la donna con cui visse in concubinato per quindici anni, anche dopo la conversione. Dal carattere riflessivo, curioso e indagatore nei confronti della vita, il futuro Santo, instancabilmente, continuava a cercare un senso all’esistenza, a frugare nei miti e nelle credenze per cercare la sua strada di fede. Questo lo portò ad unirsi al Manicheismo, eresia molto popolare in quegli anni.

Sant'Agostino, Sandro Botticelli

Sant’Agostino, di Sandro Botticelli

Il vero cambiamento, però, arrivò quando, a 29 anni, Agostino decise di visitare l’Italia, attratto dalla cultura che vi circolava in quei tempi. Qui, a Milano, incontrò Sant’Ambrogio, padre della Chiesa ed allora vescovo della città. Ambrogio divenne un vero e proprio mentore per il giovane confuso, arricchendolo con letture filosofiche e religiose. La conversione di Agostino avvenne quando aveva la simbolica età di 33 anni, in un giardino di Milano. Scrive il Santo che, mentre era lì seduto pensando alla sua amata e al suo peccato, udì la voce di una bambina che diceva “tolle lege” (in latino “prendi e leggi”): spinto dalla voce aprì la Bibbia e gli capitò proprio la prima lettera di San Paolo ai Corinzi, in cui il martire bollava e denunciava la ricerca dei piaceri carnali a discapito della beatitudine. Spinto da questo segno Agostino si fece battezzare dal suo mentore e tornò, dopo qualche anno, in Africa come vescovo di Ippona. Dopo qualche anno di turbamento interiore decise anche, a malincuore, di lasciare la storica amante, di cui però non scrisse mai il nome, dalla quale aveva avuto anche un figlio.

Da allora iniziò la guerra dell’uomo contro ogni tipo di eresia, persino contro il Manicheismo che aveva accolto da giovane. Le “Confessioni” sono il simbolo di questa campagna: un racconto autobiografico in cui le esperienze peccaminose dell’Agostino di un tempo sarebbero servite come monito agli altri cristiani in crisi spirituale. Importante anche “La città di Dio”, in cui viene rimarcata la differenza netta fra i beni materiali e i piaceri carnali “la città di Satana” e i piaceri della conversione e della beatitudine guadagnati dopo la morte nella “città di Dio”. Morì ad Ippona il 28 Agosto del 430 d.C., mentre la sua città veniva assediata dai Vandali, e il suo feretro, salvato dai fedeli alla conquista della città e portato in Italia, riposa nella Basilica di San Pietro insieme agli altri padri della Chiesa. Oggi è considerato il protettore dei tipografi, dei teologi e invocato contro le malattie degli occhi e delle orecchie.


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