Gianfranco Zola, Magic Box: la ‘consegna’ della 10 e quella frase di Maradona


Nacque ad Oliena, in Sardegna (vicino Nuoro), il 5 luglio del 1966. E’ stato un fantasista dotato di tecnica sopraffina, velocità e fiuto del gol, rendendosi celebre anche per le sue abilità balistiche sui calci piazzati. Parliamo di Gianfranco Zola, Magic Box.

Si formò calcisticamente nella propria terra natia giocando con le maglie di Nuorese e Torres (la più antica compagine sarda). Nell’estate dell’89 passò al Calcio Napoli per ben 2 miliardi delle vecchie lire grazie all’intervento dell’allora dirigente azzurro, Luciano Moggi. Nel suo primo anno all’ombra del Vesuvio, vista l’assenza di Maradona prima e di Careca ed Alemao poi impegnati alle qualificazioni mondiali di Italia ’90, l’attaccante sardo iniziò a giocare da titolare in campionato, contribuendo con due gol (uno dei quali decisivo nel 2-1 finale contro il Genoa) alla vittoria del secondo scudetto della storia partenopea (il primo ed unico della sua carriera) e alla conquista della Supercoppa Italiana (1990). Il 17 febbraio del 1991 in occasione di un Pisa-Napoli (1-1) fu insignito della maglia numero 10 ‘consegnatagli’ da Maradona che, al termine di quella stagione, avrebbe abbandonato il club. Il suo sodalizio con la causa azzurra terminò nel ’93 dopo 4 stagioni, 136 presenze e 36 gol.

Successivamente passò al Parma per 13 miliardi di lire. Il suo trasferimento fu visto come un tradimento da parte dei tifosi azzurri a cui però Zola rispose che: “Era stata la società a voler avuto la sua cessione per fare cassa. Tant’è che oltre a me cedettero anche Thern, Ferrara e Fonseca. Non ho tradito nessuno. Anche se hanno voluto farlo credere”. In divisa parmense vinse una Supercoppa UEFA (1993) e una Coppa UEFA (1993-94) distinguendosi come uno dei più talentuosi calciatori del nostro paese. Nel ’96 in seguito all’avvento in panchina di Ancelotti con cui non strinse mai un grande feeling, passò al Chelsea dove trovò un altro italiano: Gianluca Vialli.

La sua esperienza in terra londinese fu di assoluto livello: in 7 stagioni Zola mise a segno 80 reti in 311 presenze passando alla storia anche per un gol di tacco siglato il 16 gennaio del 2002 in occasione di una partita di Coppa d’Inghilterra contro il Norwich, considerato uno dei più belli di sempre. Soprannominato dagli inglesi Magic Box, poco dopo il suo ritorno in Italia (al Cagliari, dove chiuse la sua carriera da giocatore) fu nominato Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE) dalla regina Elisabetta. Sebbene il Chelsea non abbia ufficialmente ritirato la maglia numero 25, nessun giocatore dopo Zola ha mai più indossato tale casacca. Il 29 giugno del 2005 annunciò il suo ritiro ufficiale per intraprendere la carriera da allenatore che, Whest Ham (2008-10) a parte, non fruttò quanto sperato così come la sue esperienza in nazionale. Il suo successo da giocatore però non scaturì per caso…:

“Quando sono arrivato a Napoli guardavo ogni giorno Maradona, sarei un bugiardo se dicessi che sarei diventato lo stesso calciatore senza di lui. Averlo davanti in allenamento è stata una fonte di ispirazione eccezionale. La prima cosa che mi disse non appena mi vide? ‘finalmente ce n’è uno più basso di me…’ “.

Tanti auguri, Gianfranco!

 

 


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