Quando Napoli e il San Paolo portarono l’Italia ai Mondiali: dal tifo ai fischi all’inno

O si vince, o si muore. Altrimenti – citando il presidente della FIGC Carlo Tavecchio – “sarà l’Apocalisse“. Non è una semplice partita di calcio quella di questa sera tra Italia e Svezia. Tutto si deciderà in 90 minuti, gli azzurri dovranno ribaltare l’1-0 del match di andata. Impresa non semplice, perché questa Nazionale non gode della fiducia della maggioranza del tifo italiano, e perché l’attuale commissario tecnico, tra prestazioni incolore e scelte di formazioni discutibili, appare sempre più in bilico.

Lo stadio San Siro sarà tutto esaurito, in nome di un solo obiettivo: tifare l’Italia. La Scala del calcio dovrà dare quel quid in più che è fin qui mancato alla Nazionale di Ventura. E perché no, anche un pizzico di buona sorte, che in questi casi non guasta mai. Quello di stasera, insomma, sarà uno spareggio da vivere con la massima intensità.

Non si tratta però della prima volta assoluta. La Nazionale quattro volte campione del mondo ha già in passato affrontato uno spareggio per accedere al mondiale. Era il 15 novembre del 1997, quando la Nazionale allenata da Cesare Maldini si giocava in casa il pass per Francia ’98, dove poi gli azzurri sarebbero usciti ai rigori contro i padroni di casa ai quarti di finale. Si trattava del primo playoff della storia azzurra.

Dopo un 1-1 in terra russa, il ritorno si giocò allo stadio San Paolo. C’era il pubblico delle grandi occasioni. L’impianto di Fuorigrotta fece registrare il tutto esaurito. Un coro unito, quello dei napoletani, che sostenevano con gran cuore e passione l’Italia. Fu una partita sofferta, vinta per 1-0 grazie al gol di Casiraghi nel primo tempo. In quella partita fu decisivo il pubblico del San Paolo, che trascinò di fatto la Nazionale.

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A 20 anni di distanza da quello spareggio, da quel San Paolo pieno di napoletani che cantavano l’inno di Mameli a squarciagola, cosa è cambiato? Molto, forse tutto. Negli ultimi anni, infatti, una parte del popolo napoletano ha smesso di tifare Italia.

In principio fu durante le partite di Coppa Italia del 2010, quando una parte dello stadio San Paolo fischiò l’inno, che veniva eseguito in quell’occasione per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Poi, nel 2013, quando l’Italia sfidò proprio al San Paolo l’Armenia, per un match di qualificazione a Brasile 2014. Una parte del pubblico, anche in quella circostanza, fischiò l’inno. Episodi che ci raccontano come la questione dell’unità nazionale resti ancora oggi irrisolta, anche nel calcio.

 

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