Juve-Napoli: 40 anni dopo, ancora a Torino per la gloria!


D’imparare e di sognare non si finisce mai. Anzi, a volte è proprio dagli sbagli che si possono trarre le lezioni migliori per continuare a sperare nei propri desideri. Quello del Napoli si chiama Champions League. Lo sta urlando in campo da molti mesi – anche se al momento non ha spaventato nessuno -, lo ha ribadito De Laurentiis alla Lega Calcio non più tardi di lunedì sera. Gli azzurri hanno chiesto la contemporaneità col derby della Capitale per non gettare ombre su possibili combine di fine campionato tra le due romane.

Nel caso in cui i partenopei dovessero perdere a Torino, infatti, a Lazio e Roma basterebbe un pari per approdare matematicamente nella vecchia Coppa dei Campioni. Al momento, però, non li ha ascoltati ancora nessuno, specie il presidente della Juve, Agnelli. Il grande veto sarebbe imposto dalla festa Scudetto già organizzata allo Juventus Stadium e difficilmente procrastinabile. Juve-Napoli, insomma, è cominciata con largo anticipo rispetto al fischio d’inizio, al momento fissato per le 18,00 di sabato.

Se qualcuno attendeva le giocate di Higuain e Mertens da una parte e di Tevez e Pogba dall’altra, rimarrà dunque deluso, al momento su tutti spiccano soltanto le polemiche. Non sono le prime, non saranno le ultime tra due club sempre in netto contrasto. Stavolta, in realtà, hanno ragione entrambi, perché se alla penultima giornata di Serie A si è giunti a questo inasprimento degli animi la colpa è tutta del sistema calcio e della Lega. Ormai, però, il danno è fatto e il Napoli farebbe bene a non lasciarsi distrarre dalle beghe “condominiali”, perché la Champions va conquistata solo ed unicamente sul terreno di gioco.

Già troppe volte questa stagione ha tradito le aspettative, tra l’altro contro squadre ampiamente alla sua portata, figurarsi cosa potrebbe accadere in Juve-Napoli. In fondo la mancata contemporaneità col derby potrebbe essere anche un vantaggio per gli uomini di Benitez, che affronteranno la Vecchia Signora solo 3 giorni dopo la finale di Coppa Italia di stasera, con tanto di turnover e concentrazione non certo a livelli di guardia che ne potrebbero derivare. L’occasione, dunque, è da cogliere al volo: immaginatevi se gli azzurri, dopo tanto rumore per far posticipare Juve-Napoli, dovessero perdere contro le riserve bianconere. Sarebbe l’ennesima figuraccia davanti a un’Italia che non attende altro per ironizzare sulla squadra e la città.

La compagine vesuviana, insomma, non può permettersi di mancare l’ennesimo grande appuntamento, anche perché in questo caso sarebbe l’ultimo. Per giunta proprio un Juve-Napoli di 40 anni fa potrebbe servire da lezione alla truppa partenopea. Nel campionato ’74-’75 sul finire della stagione gli azzurri sognavano addirittura lo Scudetto, in ballo proprio coi bianconeri, primi con appena due punti in più. La sfida decisiva era anche in quell’occasione in casa dei rivali, fra i quali militava un grandissimo ex, Josè Altafini. L’attaccante brasiliano aveva giocato all’ombra del Vesuvio per ben 7 anni, dal ’65 al ’72, realizzando 97 reti. Il Napoli arrivò alla super sfida del 6 aprile 1975 con grande entusiasmo e fiducia, ma alla fine fu punito proprio dal bomber sudamericano, che a due minuti dal termine siglò il definitivo 2-1 per i padroni di casa. Alla fine la Juve si sarebbe laureata campione d’Italia, mentre ai napoletani rimase la magra consolazione del nomignolo affibbiato da quel momento ad Altafini, “core ‘ngrato”.

Stavolta, però, i tifosi azzurri non hanno alcuna intenzione di dover trovare uno stratagemma per consolarsi, anche perché la fantasia, come la pazienza, ha un limite.

 


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