Cani che azzannano i padroni: perché aggrediscono e come non commettere errori

a silhouette of a happy young woman is sitting outside at sunset lovingly kissing her large German Shepherd mix breed dog.


Il cane è la specie animale che più facilmente si affeziona all’uomo instaurando con esso un rapporto di reciproca fiducia. Grazie al suo carattere mansueto il cane è considerato il migliore amico dell’uomo, eppure non è inusuale sentire in TV e leggere sui giornali titoli come: “Padrone aggredito dal proprio cane”, “Bambina sbranata da un pitbull”, “Uomo attaccato da un branco di cani”.

Ma vi siete mai chiesti quando un cane diventa realmente aggressivo?

L’aggressività è un argomento che è stato lungamente studiato in passato e che tuttora desta la curiosità di molti studiosi. Uno dei maggiori esponenti in questo campo è stato lo zoologo Konrad Lorenz che nel corso della sua vita ha dato un grande contributo alla comunità scientifica in termini di etologia partendo da quella animale e arrivando a quella umana. Per Lorenz l’aggressività in generale è comune nel mondo animale tanto quanto nel mondo umano. Gli animali ed in particolare il cane sviluppano due tipi di aggressività: quella da combattimento e quella da caccia.

Nella prima risiede la vera e propria aggressività in quanto individui della stessa specie competono per la propria sopravvivenza e ha un ruolo funzionale in natura. La seconda invece s’instaura tra due individui di specie diverse come ad esempio tra predatore e preda. Se confrontiamo un cane ed un lupo, entrambi animali e quindi entrambi soggetti ad aggressività, notiamo una sostanziale differenza in quanto il lupo è più “selvaggio”, mentre il cane no. Questi due canidi infatti, nonostante siano imparentati tra loro, differiscono proprio per la loro aggressività in quanto i cani nel corso della loro evoluzione hanno deciso di avvicinarsi all’uomo per una questione di sopravvivenza, infatti il cane dipende in tutto e per tutto dal suo padrone traendo il vantaggio di ricevere cibo e cure. Il lupo invece ha evitato il contatto con l’uomo diventando così un “top predator” canino conservando il suo istinto.

L’aggressività infatti non è altro che un istinto, solo che nel caso del cane quest’istinto è stato mitigato proprio dal rapporto con l’uomo, mentre nel lupo no e lo usa per procacciare cibo e scalare la scala gerarchica animale. Da premettere che il cane è una delle poche specie ad essere stata addomesticata molto presto, addirittura da millenni e nonostante tutto l’istinto aggressivo può venire fuori per vari motivi e più precisamente in risposta ad uno stimolo esterno proveniente dall’ambiente. L’aggressività  porta il cane a commettere “Aggressione”  ed esistono vari tipi di aggressione quali:

Aggressione di dominanza e di predominio, di paura, predatoria, di protezione, causata dal dolore, possessiva e provocata da una punizione.

Dai vari tipi di aggressione sopracitati si evince che l’aggressività del cane è principalmente influenzata dal contesto familiare in cui vive, quindi spesso e volentieri il cane assume atteggiamenti aggressivi in risposta ad uno stimolo provocato dal padrone. L’educazione dei nostri amici canini infatti è fondamentale che avvenga fin dalla più tenera età. Quando abbiamo di fronte un cucciolo bisogna instaurare un rapporto di dominanza con esso, senza però usare la forza. In pratica deve capire “chi comanda”. Un altro importante aspetto da considerare è la socialità. Il cane deve poter giocare ed interagire con bambini ed adulti in modo tale che non sviluppi un carattere territoriale e quindi percepire le persone come estranei e intrusi.

Inoltre sgridare il cane si, ma picchiare il cane no, perché utilizzare questo atteggiamento potrebbe suscitare nel cane una risposta estremamente opposta, questo perché il cane “ASSOCIA”. Quest’ultima parola vuole significare che il cane è in grado di collegare suoni, parole e gesti con determinate azioni da eseguire, è proprio grazie all’associazione che il cane riesce ad imparare i comandi, infatti alla parola “pappa” il cane associa il cibo, alla parola “uscire” il cane associa la passeggiata, alla parola “seduto” corrisponde l’azione del sedersi. Il fisiologo russo Ivan Pavlov studiò a fondo questo aspetto del comportamento del cane introducendo il concetto di “Riflesso condizionato” e fece un semplice esperimento.

Usò il suo cane, lo fece entrare in una stanza dov’era presente un campanello. Al cane veniva fatto ascoltare il suono del campanello ed alla fine del suono veniva mostrata una fetta di carne. Queste due azioni Pavlov le ripetè più volte e dopo un po’, il cane cominciò a capire che dopo il suono del campanello arrivava la carne e quindi dopo aver percepito il suono il cane cominciava a salivare, scodinzolare ed abbaiare. Il cane in pratica aveva associato il suono del campanello al cibo e prima ancora di vedere la carne il cane cominciava a salivare e a prepararsi a ricevere il pasto.

Pavlov aveva indotto nel cane il “riflesso condizionato” ossia il cane aveva il riflesso istintivo di salivare ogni volta che sentiva il suono del campanello. Questi riflessi condizionati sono alla base dell’educazione del cane e purtroppo possono crearsi anche in risposta ad uno stimolo negativo. Pavlov infatti voleva dimostrare che il cervello di un cane e similmente anche il cervello umano tende a modellarsi sulla base degli stimoli esterni che riceve. Se il cane viene educato a sbranare oppure se il cane viene bastonato comincerà a comportarsi in un certo modo e di conseguenza rispondere con atteggiamenti aggressivi che possono compromettere il rapporto cane – padrone.

La psicologia canina però suggerisce che un atteggiamento aggressivo di un cane può essere corretto introducendo riflessi condizionati correttivi in sostituzione di altri riflessi condizionati negativi, tuttavia non è sempre possibile recuperare, infatti nei casi più estremi quando la pische del cane è irreversibilmente compromessa gli studiosi consigliano l’eutanasia e quindi l’abbattimento dell’animale (noi prendiamo le distanze da questa soluzione, ma esiste una legge in merito: legge 14-08-1991 n° 281- Art.2 ,comma 6I cani ricoverati possono essere soppressi in modo esclusivamente eutanasico ad opera di medici veterinari, soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità”) .

In conclusione bisogna quindi dire che l’aggressività dei cani spesso si sviluppa per errore del padrone e per evitare ciò il cane deve vivere in un ambiente adatto a lui ed in assenza di violenza infatti la dolcezza e la cura sono gl’ingredienti adatti per ottenere un cane psicologicamente sano e felice, ma soprattutto per farne un amico di vita fidato.

 

Bibliografia:

Konrad Lorenz –“ Sul comportamento degli animali e dell’uomo “- Sull’aggressività

Ivan Pavlov – “The Experimental Psychology and Psychopathology of Animals”


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