Sotto Copertura 2, amore, lacrime e rabbia: finalmente una Napoli “giusta”

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“Avete vinto voi, ha vinto lo Stato”.
Così Michele Zagaria, il Capo dei Casalesi, clan originario della provincia di Caserta, il 7 dicembre 2011 si arrendeva alla polizia finendo in manette dopo una latitanza di 17 anni. La storia, o meglio la cronaca, del suo arresto e degli ultimi scampoli della sua “libertà”, è stata raccontata da Sotto Copertura, la fiction in quattro atti andata in onda su Raiuno e terminata ieri con l’ultima, grande puntata.

La serie ha ottenuto ascolti importanti. Cast eccezionale, da Alessandro Preziosi, calatosi perfettamente nei panni del boss perfido e astuto, fino al giovane Erasmo Genzini, che ha interpretato il personaggio di Nicola con sapiente dimestichezza, riuscendo a calibrarsi in un ruolo che lo costringeva a stare costantemente tra due fuochi.

Sotto Copertura, dicevamo, ha emozionato e commosso gli spettatori. Li ha emozionati perché ha ricordato una grande vittoria della giustizia, che è stata una vittoria di Napoli, di Caserta e di tutta la Campania, e li ha colpiti perché anche nelle parti più romanzate gli autori hanno mantenuto equilibrio e raziocinio. L`immagine che emerge della nostra terra, infatti, è nient’altro che la verità: una partita tra bene e male, il bello e il cattivo tempo, e non solo una carneficina e un’anarchia come invece si evince da altre serie televisive anche più famose.

L’empatia, la paura, la speranza, la redenzione di alcuni, la collaborazione di altri: combattere la camorra significa combattere insieme.  Significa essere un’orchestra che continua a suonare nel silenzio del vuoto, nella solitudine e nell’assenza di partecipazione. Perché servirebbe la massa per sconfiggere un male così grande, servirebbe la ribellione generale. Eppure, con l’aiuto di pochi ma “giusti”, si possono comunque raggiungere dei successi, dando una scrollata qua e là al cancro della nostra terra. E’ questo “stare insieme”, tipico dei napoletani, che la fiction ha voluto trasmettere riuscendoci in pieno.

Le scene finali, che hanno ripercorso il trionfo della legalità con la presa del bunker di Casapesenna in cui si nascondeva Zagaria, e gli applausi della gente all’uscita di questo, accompagnato dal super poliziotto Pisani, hanno creato un mix di malinconia e felicità. E’ un messaggio forte e chiaro che dice: “anche noi possiamo vincere”. 

La camorra è ancora un seme di violenza, morte e ignoranza, ma è bello credere (e credere in questo caso significa ricordare, non illudersi) che da ciascuna di queste piccole vittorie passate, e magari future, possa nascere un fiore di libertà e di amore.

E allora, un applauso a Sotto Copertura, che ha restituito allo spettatore una terra unita (da Napoli a Caserta) contro lo stesso male. Non solo collusioni e prevaricazioni, non solo omertà e silenzio: questa terra è anche empatia e coraggio.

Che sogno sarebbe renderla libera.

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