La testimonianza: “Al Nord ero incurabile, in Campania mi hanno salvato la vita”

Una lettera di ringraziamento per l’ospedale Rummo di Benevento e per il dottor Huscher quella di un paziente pugliese affetto da un grave tumore.

L’uomo, 53enne di Lecce, ha raccontato ai colleghi di ntr24.tv la sua storia, spiegando che medici sanniti gli hanno dato una nuova speranza di vita.

Non fa notizia quanto il male, ma il bene esiste se lo sappiamo guardare con occhi attenti. Alle denunce, per esempio, di episodi di malasanità si potrebbe contrapporre un mondo di cose belle e importanti che avvengono in questo campo, anche nel Sud Italia, frutto del costante impegno e dedizione di tante valide professionalità presenti in alcune strutture. La mia esperienza ne è una testimonianza. Ritengo che sia importante divulgarla al fine di prendere maggiore coscienza di quanto c’è di buono nei nostri territori“, inizia così il suo racconto.

Un tumore al retto con metastasi al fegato operato a Milano e dopo alcuni cicli di chemioterapia i medici hanno evidenziato una recidiva in sede rettale. In seguito è tornato in sala operatoria nel nosocomio milanese e la sentenza fu: “Recidiva non operabile”.

Dopo varie trafile l’uomo ha contattato il professore Cristiano Huscher, direttore di Chirurgia generale e oncologica presso l’ospedale “Rummo”: “Ha subito capito la gravità della situazione – ha raccontato – e il giorno dopo il mio ricovero sono stato operato d’urgenza dall’equipe diretta dal professore Huscher con asportazione di 4 metastasi e di un pezzo di intestino. Sono stato giudicato fuori pericolo. Dopo tre giorni ho ripreso a mangiare. Ovviamente devo fare altri interventi, ma mi è stata data una nuova possibilità di vita. Non ho parole per descrivere il mio stato d’animo“.

In quest’ospedale ho avuto modo di apprezzare la professionalità e la cortesia di tutto il personale ospedaliero, – ha continuato l’uomo – disponibile in ogni momento, ma anche l’elevato grado di comfort del reparto in cui non mancano spazi per la socializzazione tra pazienti. La mia storia potrebbe essere quella di tanti altri che cercano i luoghi della speranza anche lontano dai loro territori e non colgono l’opportunità a un centimetro da loro. La mia testimonianza è rivolta alle famiglie che si ritrovano spesso nelle condizioni di dover affrontare durissime prove, ma anche alle istituzioni perché favoriscano i percorsi della buona sanità, promuovano le eccellenze e creino intorno ad esse le strutture capaci di sostenerle. Il bene funziona se si sa propagarlo“.

Una testimonianza preziosa di come al Sud ci siano medici bravi e scrupolosi.

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