Sacchetti biodegradabili per la frutta: perché non bisogna portali da casa

Dal 1 gennaio 2018  i sacchetti per imbustare frutta e verdura al supermercato, sono a pagamentoUna decisione emessa dal Ministero dell’Ambiente che ha fatto parecchio rumore in tutta Italia. Tale decisione non è stata ben accettata da buona parte dei consumatori che per cercare di evitare il modico costo di 2 cent a sacchetto ha cercato di trovare degli escamotage, tuttavia inefficaci.

Un’altra trovata è quella di portare buste da casa per metterci dentro frutta e verdura ma è ancor più sbagliato. Tale scelta non va presa in considerazione perché i sacchetti portati da casa pur non essendo visibilmente sporchi presentano dei microbi invisibili e possono favorire lo sviluppo di microrganismi indesiderati.

I batteri estranei sono capaci di provocare, in alcuni casi fortunatamente non comuni, patologie a elevato tasso di mortalità. Un documento che da man forte a tutto ciò è quello pubblicato dal CEIRSA Piemonte che dice: “Le modalità, il numero di persone coinvolte e gli alimenti implicati nelle tossinfezioni alimentari si sono evolute col tempo. Nel passato le malattie alimentari si manifestavano sotto forma di epidemie che coinvolgevano un numero elevato di persone ed erano soprattutto legate a prodotti di origine animale.

Oggi il quadro epidemiologico è cambiato: le epidemie classiche si sono notevolmente ridotte, sostituite da focolai infettivi costituiti da un numero minore di soggetti coinvolti, e quindi più difficili da individuare, causati non più solo da alimenti di origine animale ma anche da altre tipologie di cibi, ritenuti fino a poco tempo fa improbabili veicoli di infezione, come frutta e verdura”.

Per questo motivo in particolare non bisogna portare sacchetti da casa per metterci dentro frutta e verdura.

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