Napoli, sgomberato dagli scogli un senzatetto: “Non mi ha voluto neanche il mare”

Gli agenti dell’Unita’ Operativa Chiaia hanno partecipato alle operazioni di demolizione dei manufatti abusivi sul Lungomare di Napoli (come ormai sta avvenendo da diversi giorni) in collaborazione con la Capitaneria di Porto. Durante le operazioni gli agenti si sono occupati di un senzatetto che da anni viveva sugli scogli di Mergellina, in un ricovero di fortuna, lontano dai familiari, riuscendo a ricongiungerlo con gli stessi.

I figli dell’uomo, infatti, sono stati contattati dagli agenti che, con la collaborazione dei servizi sociali, sono riusciti a ricongiungere, in particolare, l’uomo con la figlia che non vedeva da più di 10 anni. Le operazioni di demolizione, quindi, hanno riguardato anche il capanno dove trovava ricovero il senza fissa dimora che ora è accolto in casa dalla figlia su citata.

A raccontare bene la storia dell’uomo è il Corriere del Mezzogiorno. Antonio (questo il suo nome) ha vissuto per otto anni sugli scogli e all’intervento della Capitaneria, pronta a smantellare la sua “abitazione” non ha reagito bene, ma l’unica cosa che ha fatto è mettersi le mani al volto e piangere. In fondo gli stavano togliendo tutto quello che aveva.

Durante lo sgombero viene trovato un documento che riporta al passato di Antonio, andato via anni fa da una struttura di ricovero. Proprio sul suo passato, fa chiarezza un pescatore che sembra conoscerlo bene: “Odia la moglie ed ha due figli, una ragazza ed un ragazzo, che però non vede da tempo. Prima di finire in strada viveva in una casa a Poggioreale. Di mestiere è imbianchino. Sente poco e non vede quasi nulla da un occhio“.

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I servizi sociali, arrivati sul posto, contattano prima il figlio maggiore, ma questo non vuole saperne nulla del padre. Antonio, intanto, è sempre più amareggiato per quello sgombero ritenuto ingiusto. Ad un cuoco, che si avvicina per portargli un panino, Antonio parla della sua gioventù, del suo matrimonio con Maria, spiega come viveva sugli scogli (molto meglio dei binari della stazione, secondo lui), in quanti lo hanno aiutato, ma ora è tutto finito. “Non mi ha voluto neanche il mare“, avrebbe detto.

Ma uno spiraglio di luce si è aperto improvvisamente. Sempre gli assistenti sociali sono riusciti a contattare la secondogenita di Antonio, quella Stefania che non vedeva dalla Prima Comunione e alla quale, come detto, è stato affidato. Un abbraccio commovente, testimoniano i presenti, che riaccende improvvisamente la vita di un uomo emarginato e che nel giorno del suo 55esimo compleanno (è anche il suo onomastico) riceve, forse, il regalo più bello che si potesse aspettare.

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