Tari gonfiata: come capire se si ha diritto al rimborso e come ottenerlo

Siamo in periodo di Tari, la tassa dei rifiuti che spesso è un conto salato da pagare. C’è però chi paga in eccesso e può ottenere un rimborso, vediamo come.

COME SI CALCOLA LA TARI

Il calcolo della Tari cambia a seconda del comune di residenza o domicilio. Esistono due tariffe, però, quella variabile e quella fissa. Quella fissa riguarda l’unità immobiliare, ovvero la superficie e la composizione del numero familiare; la variabile riguarda il numero di persone che occupano l’utenza, il calcolo di quanti rifiuti vengono prodotti per persone in media. L’errore del Comune ricade solitamente nel gonfiare la Tari proprio nella quota variabile.

COME CAPIRE SE LA TARI È GONFIATA

Bisogna leggere attentamente gli avvisi di pagamento e verificare, in caso di pertinenze, che la quota variabile applicata risulti pari a zero euro. La Tari generalmente riporta un riepilogo dell’importo da pagare, le istruzioni per il versamento e il dettaglio delle somme. Proprio in quest’ultima parte vengono indicate le quote fisse e quelle variabili. La variabile deve essere presente solo per l’abitazione e non per le pertinenze.

COME POSSO OTTENERE IL RIMBORSO

Il contribuente dovrebbe chiedere al suo Comune il rimborso di quanto pagato in eccedenza o una compensazione sulla bolletta dell’anno seguente. L’istanza può essere presentata entro cinque anni dal giorno del versamento e il Comune ha 180 giorni di tempo dalla presentazione della richiesta di rimborso per procedere a rideterminare la tariffa. Se il rimborso viene rifiutato il contribuente ha 60 giorni di tempo per chiedere il ricorso alla commissione tributaria provinciale territorialmente competente. Se la gestione del pagamento della Tari è affidata ad una società esterna l’istanza per il rimborso va presentata a quest’ultima e non al Comune.

Secondo diverse associazioni di consumatori sembra che la Tari sia stata gonfiata in diversi comuni, tra questi anche Napoli.

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