Vigilante morto dopo mesi di agonia. La figlia: “L’ergastolo è troppo poco”


Ancora non si danno pace i familiari di Gennaro Schiano, il vigilante morto dopo quattro mesi di agonia. L’uomo di 64 anni ha pagato con la vita un rimprovero fatto a un 18enne riguardo la seduta sul treno della Cumana, in cui quel giorno prestava servizio.

La figlia dell’uomo morto in ospedale ha rilasciato alcune dichiarazioni a La Repubblica: “L’ergastolo è troppo poco per il dolore che ci ha causato, vogliamo giustizia per papà”. Infatti ora il ragazzo che ha causato la frattura del cranio del vigilante a causa di un calcio sferrato con ingiustificata rabbia, rischia l’accusa di omicidio.

Sulla vicenda si è esposto anche Giuseppe Alviti, presidente emerito dell’Associazione nazionale guardie particolari giurati: “Gennaro Schiano è morto due volte per l’aggressione e perché lo Stato non lo ha saputo proteggere. Da tempo chiediamo attenzione da parte delle istituzioni per la condizione a rischio degli operatori della sicurezza”.


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