Falsi incidenti a Napoli, i casi diventano diecimila: coinvolti anche Comune e Poste

Numeri impressionanti quelli che emergono dall’inchiesta sui falsi incidenti stradali, e gli stessi potrebbero ulteriormente lievitare. Infatti, se già si è passati da 2800 a diecimila falsi incidenti accertati, non è difficile pensare che ulteriori sviluppi potrebbero portare all’aggiornamento dei numeri. I falsi incidenti, nelle mani di diversi giudici di pace d’Italia, spiegherebbero le maggiorazioni dei premi a Napoli, con risarcimenti da centinaia di migliaia di euro chiesti solo per i veicoli e che sarebbero finiti nelle tasche del capo dell’organizzazione a Malta sul quale potrebbe presto pendere l’accusa di riciclaggio.

Quindi l’inchiesta, dopo le indagini della polizia municipale di Napoli e le segnalazioni di diversi avvocati, potrebbe aprire nuovi scenari, oltre a quelli di associazione per delinquere, truffa, falsa testimonianza, riciclaggio. Ben 18 gli avvocati finiti ai domiciliari, mentre altre sette persone sono finite dietro le sbarre e ieri sono state protagoniste dei primi interrogatori. Per l’accusa il capo dell’organizzazione è Vincenzo Cocozza, titolare di una agenzia di pratiche automobilistiche, che in primis gestiva un ampio pacco di falsi testimoni che in cambio ricevevano 100 euro. Il restante del risarcimento era tutto per l’organizzazione che, a differenza di altri, usava un sistema semplice per il quale servivano solo i testimoni e le targhe delle auto di ignari automobilisti.

Dalle indagini è uscito fuori che ad essere coinvolte nella truffa sono state anche auto appartenenti al Comune di Napoli, all’Asia e a Poste italiane. Inoltre, alcune agenzie assicurative stanno fornendo diversi dati già raccolti da tempo e che metterebbero in evidenza l’attività di testimonianza ricorrente di alcuni testimoni, aiutati dall’assenza di un registro ufficiale che, invece, potrebbe permettere verifiche fin dalle prime fasi dei procedimenti.

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