Milano, clonano biglietti e li rivendono: nessuno si indigna. Se fosse successo a Napoli?

I trasporti pubblici di Milano travolti dallo scandalo. Rinomati per essere tra i migliori, se non proprio i migliori in Italia, mostrano tuttavia anch’essi una falla che ha a che fare con la disonestà e un danno economico incalcolabile.

Ma che cosa è successo? È il Corriere della Sera a ricostruire la vicenda e a spiegare come i dipendenti dell’azienda e gli edicolanti siano riusciti a clonare i biglietti, rivenderli, e mettersi in tasca il bottino. Una truffa scoperta dopo ben 8 anni e resa possibile dai sistemi informatici imperfetti. Alcuni dipendenti hanno potuto allora creare una vera e propria stamperia clandestina, che stampava biglietti sfruttando un bug del sistema e consentendo di accumulare una scorta di tagliandi non contabilizzati, perfettamente uguali agli originali.

Una modalità che ricorda un po’ il film La banda degli onesti, solo che al posto dei napoletani Totò e Peppino, che non usarono mai le banconote false, abbiamo truffatori milanesi che invece non si sono fatti problemi di coscienza.

Solo il caso ha consentito di scoperchiare il proverbiale vaso di Pandora: una guardia, nel pomeriggio del 3 febbraio 2018, nota in una stanza di servizio un grosso fagotto. Lo apre e scopre biglietti vergini, avvolti in uno straccio, ben nascosti. La guardia aveva scoperto, insomma, il nascondiglio segreto che consentiva ai delinquenti di stampare abusivamente i biglietti e venderli privatamente, sottraendo gli incassi al Comune di Milano.

I tagliandi venivano venduti nelle rivendite ATM e nelle edicole, due canali paralleli perfettamente tenuti in piedi da quella che, a noi, sembra nient’altro che un’associazione a delinquere. I biglietti clonati, tra l’altro, potrebbero essere ancora in giro e non ci sarebbe modo di ritirarli dalla circolazione.

Una prima stima parla di 70mila euro di danni in otto anni, ma è lo stesso Corriere a non crederci. Sono gli altri dipendenti a raccontare, quelli onesti, che un collega andato in pensione è riuscito ad aprirsi un bed and breakfast, mentre uno degli indagati sarebbe proprietario di una villa con 10 stanze fuori Milano: forse un po’ troppo per un ex stipendiato di un ATM Point.

La stima della truffa del Corriere è ben altra: a Lodi fu scoperto un edicolante che stampava biglietti clonati con lo stesso sistema. In soli sei mesi si è messo in tasca 140.536 euro, cioè il doppio di quanto avrebbero prodotto a Milano in otto anni. Evidentemente, la truffa era ben più redditizia.

E l’indignazione per quanto accaduto, soprattutto a mezzo stampa? I servizi infiniti al telegiornale e le trasmissioni interamente dedicate al fenomeno? Non pervenuti, forse perché la “capitale morale d’Italia” non si può toccare. Non è Palermo, non è Reggio Calabria, non è soprattutto Napoli.

Un imprenditore lombardo, poco tempo fa, ha affermato che “Antropologicamente il napoletano vuole salire gratis sui mezzi pubblici”: potremmo allora dire che il milanese voglia “antropologicamente truffare il datore di lavoro”? No, non sarebbe né giusto né vero, non lo possiamo dire perché faremmo torto a centinaia di migliaia di milanesi onesti, la quasi totalità.

Peccato, tuttavia, che lo stesso trattamento non sia riservato ai napoletani, per i quali non si fa altro che attendere l’occasione giusta per infangarli ed insultarli. Parità di trattamento: è così fuori dal mondo chiederla?

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