Auguri al Nuovo Teatro Sanità, un’importante realtà ignorata dalle istituzioni pubbliche



Ieri, 11 maggio, il Nuovo Teatro Sanità, situato nel cuore dello storico e omonimo rione partenopeo, ha compiuto due anni. Un’unica sala allestita dai ragazzi all’interno dell’ottocentesca chiesa di Piazzetta San Vincenzo: questa è, per adesso, la sede del Nuovo Teatro Sanità, un progetto ambizioso, e sicuramente di sfida, diretto da Mario Gelardi e tenuto in vita attraverso il sostegno dello scrittore Roberto Saviano, della parrocchia di Don Antonio Loffredo e soprattutto di un pubblico sempre più in crescita.

Nato con l’obiettivo di essere una nuova casa della drammaturgia italiana, quello spazio  sperimentale e di apertura in cui le compagnie emergenti possano esprimere i loro linguaggi, il Nuovo Teatro Sanità è anche un luogo votato all’impegno civile in un territorio in cui domina criminalità e dispersione scolastica e in cui forte è il bisogno di cambiare le cose. Quest’ultimo, infatti, incarnando un’idea più europea di teatro, si mostra come una casa- teatro, una residenza sempre aperta e non soltanto ai ragazzi difficili della Sanità. Inoltre, ascoltando il direttore artistico, si comprende che nel programma, di per sé molto variegato e ricco di iniziative, sono inclusi anche progetti che si spostano geograficamente dal rione, allo scopo di non limitare l’attività del teatro solo a tale zona. In tal senso, risultano emblematici il progetto Do not disturb, che si svolge nelle camere dell’Hotel Parker, e altre performance nella Galleria PrimoPiano. Affinché tutto questo possa concretarsi, al di là dell’entusiasmo e della professionalità, sarebbe necessario poter contare sull’appoggio economico del Comune di Napoli, ad esempio, o di altri enti pubblici, cosa che effettivamente non sussiste: il Nuovo Teatro Sanità non solo non percepisce alcun tipo di fondi ma è lasciato completamente solo anche nella gestione dei servizi minimi.

«Noi non chiediamo fondi al Comune o alla Regione – come ci spiega Gelardi – noi chiediamo servizi minimi: la nettezza urbana, degli autobus navette, un maggiore controllo del territorio, l’apertura dell’ascensore della Sanità… nemmeno dei cartelli stradali, le indicazioni di dove si trova il teatro, siamo riusciti ad ottenere. Pur avendo fatto regolare richiesta al Comune, solo dopo un anno ci hanno risposto di sì, che ne avevamo diritto, ma che non essendoci soldi non li potevamo avere».

Insomma, pare proprio che il Nuovo Teatro Sanità, nonostante la disattenzione delle istituzioni pubbliche, sia una delle attuali realtà napoletane più interessanti e, perciò, non possiamo che augurargli lunga vita e inviargli un grande in bocca al lupo per tutto!


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