Cronaca

La cronaca dell’area Vesuviana

L’area del cratere principale della Solfatara di Pozzuoli è quello che più viene additato per la sua pericolosità, ma ci sono tanti altri piccoli crateri (e zone) che sono parimenti pericolosi per i loro gas e vapori. Uno di questi “nuovi” pericolosi punti si trova non troppo distante dal luogo dove nel settembre del 2017 persero la vita tre persone: padre, madre e figlio di 11 anni, morti in seguito alle esalazioni. Nel mirino, sin dal primo momento, finì la messa in sicurezza dell’area e la sua accessibilità, questioni sulle quali si attende il resposno dei periti nominati dal Gip di Napoli.

Proprio la “sicurezza” viene nuovamente messa in dubbio, visto che questo cratere individuato è facilmente raggiungibile, “difeso” solo da un cancelletto di recente installazione. L’area, come riporta Il Mattino, sarebbe stata già da tempo individuata da alcuni ex dipendenti della Solfatara che ne avrebbero denunciato la pericolosità per la sua vicinanza ad un campo di calcetto. In particolare, Mauro Stanzione, proprietario del bar alla Solfatara, ha dichiarato: “Fangaie e soffioni ad alta pressione rendono questo posto identico alla Solfatara, che è a poco più di 200 metri di distanza. Chiediamo chiarezza e sicurezza per tutti. Ci chiediamo come mai non si stia agendo per mettere in sicurezza anche questo sito“.

Foto: Ciò che vedo in città – SMCV

Caserta – Incidente al Centro Commerciale Campania, dove una Fiat Panda di colore nero si è ribaltata all’interno del parcheggio. Il fatto è accaduto questo pomeriggio, intorno alle 15:00. In seguito al ribaltamento della vettura, sono stati necessari i soccorsi del 118.

Una donna è stata trasportata all’ospedale di Caserta. Non si ancora nulla sulle sue condizioni di salute. Ancora da chiarire la dinamica dell’incidente, tanto più che appare molto singolare essendo avvenuto all’interno di un parcheggio. Una distrazione alla guida potrebbe essere stata decisiva.

Foto: Ciò che vedo in città – SMCV

A distanza di circa 1 anno da quella violenta aggressione al giovane Arturo è arrivata oggi la sentenza degli aggressori: i tre imputati sono stati condannati. A condannare i tre ragazzi è stato il giudice del Tribunale dei minori di Napoli: agli imputati sono stati dati nove anni e tre mesi. Tentato omicidio e rapina sono le ipotesi che hanno spinto il giudice ad eseguire la condanna di primo grado. L’aggressione ad Arturo è avvenuta circa un anno fa a via Foria.

Da allora, la madre non si è persa di coraggio e ha denunciato, insieme al figlio, l’accaduto a tutti i giornali e televisioni nazionali.

Giorgio Mazza è stato ritrovato. Quest’ottima notizia arriva direttamente dalla Germania. Il giovane 21enne, residente a Somma Vesuviana è stato ritrovato a Stoccarda. La famiglia è stata prontamente avvisata dalle autorità tedesche. Giorgio fortunatamente sta bene. Non si avevano sue notizie da 5 giorni. L’ultima a sentirlo era stata la sorella, telefonicamente. Giorgio le aveva detto che si sarebbe fatto sentire ma così non è stato.

Il ragazzo lavora come aiuto cuoco in un ristorante ad Augusta in Germania e sta attraversando un periodo di fragilità. La sua scomparsa è stata annunciata su tutti i social e dal programma “Chi l’ha visto?”. Ora la ricerca si è conclusa felicemente.

ispettorato del lavoroAvellino – I carabinieri del gruppo investigativo di Avellino su mandato del gip del tribunale irpino, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare degli arresti domiciliari, nei confronti di R. P., capo dell’ispettorato interregionale del Lavoro di Napoli. Il dirigente sarebbe responsabile di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio.

R. P. avrebbe fatto assumere il figlio ingegnere in un’azienda chiudendo in cambio un occhio sulle irregolarità riscontrate nei rapporti di lavoro dell’azienda in questione. Nella stessa misura cautelare è disposto anche il sequestro di beni per circa 2 milioni di euro a carico di un imprenditore di Avellino a capo di un’azienda che opera nel settore delle costruzioni e di un altro imprenditore, amministratore delegato di una società di servizi e di fornitura di manodopera. 

I beni immobili sequestrati si trovano presso  diversi comuni delle provincie di Avellino, Napoli e Salerno. Sequestrati anche diversi conti correnti. Una trentina sono stati sequestrati ai due imprenditori indagati per concorso al reato contestato al funzionario pubblico finito agli arresti domiciliari. 

L’indagine è partita da una serie di accertamenti che i carabinieri di Avellino avevano avviato sui dipendenti delle due società. Molti di questi erano stati ricattati e costretti ad accettare transazioni in caso di chiusura del rapporto di lavoro, o condizioni contrattuali inferiori alle prestazioni richieste dietro la minaccia del licenziamento. L’alto dirigente dell’ispettorato del lavoro, in cambio dell’assunzione del figlio ingegnere in una delle due società coinvolte, avrebbe omesso di trasmettere informazioni importanti che avrebbero consentito ai lavoratori riuniti in cooperative di far valere i propri diritti. 

Catacombe di San Gennaro

Catacombe di San GennaroLa questione economica sulle Catacombe di San Gennaro e San Gaudioso sta tenendo in apprensione i tanti ragazzi della cooperativa La Paranza che hanno deciso di rivolgersi direttamente a Papa Francesco. Nei giorni scorsi il card. Ravasi, presidente della pontificia Commissione per l’archeologica sacra e il pontificio Consiglio per la cultura, ha incontrato il card. Sepe ed ha chiesto, secondo quanto stabilito in una convenzione, la metà degli incassi (circa 700mila euro) degli ultimi undici anni.

Nella lettera aperta al successore di Pietro, i ragazzi de La Paranza, che hanno lanciato anche una petizione a sostegno della loro causa, definiscono “economicamente insostenibile” la richiesta, tanto da mettere a rischio la sopravvivenza della stessa cooperativa.

L’avventura de La Paranza, nel sito del rione Sanità, inizia nel 2008 quando, supportati dal parroco don Antonio Loffredo, venne richiesto l’affidamento delle Catacombe “con l’obiettivo di riqualificarle ed aprirle al grande pubblico“. La missione è più che riuscita visto che in undici anni si è passati da 5mila a circa 150mila visitatori l’anno. Un impegno grande supportato anche da investimenti privati, con Fondazione con il Sud che sostenne il progetto con un investimento iniziale di 500 mila euro.

Con quei soldi venne realizzato un moderno impianto di illuminazione, la ristrutturazione dei locali della biglietteria, l’abbattimento delle barriere architettoniche e soprattutto si pensò alla formazione dei ragazzi che, imparando inglese e francese, iniziarono da subito ad offrire visite guidate agli stranieri.

Un progetto vincente, attraverso il quale “la cooperativa dà oggi lavoro a 50 giovani, tra i quali anche alcuni con trascorsi difficili, e produce le risorse necessarie per garantire al sito una adeguata manutenzione ed un costante flusso di investimenti in restauri e migliorie che in questi anni hanno superato l’incredibile cifra di 2 milioni di euro“.  “L’esperienza delle Catacombe di Napoli  – continua la lettera – è oggi considerata a livello internazionale un modello da seguire per la valorizzazione dell’enorme patrimonio artistico di cui il nostro Paese è ricco. Quando il proprietario, che sia la Chiesa o lo Stato, non ha le risorse necessarie per gestire queste ricchezze, può essere la società civile ad organizzarsi per garantirne la fruizione“. Le Catacombe “sono innanzitutto patrimonio del Rione Sanità” e “questo successo non è un caso“, spiegano i ragazzi al Papa. Le tante persone impegnate nel progetto, nel corso degli anni, sono state capaci “di trasmettere a sponsor ed ai visitatori l’enorme valore sociale di quel luogo” interrompendo “l’isolamento culturale del quartiere che durava da secoli“.

Gli ingenti investimenti effettuati in quel sito grazie a risorse di sostenitori privati e degli incassi della biglietteria costituiscono già una adeguata ricompensa per la disponibilità del sito. Siamo tuttavia convinti che il corrispettivo più importante che i ragazzi delle Catacombe assicurano quotidianamente sia quello di rappresentare al meglio i valori di una Chiesa che sostiene la speranza attraverso scelte concrete“, viene ancora scritto nella lettera. Infine, l’accorato appello a Francesco: “La Commissione Pontificia di Archeologia Sacra sappia rivedere le proprie richieste, riconoscendo il valore sociale e simbolico della rinascita delle Catacombe di San Gennaro e quindi del Rione Sanità. Siamo sicuri che, anche nel rispetto delle regole del Vaticano, si possano trovare soluzioni idonee a garantire il prosieguo di questa straordinaria esperienza che è innanzitutto sociale ed umana“.

Per firmare la petizione a sostegno dei ragazzi de La Paranza, cliccare qui

Si è costituito il ladro che, fuggendo insieme ai suoi complici, ha provocato la morte del carabiniere Emanuele Reali. Dopo due giorni di latitanza, con le forze dell’ordine che gli tenevano il fiato sul collo, Pasquale Attanasio, 24enne di Napoli, si è consegnato ai carabinieri di Caserta alle 21,30. Attanasio è il quarto componente della banda di topi d’appartamento che il 6 novembre scorso, dopo un colpo, vennero inseguiti da Reali, con quest’ultimo che perse la vita travolto da un treno.

L’uomo deve rispondere di concorso in furto in abitazione, resistenza a pubblico ufficiale e morte come conseguenza di altro reato. Gli altri tre componenti erano già stati fermati e ieri sono state stabilite le misure cautelari. Intanto oggi alle 15 sono previsti i funerali del vice-brigadiere, che lascia moglie e due figli, nel comune casertano di Piana di Monte. Saranno presenti anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e il Comandante Generale dell’Arma dei carabinieri Giovanni Nistri.

Per i ladri d’appartamento, la cui fuga ha portato alla morte del carabiniere Emanuele Reali, arrivano le misure cautelari stabilite nell’udienza di convalida dei fermi. Il giudice, per il più giovane Cristian Pengue 20 anni, che avrebbe fatto da palo, ha stabilito l’obbligo di dimora a Napoli; mentre per gli altri due, Pasquale Reale (30) e Salvatore Salvati (44), sono stati disposti gli arresti domiciliari. Intanto le forze dell’ordine cercano il quarto componente della banda che, martedì scorso, ha svaligiato un appartamento a Caserta.

Avvistati da Reali, che non era in servizio, i ladri sono stati inseguiti, ma la vicenda si è conclusa tragicamente per il carabiniere rimasto ucciso sotto ad un treno. Quando i tre ladri sono stati fermati, nella loro auto sono stati trovati anche diversi pezzi della refurtiva, oltre a diversi arnesi da scasso. Per loro l’accusa è di furto pluriaggravato e resistenza. I loro avvocati hanno chiesto i termini a difesa e torneranno davanti al giudice a dicembre. Per Reali, che lascia moglie e due figli, i funerali sono stati fissati domani alle 15 presso la chiesa di Piana di Monte Verna, paese di origine della moglie.

stese

steseI preti del IX decanato della Diocesi di Napoli (che si estende nella periferia orientale) non ci stanno a chinare il capo davanti all’abbandono delle loro zone da parte dello Stato ed “alzano la voce” in una lettera indirizzata anche a Matteo Salvini. La missiva, firmata da 28 parroci e rivolta anche ad altre autorità, è stata presentata in occasione dell’apertura dell’anno pastorale nella chiesa di San Giovanni Battista, dove la settimana scorsa, nel corso di un agguato, si sono registrati un morto ed un ferito.

Ma per i sacerdoti oltre la violenza c’è una questione ancor più grave: l’abbandono e il degrado che questo comporta. “Nel nostro territorio una cosa più grave della violenza è il degrado, il letto nel quale il fiume della malavita scorre tranquillamente invadendo le nostre strade – viene scritto nella lettera – mentre la violenza ha i suoi fautori (malavitosi, violenti, balordi, arroganti), il degrado è conseguenza di un abbandono sistematico da parte degli uomini di potere, delle politiche miopi o cieche, dell’assenza reiterata di interventi per riorientare le tendenze negative e guidare la popolazione“.

Napoli Est è da tempo scenario di stese e altri atti illeciti, per non parlare della totale mancanza dei servizi. Una situazione insostenibile che ha spinto i preti a scendere in campo accanto a chi sente in modo costante la “solitudine istituzionale“, alla quale si aggiungono rassegnazione e paura. Quest’ultima, si legge nella lettera, è quel “sentimento che paralizza, che non rende possibile alcuna reazione per uscire dall’oppressione o dalla condizione di malessere“. “Dobbiamo uscire dalla solitudine imparando a fare rete – continuano i sacerdoti – a partecipare alle iniziative promosse sul territorio, per denunciare il degrado e la violenza, appoggiandoci gli uni agli altri. Insieme, come comunità cristiane, sentiamo di doverci dare coraggio, di doverci stringere reciprocamente per andare avanti, di dare buona testimonianza“.

L’impegno dei preti, e l’appello rivolto alle istituzioni, nasce dal desiderio di dare ai giovani quartieri migliori, meno pericolosi: “Oggi vorremmo promettere ai nostri ragazzi che ci impegneremo per garantire loro di poter scendere in strada senza il pericolo di essere feriti o uccisi da un proiettile vagante, ai nostri giovani che ci impegniamo affinché possano liberamente frequentare i luoghi di incontro, senza temere di essere vittime di qualche prepotente“.

Però, viene ribadito in conclusione, c’è bisogno “dello Stato e delle sue istituzioni“, perchè “vi siano finalmente politiche serie, programmate, concertate, impegno per il bene comune e vero coinvolgimento sociale. noi ci impegniamo come pastori a non lasciarvi soli, cari fedeli, abbiamo però bisogno che voi vi impegnate a credere nel bene che ancora si può fare nei nostri quartieri, per scrivere insieme una pagina nuova della storia della nostra gente che può cambiare, se ognuno di noi ci mette anzitutto la faccia“.

Ospedale Pellegrini

Ospedale PellegriniNapoli – Aggressione ad una infermiera da parte di un paziente che si lamentava per i tempi di attesa al pronto soccorso. Il fatto è stato registrato nella serata di martedì scorso, alle 21.40, all’ospedale Vecchio Pellegrini. Un’infermiera è stata prima insultata e poi schiaffeggiata durante il suo turno di lavoro.

Secondo il racconto de Il Mattino, a far scattare l’aggressione è stata la lunga attesa da parte di un uomo al quale era stato assegnato un codice verde (quindi, con nessuna emergenza clinica), ma che non era per niente intenzionato a rispettare il suo turno. L’infermiera ha cercato di calmare l’uomo, ma sono partiti insulti e minacce che presto si sono trasformati in schiaffi.

Ancora un’aggressione al personale sanitario, quindi, con l’infermiera che nonostante tutto ha dovuto continuare a lavorare per non mettere in ulteriore affanno l’assistenza ai pazienti e prolungare ulteriormente i tempi di attesa al pronto soccorso.

Come denunciano gli stessi infermieri dell’ospedale della Pignasecca, risultano pochi i 4 – 5 infermieri che lavorano per ogni turno rispetto all’ampia mole di accessi giornalieri al pronto soccorso: circa 180 pazienti di media.

Il Sud batte il Nord su uno dei suoi dolci tipici: il panettone. È questo quello che dice il risultato della seconda edizione di “Mastro Panettone“, evento che riunisce i maestri pasticceri del panettone e che premia il panettone artigianale più buono dell’anno nelle categorie “Miglior panettone artigianale tradizionale” e “Miglior panettone artigianale creativo al cioccolato”. Organizzata da goloasi.it, la competizione, come detto, ha visto il Sud pluripremiato, strappando un meritato podio anche nella versione tradizionale. Ma andiamo con ordine.

Per il panettone classico sul primo gradino del podio sale Francesco Borioli della Infermentum di Verona. Alle sue spalle Bruno Andreoletti della omonima Pasticceria di Brescia e Giuseppe Mascolo (in foto) della Pasticceria Mascolo di Visciano, nel Napoletano. Invece, per il panettone al cioccolato il Sud occupa l’intero podio, con la Campania che si afferma prima grazie ad Annibale Memmolo della Pasticceria Memmolo di Mirabella Eclano (AV). Doppio riconoscimento per la Puglia che si attesta al secondo e terzo posto con Vito Micoli, di Dolce Passione di Locorotondo (BA) e Luigi Giannotti di Bovino (FG).

I premi sono stati assegnati da una giuria di esperti che hanno dovuto scegliere, in finale, tra 17 panettoni tradizionali e 20 al cioccolato. Ovviamente, non è mancata la scelta di una giuria popolare che ha ancora una volta premiato la pasticceria partenopea Mascolo, per il tradizionale, mentre per la variante al cioccolato il premio è andato al Caffè Roma di Putignano (BA).

Lo smaltimento dei rifiuti in Campania potrebbe presto trovare una soluzione con la costruzione del primo impianto di compostaggio regionale. Ad annunciarlo è il governatore regionale, Vincenzo De Luca, a margine di una visita al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. “Partirà a gennaio“, ha detto De Luca che ha aggiunto: “entro la fine di questo mese saranno contrattualizzate le ditte che dovranno realizzare gli impianti di compostaggio. Mi auguro di poter mettere la prima pietra con il sindaco di Pomigliano d’Arco a gennaio dopodiché ovviamente la strada si apre per realizzare anche gli altri impianti“.

Gli impianti da realizzare dovranno essere “almeno 10 o 15, per il trattamento dell’umido“, se si vuole scongiurara la nascita di nuovi termovalorizzatori, cosa assolutamente esclusa dalla nuova legge regionale. “Quando si parla di un impianto di compostaggio – ha spiegato il governatore – si parla di uno degli impianti più ecocompatibili dal punto di vista ambientale“.

Impianti necessari, quindi, per il governatore che denuncia un ritardo di almeno 10 mesi sullo smaltimento delle ecoballe. Un ritardo che allo stesso tempo viene, però, giustificato: “c’è un ritardo almeno di 10 mesi dovuto in parte all’attenzione che abbiamo messo per definire i capitolati di gara, perché li abbiamo sottoposti al controllo dell’Anac, e poi perché c’è stata una evoluzione straordinaria del mercato mondiale”.

La lussuosa villa di Capri, appartenuta anche a Totò, è stata messa in vendita. L’immobile è proposto dall’agenzia immobiliare Lionard Luxury Real Estate di Firenze che ha fissato un prezzo di oltre 10 milioni di euro. La villa, 1200 mq, è situata in una delle zone più esclusive di Capri, è degli anni ’40 e venne realizzata su commissione del produttore cinematografico Carlo Ludovico Bragaglia. Quest’ultimo lanciò nel cinema il grande Totò, realizzando con lui ben sei film, tra i quali “Totò le Mokò” (1949), “Totò cerca moglie” e “47 morto che parla” (1950).

La villa occupa una posizione dominante e panoramica, circondata da un parco ricco di profumi (150 le essenze contate) e colori tipicamente mediterranei. In realtà, la dimora consta di due ville attigue ma non comunicanti, con la suggestiva villa padronale, con le sue tipiche architetture capresi, che presenta una superficie di 800 mq, sviluppandosi su quattro livelli. All’interno si possono trovare dei grandi saloni con pavimentazione in marmo, arredi d’epoca, antichi reperti di epoca romana, eleganti camere da letto con salottino e bagno privato, parquet in legno di castagno, lampade in ferro battuto, stufe in maiolica, mobili del Settecento.

La seconda villa, invece, ad uso degli ospiti, è stata realizzata negli anni Cinquanta ed ha una superficie di circa 400 mq, ambienti ampi e luminosi anch’essi con vista a 360 gradi. Tante anche le strutture per svago e sport: una grande piscina in vetro Bisazza con idromassagio e perimetrata in marmo travertino, campo da tennis e calcetto e un campo da bocce. Il Principe Antonio De Curtis, in arte Totò, era visitatore abituale della dimora, la cui camera è stata conservata come da lui era usata. Inoltre, la villa ha ospitato altri nomi di calibro diretti da Bragaglia come i fratelli Eduardo, Titina e Peppino De Filippo, Vittorio De Sica e Aldo Fabrizi.

Per guardare il video che mostra tutta la bellezza della villa, cliccare qui.

Ischia viene etichettata come l’isola dell’abusivismo e il provvedimento che la riguarda, rientrante nel Decreto Genova, sta facendo discutere ampiamente. In un servizio, mandato in onda a Mattino Cinque, vengono snocciolati diversi numeri riguardanti proprio l’Isola Verde: 65mila abitanti, 600 case da abbattere, 20mila domande di condono per immobili costruiti anche in zone dove non si può (sottoposti a vincoli paesaggistici o in zone ad alto rischio sismico).

Questo abusivismo diffuso potrebbe trovare una soluzione, come detto, nel Decreto Genova, ma la polemica diventa sempre più incalzante: da una parte c’è chi sostiene che il “Salva Ischia” possa essere il primo passo verso un ritorno della legalità (in materia edilizia), dall’altra c’è chi teme che vengano dati soldi a chi non spettano. Una brutta gatta da pelare per il Governo Conte che sta cercando la strada per identificare chi ha effettivamente diritto al condono, ma anche al risarcimento per le case crollate sotto la furia del terremoto del 2017.

Intanto, però, gli ischitani non ci stanno ad essere chiamati abusivi e sostengono che le loro case (ma non tutte, ovviamente) sono state autorizzate dallo Stato, o meglio dal Comune: “Noi siamo abusivi leciti“, sostiene una signora; “Non siamo abusivi, siamo nati qui“, dice un’altra. Cosa molto difficile, quindi, trovare ora il bandolo della matassa, dopo che l’abusivismo ha minato ulteriormente la già delicata situazione idrogeologica di Ischia, protagonista di diverse frane (6 morti in 12 anni) e di eventi sismici, con Casamicciola che ha iniziato a tremare addirittura dal 1883.

Un problema, quello dell’abusivismo, che riguarda non solo Ischia e che per essere risolto richiede l’impiego di decine e decine di milioni di euro per la messa in sicurezza. La gente di Ischia si lamenta, vuole il condono, non ci sta giustamente ad essere etichettata come “criminale”, non ci sta a lasciare le case forse sorte facendo tanti sacrifici, ma è certo che qualcosa si deve pur fare (e in questo le istituzioni hanno una grande responsabilità) altrimenti potremmo presto ritrovarci a piangere altri morti. E parafrasando il famoso detto: sarà inutile poi piangere su quelle bare.

Per il servizio completo di Mattino Cinque, cliccare qui

Davvero commovente il ricordo dell’Arma dei Carabinieri al collega Emanuele Reali, morto solo perché stava svolgendo con onore e rispetto il suo compito. La devozione al suo lavoro gli ha causato la morte, strappandolo prematuramente ai suoi cari.

L’incipit del post pubblicato su Facebook è davvero forte quanto straziante:È morto schiantato da un treno Emanuele Reali, figlio di genitori che non è naturale siano destinati a sopravvivergli, marito di una donna a cui mancherà come l’aria, padre di due bimbe così piccole che a stento lo ricorderanno. È morto schiantato da un treno a Caserta, mentre inseguiva il quarto autore di un furto, l’ultimo ancora da arrestare”.

Ancora più ad effetto è il resto del messaggio, in cui si ricorda una frase emblematica di un testo della canzone di un famoso cantautore:“La sua fine richiama alla mente La locomotiva di Francesco Guccini, anche se è proprio un’altra storia. Ma c’è un verso di quella canzone che recita: “Gli eroi son tutti giovani e belli”. Era giovane il 34enne Emanuele Reali, quanto l’entusiasmo che lo ha spinto a rincorrere un reo senza preoccuparsi delle conseguenze, al buio lungo il binario di una ferrovia. Ed era bello quanto il suo atto coraggioso, unicamente dedito al dovere”.

Una morte, che come di consueto, verrà dimenticata, lasciata nell’oblio di troppi e viva solo nella disperazione di chi dovrà sopravvivere con questo immane dolore: Non avrà strade né piazze Emanuele Reali, perché è “solo” l’ennesima vittima di una guerra combattuta tutti i giorni, quella silenziosa contro il crimine. E perché, anche se qui lo scriviamo quattro volte, il suo nome a breve non lo ricorderà nessuno. Per noi però Emanuele Reali, Vice Brigadiere dei Carabinieri, sarà eternamente giovane e bello. Sarà per sempre un EROE“.

Una tragedia si è consumata ieri a Caserta. Un giovane vice-brigadiere è morto investito da un treno mentre inseguiva un ladro.

L’uomo si chiamava Emanuele Reali, aveva 34 anni ed era un carabiniere in servizio presso Nucleo Operativo e Radiomobile dei Carabinieri della Compagnia di Caserta. Ha trovato la morte mentre svolgeva il suo nobile lavoro.

Il vice-brigadiere, incurante di ogni pericolo, ma intento solo a mettere fine alla fuga del ladro, ha scavalcato il muro della stazione ferroviaria ed è stato investito da un convoglio che stava attraversando la stazione cittadina, precisamente  all’altezza di via Ferrarecce.

Non c’è stato nulla da fare per lui. Al momento dell’incidente con lui erano presenti altri colleghi che hanno fermato il ladro, ma si cerca ancora il complice. L’uomo lascia una moglie e due figli.

La bella città di Marsiglia ieri  mattina è stata scossa da due crolli in pieno centro. Due palazzi, uno di 4 e l’altro di 5 piani, sono collassati per cause ancora ignote, anche se la loro condizione di fatiscenza era ben visibile e nota a tutti.

Una tragedia gravissima, che poteva e doveva essere evitata. Dopo il crollo dei due palazzi adiacenti il Comune ha provveduto a demolire un terzo, vicinissimo alla zona del crollo, per evitare che accadesse la stessa cosa. Tra i dispersi si contano sette persone, tra le quali una giovane ragazza di 30 anni, Simona Carpignano, originaria di Taranto.

La giovane donna si era trasferita a Marsiglia  per trovare un lavoro e viveva in uno dei palazzi crollati a rue d’Aubagne. “Una ragazza geniale”, così parla di lei un amico, mentre tutti la descrivono come una ragazza buona, sorridente e intelligente.

Non resta che sperare.

Castel dell'Ovo

Castel dell'OvoNapoli. Tragedia in pieno centro, nella zona di Castel dell’Ovo. Un uomo, di circa 65 anni, originario del Vasto, è morto per un malore improvviso mentre stava pescando. L’uomo, pare, si trovava in apnea, quando improvvisamente si sarebbe sentito male.

Un malore fatale, che lo ha visto morire nelle acque del Golfo di Napoli, proprio davanti al castello. La capitaneria di porto farà chiarezza sulla vicenda ma non sembrano esserci molti dubbi: è stata una pura fatalità.

Il corpo, che è stato poi recuperato dalla capitaneria di corpo, sarà probabilmente sottoposto ad autopsia per chiarire le cause della morte e, specialmente, del malore improvviso che ha ucciso l’uomo.

 

Immagine di repertorio

Salerno – È successo nel salernitano, precisamente a Sala Consilina. Un ennesimo femminicidio che ha tolto la vita ad una donna e mamma romena di 32 anni.

Il protagonista di questa immane e assurda tragedia è stato il suo convivente, un italiano di 48 anni. L’uomo avrebbe prima aggredito la donna e dopo avrebbe appiccato il fuoco nell’appartamento dovo convivevano, con due taniche di benzina comprate in precedenza.

Inutili sono stati i soccorsi. Infatti la donna trasportata d’urgenza al centro grandi ustionati del Cardarelli è morta nella notte per le gravissime ustioni e ferite riportate. Anche l’uomo è rimasto ferito dall’esplosione, in maniera lieve ed è stato ricoverato nell’ospedale di Polla.

Per fortuna sono rimasti illesi i tre figli della coppia, che stavano giocando all’esterno dell’abitazione.

Dalle prime ricostruzione delle forze dell’ordine, l’uomo è accusato di omicidio volontario premeditato e a condurlo a questo gesto estremo sarebbero stati i continui litigi della coppia.

MALTEMPO

MALTEMPOL’autunno è arrivato in Italia con la convinzione di restare e “farsi sentire”. Il maltempo non vuole lasciare il nostro Paese, e anche questo weekend non si presta a gite fuori porta o passeggiate piacevoli.

Nelle prossime ore, inoltre, la situazione è destinata a peggiorare. Come riporta ilmeteo.it, nelle giornate di domenica 4 e lunedì 5 novembre, infatti, una nuova perturbazione investirà la penisola, coinvolgendo anche la Campania.

Sono previste 48 ore di piogge e temporali, anche se di intensità decisamente inferiore rispetto a quella dei giorni scorsi.

Martedì 6, invece, dovrebbe finalmente arrivare il sole sulla nostra regione.