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Aggressione razzista

Aggressione razzista

Violenta aggressione razzista a Castel Volturno. Come racconta Fanpage.it, Jerry, 29enne immigrato dal Ghana, è stato colpito alle spalle mentre scendeva dal bus che prendeva tutti i giorni per andare a lavorare. Già, Jerry era un saldatore, ma adesso a causa di una folle aggressione razzista si ritrova paraplegico su una sedie a rotelle.

Questa la testimonianza del giovane Jerry: “Ho chiesto all’autista del pullman di poter scendere e mi sono alzato dal mio posto per far accomodare una signora. C’era una persona avanti a me a cui ho chiesto cortesemente di farmi passare per scendere. Lui mi ha mandato a quel paese. Io gli ripetevo ‘Scusa mi fai scendere?’. L’ho ripetuto tre volte senza avere risposta.”

Appena è riuscito a superarlo e si stava apprestando per scendere: “Lui mi ha sferrato un colpo alle spalle e sono caduto fuori dal pullman.” Quel colpo infame ha segnato per sempre la vita di Jerry. L’aggressore, non contento, ha continuato a inferire sul suo corpo riverso a terra e ormai senza difese di Jerry. Quella violenta aggressione razzista ha causato al giovane immigrato ghanese la paralisi degli arti inferiori e la mobilità delle braccia e delle mani.

I referti medici sono chiari e non lasciano alcun dubbio. Recitano: “al sottoscritto è stata diagnosticata la paraplegia degli arti inferiori e la diparesi degli arti superiori. La predetta diagnosi risulta definitiva.” La polizia ha portato subito l’aggressore in caserma mentre Jerry veniva soccorso dal 118. Adesso la vita di Jerry è cambiata per sempre. L’uomo sarà costretto a non poter fare a meno della sedia a rotelle e ad essere assistito 24 ore su 24.

Il fatto diventa ancor più drammatico quando Jerry evidenzia che è stato aggredito da uno sconosciuto. L’immigrato ghanese infatti non conosceva chi fosse quel “uomo” che con un colpo alle spalle ha deciso di cambiare la sua vita per sempre.

Napoli – Il quotidiano Libero ha messo in vendita, insieme alla sua ultima edizione, anche una pistola caricata con spray al peperoncino. L’idea è quella di fornire i lettori di un’arma per difendersi da qualunque aggressione. Il problema è che un simile oggetto è pericolosissimo, un’arma a tutti gli effetti che può causare seri danni alla vittima. Venderlo insieme ad un giornale potrebbe farlo arrivare nelle mani sbagliate o, comunque, mettere in circolazione strumenti lesivi.

Per questo motivo moltissimi edicolanti napoletani hanno deciso di non aderire a questa iniziativa e di non vendere l’accessorio a nessuno. Una scelta nata dalle numerose polemiche che hanno accompagnato la scelta di Libero.

Napoli dice No alla pistola al peperoncino messa in vendita insieme a Libero e ci auguriamo che tutti gli edicolanti seguano l’esempio delle decine di rivenditori di giornali che hanno deciso di non vendere il ‘gadget’ insolito messo a disposizione dei lettori dal giornale di Feltri“.

Lo hanno detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e il conduttore de La radiazza di RadioMarte, Gianni Simioli, che, insieme a don Tonino Palmese, da sempre impegnato contro la violenza, hanno promosso una campagna di sensibilizzazione per scongiurare la vendita e l’acquisto di quella pistola.

“Sono tantissimi gli edicolanti che hanno deciso di accogliere il nostro appello, tra cui Giuseppe Parente, che ha un’edicola alla Torretta, e Fabio Di Martino, che ha un’edicola in piazza Carolina, i primi a esporre cartelli in cui si avvisano i potenziali acquirenti che loro non vendono la pistola al peperoncino” hanno aggiunto Borrelli e Simioli per i quali “quest’iniziativa è pericolosa e diseducativa per diversi motivi”.

“Tanto per cominciare nessuno potrà impedire che quelle pistole vadano nelle mani dei ragazzini e dei bambini, così come potrebbero essere scambiate per vere da qualche delinquente che potrebbe reagire usando armi vere” hanno continuato Borrelli e Simioli per i quali “l’iniziativa di Libero tende a inculcare l’idea della necessità di armarsi perché s’è scelto di mettere in vendita una pistola e non il classico spray al peperoncino”.

“Non abbiamo bisogno di iniziative come questa in un Paese in cui si ragiona sempre di più con la pancia, piuttosto che con la testa e con il cuore. Chi ci garantisce che quella pistola non venga poi usata per offendere e non per difendere? E chi ci garantisce che qualcuno pensi di usarla mettendo a rischio la sua vita perché potrebbe trovarsi di fronte a una pistola vera?” ha invece detto don Tonino Palmese.

Al Sud, adesso, tocca difendersi anche dagli attacchi di matrice razzista del segretario del PD, Maurizio Martina. Se Matteo Salvini e la Lega Nord hanno abbandonato quella linea puramente per motivi di convenienza, avendo bisogno di un nuovo bacino elettorale dopo il forte calo di consenso al Nord degli scorsi anni, quella di Martina sembra l’ennesima zappata sui piedi di un partito allo sbando, in crollo vertiginoso, incapace di proporre un’alternativa a Movimento 5 Stelle e Lega Nord.

Nella puntata di martedì 16 ottobre il segretario del PD si è macchiato di un’affermazione gravissima: no al reddito di cittadinanza perché al Sud sono disonesti:

Nel Sud iniziano già a girare, purtroppo, alcuni ragionamenti pericolosi della serie: “Vado a lavorare in nero, non vado a lavorare a contratto, in chiaro, perché così prendo il reddito di cittadinanza. Io mi preoccupo.

Una dichiarazione di gravità inaudita, degna del peggiore Umberto Bossi, quando la Lega Nord ancora non aveva capito che per governare bisognava spostare la rabbia su un avversario che non ha diritto di voto in Italia.

Il segretario del PD, incapace di attaccare gli avversari sul terreno politico, ha probabilmente tentato di riportare dalla sua parte quei cittadini, storici sostenitori della Lega, che mal vedono l’inversione di tendenza data da Matteo Salvini. E lo ha fatto usando il razzismo, salvo poi denunciare la deriva razzista del Paese di cui sarebbe responsabile il nuovo Governo.

D’altra parte, la posizione di Martina conferma quello che abbiamo sempre sostenuto: non è una questione di destra, sinistra e centro, è una questione di Italia in quanto nazione fondata sul pregiudizio e il razzismo nei confronti dei meridionali. Che siano verdi, rossi, gialli, arancioni o ciclamino la sostanza non cambia. Un’Italia fondata sullo sfruttamento della colonia interna Sud.

Ciro Rigotti, 62 anni e un tumore in fase terminale che lo ha ridotto a trenta kg. Trascurato da medici e secondini, che gli hanno dato solo e sempre blande gocce per il dolore, i domiciliari implorati dai familiari sono arrivati quando ormai non c’era più nulla da fare e all’uomo era rimasta solo la forza di esprimere un ultimo desiderio: morire a casa propria.

E ancora Diego Cinque, morto suicida a trentacinque anni, il terzo in pochi giorni. Ciò che accade dietro i cancelli di Poggioreale ne fa un unicum senza precedenti nella storia della detenzione italiana: abbiamo intervistato Pietro Ioia, instancabile portavoce dei detenuti e punto di riferimento per le famiglie con la sua associazione Ex Don- Detenuti Organizzati Napoletani.

Pietro, ex detenuto di Poggioreale, ha denunciato per primo gli orrori di quella tristemente passata alla storia come La Cella Zero: una stanza vuota, senza contrassegni né monitoraggio, dove migliaia di detenuti sono stati massacrati a sangue dalla polizia penitenziaria, per i più futili motivi. Un’atmosfera da lager, un suicida al giorno, la dignità negata da divise indegne. Hitler, Piccolo Boss e gli altri aguzzini sono stati allontanati e sono tuttora in attesa di giudizio in seguito alla maxi-indagine scattata grazie alla sua denuncia e al suo libro verità, che è diventato uno spettacolo e potrebbe essere presto un film. Eppure a Poggioreale si continua a morire.

“La Cella Zero non esiste più, eppure il carcere di Poggioreale balza agli onori delle cronache quasi quotidianamente per un suicidio, un decesso improvviso. Le famiglie non sono tranquille.
Quali sono le condizioni? Tu hai dichiarato “che dovrebbe chiudere”

Il provvedimento di ordinamento penitenziario, tanto sbandierato da destra e sinistra, per migliorare le condizioni di vita nelle carceri, alla fine è rimasto carta morta. Poggioreale, poi, dovrebbe chiudere a priori: è un edificio del secolo scorso, ha una struttura di cento anni che non è più a norma. Secondo le leggi europee non dovrebbero più esistere carceri nei centro città. Poggioreale non rispetta mai la sua capienza che è pari a 1590 detenuti, sta sempre sui 2002- 2003- 2400 detenuti. Ai miei tempi eravamo addirittura 2800. Le celle sono superaffollate: è contro ogni logica umana convivere in spazi così stretti con altri sette, otto o nove detenuti. La legge prescrive due persone a cella. E’ qualcosa che consuma.”

“Sono le cattive condizioni di vita a spingere al suicidio?”

Assolutamente sì. Poggioreale è una macchina di morte. Te lo spiego con tre M: Poggioreale produce Malavita, Malasanità e Morte.”

“La Cella Zero ha chiuso i battenti, i colpevoli sono stati allontanati. In qualità di punto di riferimento per detenuti e famiglie puoi assicurarci che non ci sono abusi e responsabilità da parte degli agenti?”

No, in questi casi le guardie non hanno colpe. I suicidi in carcere non si possono prevedere. Per quanto riguarda gli abusi nella Cella Zero, i colpevoli sono stati allontanati e sono in attesa di giudizio. Ormai il bubbone delle denunce è stato scoperchiato: ai vecchi tempi non si torna, c’è la paura di essere denunciati. A questo ha contribuito enormemente anche il caso Cucchi.

“Eppure il signor Ciro Rigotti, malato terminale, è finito in coma prima di essere lasciato andare. Solo l’impegno tuo, dell’associazione e della figlia sono riusciti ad assicurargli una morte dignitosa”
Il caso Rigotti è un caso particolare. Persino il tribunale ormai sembra imbarbarito. Il signor Rigotti non era stato condannato in via definitiva, era ancora appellante: era stato condannato in primo grado ma per quel che ne sappiamo poteva anche essere innocente. Gli altri due gradi di giudizio non si erano ancora pronunciati. Solo con enormi pressioni sull’avvocato e sul giudice della corte d’Appello siamo riusciti ad esaudire il suo ultimo desiderio di morire a casa. E’ un condannato a morte dalla malasanità carceraria: è stato un medico esterno, pagato dalla famiglia, a diagnosticargli il tumore. In carcere i medici non mettono piede, se l’avessero preso in tempo forse le cose sarebbero state diverse. Continuava ad avere emorragie nasali. A Poggioreale gli hanno semplicemente messo un tampone, lo ha tenuto quindici giorni. Quindici. Ai colloqui era sempre più smagrito, la famiglia allora chiamò un medico. A Poggioreale invece non fanno che tamponare, sono approssimativi, risolvono tutto con la stessa pasticca, uguale per tutti

“Quanto influisce tutto questo sulle recidive e la mancata rieducazione del detenuto?”

Poggioreale è uno strumento di criminalità. Ragazzi giovani,finiti in carcere magari per la prima volta e che potrebbero ancora redimersi, finiscono in cella con criminali incalliti. Escono senza speranza ma pieni di nozioni criminali. Esiste un padiglione per chi è alla sua prima volta, ma ci entrano venti, trenta persone ogni volta: non c’è spazio, si finisce sempre tra grossi spacciatori, grossi rapinatori. Ne esci incattivito come da una scuola criminale. E’ il sovraffollamento che spiega le recidive

“Come è possibile che tante irregolarità sfuggano alle ispezioni? Che nemmeno l’aumentare delle morti in cella e il mobilitarsi dei media e dell’ arte cambi le cose? “

Le visite ispettive sono fatte dai politici in giacca e cravatta che si fermano alla superficie. Sono visite guidate, che non vanno al cuore dei problemi: quando ho partecipato sono andato dove sapevo ci fosse il marcio, nel Padiglione Milano dove ci sono materassi di spugna vecchi di dieci anni che non vengono cambiati, dove una cella ospita dieci persone. Sono un ex detenuto, so dove cercare. Ho denunciato tutti i problemi volta per volta. Le visite poi mi sono state vietate. I politici invece dopo una visita hanno sempre detto che andava tutto bene. Si, c’era qualche problema, ma era tutto ok. Il mio intervento alle Iene tre mesi fa ha destato enorme clamore ma non è cambiato niente. Sono stato attaccato da tutti, persino dal prete. Per il Garante è tutto regolare. Ci sono state tre morti nel frattempo e in una cella si e una no ci sono droga e telefonini. E’ una polveriera pronta ad esplodere, lo dico per esperienza. L’ultima? Un detenuto si è impiccato nel padiglione Napoli, è rimasto lì 4-5 ore. Le guardie lo hanno visto, ma passavano oltre. Tutto il padiglione ha dovuto ribellarsi perchè spostassero il morto.

“Sotto la direzione illuminata di Antonio Fullone il carcere era cambiato. Non era più il mostro di pietra, come lo definisci tu. Era stata introdotta la socialità, i diritti erano stati ripristinati”

Il dottor Fullone era così bravo che lo hanno mandato via. Sotto di lui il carcere era sceso a 1750 detenuti. Si impose sul Dap di Roma, l’autorità che smista i detenuti. Se non avessero sfollato di mille detenuti il carcere non avrebbe accettato l’incarico. Disse che 2700 detenuti non sarebbe riuscito a far bene il suo lavoro. La nuova direzione non ha saputo imporsi allo stesso modo, il carcere si è riaffollato in pochi anni. Io ricevo venti lettere al mese dai detenuti: non chiedono di uscire, vogliono pagare, sanno che hanno sbagliato. Chiedono solo di essere curati, che mandino uno specialista quando c’è bisogno. Non c’è più fornitura: devono provvedere da soli a comprare tutto, con prezzi maggiorati rispetto all’esterno. C’è un business enorme. C’è la stessa ditta da anni, per il prezzario ci battiamo da anni”

“Quali sono i prossimi progetti?”

Il 3 novembre ci sarà il prossimo presidio per chiedere la chiusura del carcere. Nel frattempo non smetto di dare voce ai detenuti. Il 23 novembre c’è la quarta udienza dei fatti della Cella Zero, le altre sono state rinviate. Tentano di far andare il reato in prescrizione. I colpevoli continuano a lavorare in altre carceri. Hanno massacrato migliaia e migliaia di detenuti. Quello che io ero prima era una cattiva persona, è la verità. Adesso sono una brava persona, loro mai. Col caso Cucchi qualcosa si è mosso, magari confessasse qualcuno di Poggioreale. Il carabiniere che ha confessato è stato fermato dai suoi superiori, avrebbe voluto parlare prima, glielo hanno impedito. Continuiamo a combattere

Domenica 7 ottobre, il 12enne Alex Buonocore, tifosissimo del Calcio Napoli, scende in campo con i suoi idoli per il posticipo pomeridiano dell’ottava giornata di Serie A tra gli azzurri ed il Sassuolo: potrebbe essere l’inizio di un sogno, invece il tutto si trasforma in un incubo. Colpa dei tanti, troppi, utenti social che allo scorrere dei primi piani sui calciatori, prima del fischio iniziale, si soffermano sul peso di Alex piuttosto che sul suo sorriso o sui suoi occhi emozionati.

Ne derivano una serie di post cattivi e vergognosi, non giustificabili dal non sapere della malattia con cui Alex combatte praticamente da quando è nato, e che per pochi minuti quel pomeriggio in mezzo allo stadio dei suoi beniamini aveva cancellato.

post su bambino obeso

Da cancellare, invece, sono rimaste solo le battute, ipotesi per nulla divertenti su cosa potesse aver arrotondato la pancia di un ragazzino di soli 12 anni, dal più classico pallone a Lorenzo Insigne in persona. Nessuno ha pensato, invece, che potesse essere stata una malattia. Ma se anche fosse stata pura golosità, nessuno dovrebbe arrogarsi il diritto di offendere, per giunta pubblicamente, una qualsiasi altra persona, a maggior ragione se minorenne.

Alex Buonocore

Fortunatamente tanti, in questi ultimi giorni, sono anche i messaggi giunti a difesa di Alex – sempre attraverso i social network – che hanno invece condannato duramente chi si è macchiato di una simile vergogna e che hanno augurato al ragazzo una pronta guarigione dal suo male, sicuramente molto più curabile della stupidità dei tanti che l’hanno offeso.

Domus con lussuosi affreschi, scheletri di pompeiani in fuga e, ultimo ma solo in ordine di tempo, il meraviglioso “Larario” scoperto pochi giorni fa. E’ quanto sta emergendo dalla Regio V dell’area archeologica di Pompei.

Un immenso e unico patrimonio che sta regalando al mondo incredibili sorprese, oltre a documentare meglio la vita quotidiana dei romani e a spiegare, come in un libro di storia, ciò che è accaduto nei terribili istanti dell’eruzione del Vesuvio.

Ma la sensazione che si sta avendo dopo questi ritrovamenti è quella di voler spostare l’attenzione verso altro, cioè accendere i riflettori sui magnifici reperti per poi spegnerli sui veri problemi di Pompei e dei beni culturali italiani. Infatti servono nuove assunzioni di tecnici, custodi e operai per tutelare e valorizzare l’immenso patrimonio che sta venendo fuori dallo scavo della Regio V, finanziato dal Grande Progetto Pompei.

A lanciare l’allarme è il segretario generale della CISL FP Campania, Lorenzo Medici in un comunicato: “Siamo certi che gli investimenti di denaro pubblico deliberati per il Parco Archeologico di Pompei diventeranno inutili se non saranno indetti concorsi pubblici per fronteggiare la carenza di personale”.

Si stanno disotterrando tesori dall’inestimabile valore pur sapendo di non poterli tutelare: “Risulterà uno spreco di soldi se non si mette mano a nuovi concorsi per assumere custodi, restauratori, operai, infatti manca personale tecnico da adibire ai lavori di ordinaria manutenzione, essenziale per assicurare la conservazione dei mosaici, affreschi, stucchi ed edifici antichi, già oggetto di interventi straordinari“.

Infine l’attenzione è rivolta ai giovani, con una richiesta al nuovo Ministro: “Chiediamo di attenzionare i bandi, al fine di evitare che s’includa l’esperienza di lavoro come titolo di ammissione alla partecipazione che servirebbe solo a favorire chi ha avuto la fortuna di lavorare nel MiBAC, abbiamo molti giovani laureati e non, che conoscono qualcosa ma non qualcuno che gli abbia dato l’opportunità di lavorare per acquisire conoscenze“.

Il devastante incendio di luglio 2017 sul Vesuvio si fa ancora sentire, e sarà così ancora per lungo tempo. Oltre che coi danni attuali alla vegetazione, agli animali e alla bellezza stessa del parco, bisogna fare attenzione a quelli eventuali che potrebbero verificarsi a causa di frane e smottamenti.

L’assenza di alberi, infatti, impedisce al suolo di assorbire le piogge in modo corretto, in modo tale che le acque scorrano lungo i pendii acquistando velocità, portando con sé detriti e preparando le condizioni al verificarsi di frane.

“Servono controlli immediati e interventi che garantiscano la sicurezza di chi abita a ridosso del Vesuvio perché le piogge dei giorni scorsi hanno creato smottamenti nelle zone percorse dal fuoco nell’estate del 2017”.

A denunciarlo i Verdi, con il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli e il consigliere comunale di Napoli, Stefano Buono, aggiungendo che “sabato scorso i residenti del Quartiere San Vito di Ercolano hanno temuto il quartiere, e anche via Benedetto Cozzolino, si è trovata invasa da un fiume di materiale pietroso ma anche tronchi che scendevano dal versante ercolanese del Vesuvio e che “cercavano” la naturale via verso il mare dei regi lagni, molti dei quali ostruiti o coperti”.

“Si devono fare controlli straordinari per capire se gli smottamenti evidenziati dall’associazione Salute Ambiente e Vesuvio che ha fatto un sopralluogo rappresentano un pericolo concreto e immediato” hanno aggiunto i Verdi per i quali “purtroppo, s’è fatto ancora troppo poco per mettere in sicurezza quell’area dopo gli incendi devastanti dell’estate del 2017 e anche il Parco nazionale del Vesuvio continua a non prendere con la necessaria attenzione la situazione, come dimostra anche la mancanza di risposte alla nostra proposta di ripopolare, con nuove piante, un ettaro dell’area andata in fumo”.

“La mancanza di risposte alla nostra proposta è un segnale della scarsa attenzione con cui si sta affrontando il problema di mettere in sicurezza quell’area” hanno concluso Borrelli e Buono per i quali “non si può perdere altro tempo se non si vuole rischiare una di quelle tragedie che troppo spesso ci troviamo ad affrontare per la mancanza di prevenzione, come dimostra il dramma della mamma e dei suoi bambini in Calabria”.

La Juventus ha presentato ricorso contro la decisione del giudice sportivo di chiudere la curva bianconera per una partita. La sanzione è stata comminata in seguito agli ennesimi cori discriminatori rivolti ai napoletani e un coro razzista intonato ai danni di Koulibaly, in occasione del match di Campionato del 29 settembre scorso allo Stadium.

Una decisione incredibile che si pone come atto di difesa di comportamenti razzisti. Dal club bianconero, per bocca del legale Chiappero che ha scritto il ricorso, fanno sapere che non si può colpire tutti per colpa di pochi. Peccato, però, che ormai allo Stadium i cori contro i napoletani sembrino essere diventati la colonna sonora ufficiale delle partite casalinghe, con migliaia di persone che giulive accompagnano con i già citati cori le prestazioni dei loro beniamini. Cori che hanno così abituato l’ambiente bianconero tanto da spingere Allegri a dichiarare, nel post gara contro il Napoli, di non aver sentito nulla.

Ma facciamo un salto indietro nel tempo, in uno dei rari casi in cui anche il giudice sportivo si è accorto dei cori juventini contro i napoletani. Siamo nel novembre 2013 e durante la partita valida per la 12a giornata di Serie A i tifosi bianconeri si resero protagonisti di cori beceri, proprio contro il Napoli. Per i fatti, il giudice sportivo, “scongelando” una revoca precedentemente conquistata, decise di chiudere per due partite le curve dello Stadium.

La società bianconera, per l’occasione, decise di aprire contro l’Udinese la curva Nord ai bambini delle scuole (cosa invocata da molti anche in questo caso). Ottima iniziativa, lodata da tutti. Ma forse dice bene il proverbio “tale padre, tale figlio“. Infatti, durante la sfida con i friulani le “voci bianche” assiepate nella Curva, con tanto di professori a seguito, oltre ad intonare i soliti cori, presero di mira il portiere Zeljko Brkic. Risultato? I cori dei giovanissimi, età massima 14 anni, costarono alla Juventus 5mila euro di multa e una figuraccia interplanetaria.

A Torino si dissero indignati allora come oggi, ma è evidente che la difesa “sono solo quei pochi” non regge e che più di una ragazzata o “rivalità sportiva” si tratti di un serio problema culturale.

Napoli“Si faccia chiarezza sull’assurda vicenda di una signora che, operata alle vie urinarie, a distanza di un mese, è dovuta tornare di nuovo in sala operatoria in preda a dolori lancinanti perché avevano dimenticato un filo metallico usato nel corso dell’intervento in laparoscopia”.

A chiederlo il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, componente della Commissione sanità, spiegando che “la signora Cira Colucci, di Pianura, era stata operata alla clinica convenzionata Villa dei fiori di Acerra e, nei giorni scorsi, in preda a forti dolori, s’era rivolta al pronto soccorso del Cardarelli dove hanno visto che c’era questo filo metallico e hanno disposto un nuovo intervento per rimuoverlo”.

“Ancora una volta ci troviamo di fronte a un caso di malasanità con un’equipe medica che dimentica qualcosa nel corpo di una paziente” ha aggiunto Borrelli per il quale “è assurdo che una persona sia stata costretta a tornare in sala operatoria per quella che appare un’ingiustificabile sciatteria nel portare a termine l’operazione”.

“Oltre all’azione della Magistratura, visto che la signora e i suoi familiari hanno deciso di presentare una denuncia formale, è necessario fare tutti i controlli del caso sulla clinica Villa dei fiori di Acerra perché se la struttura non è in grado di garantire standard di sicurezza e professionalità accettabili, è giusto pensare a una revoca della convenzione con il servizio sanitario nazionale” ha concluso Borrelli.

“La lotta tra incivili e delinquenti e Asia e persone perbene va avanti, ma è chiaro che non si può andare avanti così e che serve una maggiore responsabilità da parte di tutti se si vuole tenere la città pulita”.

Lo hanno detto i Verdi, con il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli e il presidente della Commissione ambiente del Comune di Napoli, Marco Gaudini, postando sui social un video e le foto che testimoniano lo sversamento di una gran quantità di rifiuti, addirittura sembrerebbe l’intero mobilio di un appartamento, nella zona di via Duomo.

“Il marciapiedi è diventato praticamente inutilizzabile perché trasformato in una discarica, ma, dopo poche ore, l’Asia è intervenuta per ripulire tutto, segnando un punto a favore di chi vuole la città pulita” hanno aggiunto Borrelli e Gaudini per i quali “vanno identificati e puniti coloro che gettano rifiuti per strada in modo indiscriminato creando vere e proprie discariche, a cominciare magari da questo che ha trasformato una parte di via Duomo in una discarica”.

Agrigento – Un mese fa scoppiò la polemica contro la guida turistica Rough, edita da Feltrinelli, incentrata sul Sud Italia e sulle isole. Nel testo Caserta veniva definita una città con scarsa attrattiva, mentre l’area limitrofa un triangolo della morte dominato dalla camorra. Tali affermazioni portarono alle scuse della stessa casa editrice ed al ritiro di tutte le copie della guida.

A quanto pare, però, Feltrinelli non ha imparato dai suoi errori: nella guida, sempre Rough, incentrata solo sulla Sicilia troviamo un altro caso simile a quello di Caserta. Nel mirino di Ros Belford, autrice del testo, c’è questa volta Agrigento. Come nel caso campano, le attrattive della città vengono considerate con estrema superficialità: la valle dei templi, uno dei più grandi tesori rimasti dell’antica Grecia, viene a stento nominata come unico motore per il turismo.

Sempre come nel caso di Caserta, poi, la guida prosegue con considerazioni assolutamente arbitrarie come “Agrigento ha uno scarso senso d’identità”. Ovviamente, non mancano i riferimenti ad un presunto degrado ed alla criminalità locale: “Le statistiche del governo indicano che è una delle città più povere d’Italia, e non risulta una sorpresa apprendere che qui gli atteggiamenti di tipo mafioso sono ben radicati. Come se la povertà di un paese causasse immancabilmente fenomeni criminali.

“Nessun pericolo per i turisti – rassicura la guida – solo una maggiore tendenza dei ristoratori, rispetto al resto della Sicilia a perpetrare piccole truffe (come l’aggiunta di rincari per il coperto o presentarsi con degli “assaggi” che non avete ordinato e poi metterveli in conto)”. E’ possibile che ad Agrigento, come in qualunque parte del mondo, ci possa essere qualche ristoratore disonesto, ma da qui ad accusare la maggior parte degli esercizi della città il passo è molto lungo.

Le associazioni dei ristoratori locali, infatti, sono già sul piede di guerra e sono pronte a chiedere alla Feltrinelli di ritirare anche questa guida. Nel caso di Caserta la casa editrice si era giustificata dicendo che le guide Rough raccolgono le esperienze dei viaggiatori, ma che comunque avrebbe invitato la casa inglese a rivedere simili affermazioni per non pubblicare più tali ingiustificate accuse. A quanto pare, tale presa di posizione non ha avuto un grande effetto.

È una situazione insostenibile quella dei trasporti pubblici a Napoli. Oltre ai continui ritardi, ai treni soppressi e alle condizioni degradanti in cui versano le stazioni, ad aggiungersi a tutto ciò ci sono anche i topi. La denuncia è scattata dal video di un pendolare e pubblicato da Il Mattino, che giovedì mattina ha avvistato dei ratti sullo scalone della banchina della stazione Cimarosa, al Vomero. Diversi sono i passeggeri che hanno assistito alla scena raccapricciante.

L’Anm dopo la denuncia da subito è corsa al riparo con la messa in sicurezza e la derattizzazione della zona. Altro caso di topi si è verificato alla stazione di corso Vittorio Emanuele, dove i roditori  correvano all’impazzata nelle aree di passaggio e sui tubi.

violenza su dodicenne

violenza su dodicenneBoscoreale – Arresti domiciliari per lo spacciatore di 19 anni che ha violentato la sua vicina di casa di 15 anni. I fatti sono accaduti lo scorso aprile a Boscoreale, nel quartiere Piano Napoli, dove la ragazzina ha subìto la violenza in un box praticamente sotto casa. I due si conoscevano da tempo, quindi la ragazzina non aveva avuto paura quando il pusher, che la corteggiava da tempo, le si è avvicinato.

Il gip del Tribunale di Torre Annunziata, Mariaconcetta Criscuolo, ha dispostogli arresti domiciliari in attesa del processo per violenza sessuale. Il ragazzo torna dunque a casa sua, la casa posta proprio nella palazzina di fronte a quella dove abita la sua vittima. 

Non è tuttavia la prima volta che uno o più stupratori tornano a casa, nello stesso paese delle loro vittime. È ad esempio il caso della ragazzina stuprata dal branco a Pimonte, che ha finito per trasferirsi all’estero con tutta la sua famiglia. Vittima due volte, insomma,costretta a fuggire quando dovrebbero essere gli altri a scappare per la vergogna.

Napoli – La Protezione Civile nella giornata di ieri aveva avvisato cittadini e amministratori: vento forte fino alle ore 20:00 di domani, 26 settembre. Eppure, sembrano tutti cascare dalle nuvole quando accade un evento dannoso: sulla Nola Villa Literno è crollato una tabellone stradale (solo la fatalità ha evitato la morte di qualcuno), al Vomero un albero si è abbattuto su un’auto nei dintorni del liceo Sannazaro (la sua pericolosità, sembra, fosse stata già segnalata).

Ma non è tutto: sono davvero tantissimi i casi segnalati dalle tegole divelte ai rami pericolanti, passando per oggetti di grosse dimensioni volati via. Nella maggioranza dei casi basterebbe un livello di attenzione ordinario per scongiurarli, invece pare che si voglia per forza attendere la tragedia per intervenire.

Non fanno scuola i fatti di Genova, ma non solo: nel 2013, ad esempio, Cristina Alongi è morta a Napoli proprio perché un pino l’ha schiacciata all’interno della sua auto. Oggi, un altro albero è crollato su un’altra auto, per fortuna vuota, nella stessa città.

L’analogia, se ci fermiamo un attimo a riflettere, è agghiacciante: è possibile che dopo 5 anni la morte di Cristina Alongi non sia servita a nulla?

Monza – “Come se non bastassero le offese dell’imprenditore milanese che, nel corso della trasmissione di RaiTre, Agorà, ha parlato di napoletani ‘antropologicamente’ diversi, a confermare un clima di crescente odio verso i napoletani arrivano le minacce alla guida turistica napoletana che ha deciso di chiudere la sua attività perché stanca delle minacce e degli insulti a sfondo razziale”.

A denunciarlo il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e lo speaker Gianni Simioli de La radiazza di RadioMarte che hanno raccolto lo sfogo di Stefania Castiglione che ha raccontato di essere stata costretta a chiudere la sua agenzia di guida turistica perché, a detta sua, veniva costantemente presa di mira con intimidazioni e minacce a sfondo razziale nei suoi confronti.

“Sono stata costretta a lasciare l’attività e, fino a oggi, mi stanno dando pieno sostegno tanti napoletani che vivono a Monza, ma non posso continuare” ha detto la guida turistica che ha ricevuto anche la solidarietà del Sindaco della città brianzola.

“Il sindaco di Monza e l’assessore alla cultura della città brianzola dimostrino, con i fatti, che la loro solidarietà a Stefania Castiglione è concreta e non solo di facciata, chiedendo a tutte le strutture che hanno chiuso le porte in faccia alla guida napoletana e alla sua associazione di riaprirle immediatamente hanno aggiunto Borrelli e Simioli per i quali “il clima di violenza che si sta creando in Italia porta anche conseguenze del genere e tanti napoletani che vanno al Nord per lavorare si ritrovano a dover fare i conti con il razzismo come successo a Stefania”.

È arcinoto che il connubio tra politica e finanza è a dir poco indissolubile. I partiti moderni sono dei veri e propri soggetti economici che, spesso, hanno degli istituti bancari alle spalle. Nel 1998 Umberto Bossi decise che era arrivato il momento anche per la Lega Nord di avere una propria banca, e se non si poteva fare affidamento su un istituto di credito forte e consolidato, si decise di responsabilizzare i vertici del Carroccio invitandoli a sottoscrivere le quote di uno da costruire ex novo. Il presidente della banca era Francesco Arcucci, all’epoca nel consiglio di Banca Intesa, e il vice presidente leghista Gian Maria Galimberti.

Il Galimberti iniziò a raccogliere il capitale sociale della costituenda banca CrediNord che subito cambiò nome in CrediEuronord onde evitare denunce dalla banca francese Crédit du Nord, per un’eccessiva somiglianza tra i nomi. La somma necessaria venne raccolta anche se pare che Galimberti non spiegò mai ai soci che il loro era un investimento a rischio in quanto si trattava di partecipare ad una società non quotata in borsa, non si poteva parlare nemmeno di un credito che i leghisti andavano a fare all’istituto bancario.

Dopo non poche difficoltà la banca vide la luce ma era destinata ad essere una piccolissima realtà nell’ambito delle più piccole strutture di credito cooperativo. Il Galimberti era però convintissimo che la sua creatura sarebbe cresciuta e avrebbe dato filo da torcere agli altri istituti di credito “convenzionali” e non voleva essere ostacolato da nessuno nella sua gestione da vero e proprio padre padrone. Nella sua ottica lui era la banca, poteva disporre a suo piacimento di soci e strutture, ostinandosi a non ascoltare critiche negative nemmeno dai vertici del suo partito d’appartenenza.

I problemi, però, per la banca della Lega Nord non tardarono ad arrivare. In consiglio d’amministrazione il Galimberti si presentava con fidejussioni, garanzie ed assegni rivelatisi poi carta straccia. Con l’ispezione fatta da Bankitalia, nel 2003, vennero alla luce importanti problemi gestionali, non si andò fino in fondo alla questione in quanto la documentazione non venne trasmessa alla magistratura.

Si organizzò in quattro e quattr’otto un salvataggio da parte della Banca Popolare di Lodi di Fiorani, che sarebbe stata travolta anch’essa di lì a poco da uno scandalo finanziario. Gianpiero Fiorani fu infatti coinvolto nello scandalo Bancopoli ed in particolare nel caso Antoveneta, ricevendo alla fine del processo a suo carico nel dicembre 2011 una condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi di carcere. Ha scontato solo 6 mesi, ottenendo l’affidamento ai servizi sociali per due anni.

Nel 2006 arrivarono le prime sentenze giudiziarie ai danni di Galimberti e dei suoi sottoposti, condannati ad un risarcimento di 3 milioni di euro a beneficio di tutti coloro i quali avevano creduto ed investito in una banca senza soldi e senza futuro. I militanti sono stati solo parzialmente risarciti attraverso sottoscrizioni dei parlamentari e versamenti da parte della stessa Lega Nord.

Fonti:
Perché fallì CrediEuronord, Il Sole 24 Ore, 26/05/2005
Dalla banca padana alle truffe sul latte. Quanti pasticci in casa del Carroccio, La Repubblica, 06/04/2012
Dalle mazzette ai diamanti, tutti i guai della Lega Nord, L’Espresso, 02/10/2017

Napoli“La raccolta straordinaria di firme a sostegno della nostra petizione per chiedere pene più severe per i parcheggiatori abusivi ha avuto un successo superiore alle nostre aspettative e ne siamo particolarmente soddisfatti perché significa che, finalmente, si sta prendendo coscienza del fenomeno e lo si vuole combattere. Oramai abbiamo superato le 7.000 adesioni“.

Lo hanno detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e il consigliere comunale del Sole che ride, Marco Gaudini, che, insieme allo speaker Gianni Simioli de La radiazza, hanno fondato la pagina facebook ‘Io odio i parcheggiatori abusivi’.

“Ormai la nostra battaglia è conosciuta anche dai parcheggiatori abusivi e, infatti, uno di loro è venuto ai banchetti per dire che neanche se trovasse un lavoro fisso da 1.200 euro al mese smetterebbe di fare questa vita, mentre un altro ha chiamato in diretta La radiazza, su Radio Marte, dicendo che le forze dell’ordine fanno già il loro dovere e che, quindi, non sono necessarie modifiche alle leggi esistenti e men che mai maggiori controlli”

Hanno aggiunto Borrelli e Gaudini sottolineando che “nonostante moltissimi siano stanchi dei soprusi dei parcheggiatori abusivi, sono ancora molti quelli che li giustificano o li usano anche con scuse senza senso come quelle per cui non ci sono parcheggi, dimenticando che i parcheggiatori non hanno posti auto a disposizione, ma occupano le strisce blu o gli spazi dove non bisognerebbe parcheggiare, a cominciare dai marciapiedi”.

A chi ha firmato la petizione è stato regalato l’adesivo, ideato da Marco Gaudini e realizzato grazie alla collaborazione del grafico Joe Pivello, con la scritta ‘Io non ti pago’ in modo da rendere riconoscibile le auto e le moto di chi si oppone al pizzo dei parcheggiatori abusivi.

“Non bisogna aver paura di esporlo” hanno sottolineato Borrelli e Gaudini per i quali proprio come i camorristi che chiedono le estorsioni, i parcheggiatori abusivi temono la presa di posizione di tante persone perché finché sono in pochi a ribellarsi riescono a imporre il pizzo, ma se saremo in tanti a ribellarci, per loro sarà più difficile imporci di pagare fino a 15 euro per parcheggiare la nostra auto o la nostra moto”.

denuncia

denuncia

A volte Napoli sembra essere abbandonata a sé stessa. Mancanza di controlli e le poche e inermi forze dell’ordine attive sul territorio vanno a incidere sulla sicurezza e l’ordine della città. Ieri sera a Piazza Trieste e Trento, nei pressi di Piazza del Plebiscito, regnava il caos più totale. Decine e decine di motorini parcheggiati in doppia fila, ragazzini senza casco e tanto altro. Nonostante tutta questa bolgia le forze dell’ordine presenti sul posto non sono intervenute.

Il video denuncia dell’accaduto è stato postato dal consigliere regionale nonché leader dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, sulla sua pagina Facebook. Queste le sue parole: “Fa male scrivere certe cose, ma se anche le forze dell’ordine si arrendono e alzano la bandiera bianca tutto è perduto. La notte tra giovedì e venerdì di fine agosto alla presenza di Polizia e Carabinieri piazza Trieste e Trento era terra di nessuno.

“L’illegalità diffusa era tollerata, peggio era la normalità. I tutori dell’ordine o avevano paura o erano disinteressati a intervenire. In ogni caso il messaggio che hanno dato è sconfortante. Se hanno paura a scendere per strada e contrastare l’illegalità allora è meglio che restano a casa. Vedere le volanti inattive davanti a tanta illegalità è stato peggio di ricevere un pugno nello stomaco. Noi che continuiamo caparbiamente a combattere per la legalità e il rispetto delle regole molto spesso siamo circondati dal nulla.”

Di seguito il video:

aggressione, R2, pullman, anm, piazza municipio

aggressione, R2, pullman, anm, piazza municipio

L’ironia è una delle caratteristiche che contraddistingue noi napoletani e ad Aldo Vallini, autista ANM e sindacalista Usb, sembra non essere da meno. Il conducente del pullman R2 ha infatti lanciato sul suo profilo Facebook un post sulla sospensione momentanea della linea avvisando, ironicamente, i borseggiatori. Un post pungente che ci ha messo poco a Napoli e provincia per diventare virale sul social. Questo è il messaggio lanciato dall’autista su fb:

“Si avvisano i gentili borseggiatori che la linea R2 è temporaneamente sospesa. Stiamo lavorando affinché il disagio possa essere risolto nel minor tempo possibile”. Tra i tanti disagi che i viaggiatori devono affrontare ogni giorno c’è infatti, oltre all’agonia dei mezzi pubblici spesso in ritardo e stracolmi di persone, anche quello dei borseggiatori, una piaga ben nota come in tante città europee, verso la quale però gli interventi non sono mai stati efficaci.

Con il rincaro dei biglietti ormai prossimo il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, conferma la sua preoccupazione sull’Anm.

La linea R2, nel frattempo, è già ripartita.

Lega Nord

Lega Nord

Brescia – “A volte la realtà supera la fantasia e la preoccupazione di dover fare i conti nuovamente con discriminazioni del passato si riaffaccia prepotentemente con iniziative come quella di un gruppo facebook in cui si offre lavoro solo a chi ha votato per Salvini e per la Lega”.

A denunciare l’esistenza del gruppo il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli e lo speaker Gianni Simioli per i quali “è assurdo che si offra lavoro solo a chi ha votato per una persona o per un gruppo politico e già l’idea di farlo fa rabbrividire e fa pensare al ritorno di discriminazione che si pensavano sepolte dalla Storia”.

Sulla pagina si legge: “Questo gruppo è da oggi un gruppo chiuso e destinato solo ad inserzioni di offerte di lavoro indirizzate ai giovani leghisti italiani che rappresenteranno il futuro di questo paese. Chi non è della nostra idea politica può per il momento rimanere, ma non deve in alcun modo disturbare. Fidatevi che lo scopriamo se lo siete per finta. Io, come molti altri imprenditori stiamo iniziando a pensarla così. Preferiamo avere gente che la pensa come noi, gente di cui possiamo avere fiducia soprattutto se a questa gente dobbiamo affidare ruoli di responsabilità”.

“Il gruppo, che ha quasi 2.000 membri, è effettivamente attivo da qualche mese ed è pieno di offerte e richieste di lavoro che, ora, a quanto pare e a quanto deciso dagli amministratori, saranno riservate solo ai leghisti contro ogni logica e legge” hanno aggiunto Borrelli e Simioli che hanno segnalato il gruppo a Facebook “perché viola chiaramente il principio dell’uguaglianza tra le persone facendo distinzioni addirittura sulla base dell’orientamento politico”.