Emigrazione: dove si trasferiscono gli italiani? Grossa sorpresa per Campania e Lombardia


In un contesto squisitamente territoriale, l’ISTAT ha rilasciato alcuni dati unici nel loro genere, tali dati dimostrano come il flusso migratorio che portava numerose persone alla ricerca di un lavoro più dignitoso sia cambiato in questi decenni. Migrazioni nazionali che per raggiungere le finalità precedentemente elencate, migravano verso le tre famose terre del nord, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna. Il discorso è molto semplice da comprendere e anche da riassumere: gente che va, gente che viene; ciò che è cambiato dai decenni successivi al secondo dopoguerra è il come. Come tali flussi vengano ora gestiti, quale terre sono più ambite e bramate rispetto a quei tempi passati. Perché se è vero che il flusso emigratorio ha visto 433.986 abitanti campani andarsene dalla regione, è anche vero che non è più la famosa Lombardia ad essere desiderata, anzi, dai dati risultano evidenti spostamenti anche da quella regione del nord.

Chi può cerca di fuggire all’esterno, ma i dati dell’ISTAT mostrano che, in realtà, il flusso di emigranti italiani è decisamente contenuto nelle terre del medesimo paese, preferendo raggiungere le regioni centrali a quelle posizionate sulla cartina nei punti più alti. Ci sono dunque notevoli cambiamenti su cui sembrano aver inciso numerosi fenomeni. In cima alla lista, risultano esserci le politiche di Welfare, come afferma Michele Colucci al Corriere della sera, ma non solo, perché fonte di tali cambiamenti risultano essere anche le opportunità e i servizi. Colucci continua, dicendo: “La qualità della vita urbana è indubbiamente più alta: ci si sposta anche per questo motivo, non solo per il lavoro”

In effetti, da quanto rivelano i dati, le sole persone che non si sono adeguate a questi cambiamenti sono i cittadini veneti, il cui flusso risulta essere molto ridotto e contenuto, di appena il 3,3% della popolazione che ha deciso di lasciare le proprie terre ed emigrare verso città del mezzogiorno. Basti pensare che tra questo 3,3% di emigranti veneti c’è una buona fetta composta da circa 23 mila abitanti spartiti in tutto il territorio campano.
La Lombardia, un tempo obiettivo principale degli emigranti partenopei, ha invece invertito la rotta assieme a tutti i migliori pronostici. Circa 67 mila abitanti che si sono diretti verso la Campania. Quindi, a conti fatti, gente che va e gente che viene, e la stessa Campania non è da meno; in dieci anni (con stime che vanno dal 2004 al 2014, a causa del sistema di calcolo) ha visto esportare il numero più alto di residenti verso le altre regioni d’Italia, 433.986 come già detto, ma ne ha importanti molti di più: 507.766 cittadini italiani, molti dei quali provenienti dal nord.

Le mete preferite, proprio a causa di politiche di welfare, ossia un complesso di politiche messe in atto da uno stato che interviene per garantire l’assistenza e il benessere dei cittadini. Parlare di tali politiche non è la sede più indicata, dunque il sunto è breve, per un approfondimento è consigliabile valutare testi più indicati a definire la portata. Quel che sorprende, ad ogni buon conto, risultano essere le motivazioni che, unite a tali politiche, hanno condizionato questo flusso migratorio. Tra le motivazioni rivelate dall’ISTAT, risulterebbero esserci le opportunità diverse, il carattere qualitativo come l’Alta Velocità ferroviaria che permette collegamenti migliori e più rapidi tra città vicine quali Napoli e Roma. Sorprenderà sapere, infatti, che il flusso emigrante napoletano più considerevole ha raggiunto proprio le terre degli imperatori romani, con un flusso pari a circa 169 mila abitanti che, viceversa, ha visto un flusso migrante contrario di circa 70.000 persone.


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