I luoghi di Napoli: Passeggiando per Via Toledo

Via Roma anni '60

Per la rubrica I Luoghi di Napoli: Via Toledo, la grande e monumentale arteria partenopea.

La lunga via che comincia da piazza Trieste e Trento (già piazza Ferdinando) e che giunge, non senza interruzioni (Piazza della Carità e il bivio di piazza Sette Settembre),per circa 2 chilometri, a piazza Dante è la celebre via Toledo. Tale nome gli fu dato dal viceré Don Pedro Alvarez de Toledo che ne ordinò la realizzazione intorno al 1540 seguendo i consigli dell’architetto e scultore Giovanni da Nola. La linea in cui è stata tracciata questa strada corrisponde esattamente alla meridiana di Napoli, sicché a mezzogiorno si pone in perfetta congiunzione col sole, e risulta totalmente illuminata dai raggi solari. Suddetta via, però, a partire dal 1870, ha avuto una nuova denominazione: Via Roma, per volere del nuovo Re d’Italia, in onore della neocapitale, appunto la città di Roma. Soltanto un secolo più tardi, e più precisamente nel 1980, la via è tornata ad avere il suo originario nome. Parte di questa strada (da piazza della Carità a piazza Trieste e Trento) è adibita al solo transito pedonale.

Un elemento di grande importanza che si erge su via Toledo è la Galleria Umberto I. Essa è stata, è lo è ancora tutt’oggi, uno dei centri del commercio napoletano più fiorenti. La sua costruzione, avvenuta tra il 1887 e il 1890, sorge su vicoletti che un tempo collegavano la via principale a Castel Nuovo: si trattava di vicoli malfamati e poco curati igienicamente; furono infatti le numerose epidemie napoletane, ben nove nella sola zona interessata, tra il 1835 e il 1884 a spingere i governati a realizzare un piano di risanamento che includeva appunto la realizzazione della Galleria. L’edificio, che ha il suo ingresso principale su via San Carlo, ha altri tre ingressi: da via Toledo, via Santa Brigida e via Verdi. Oltre alle meravigliose sculture e ai splendidi motivi architettonici che ne compongono le diverse facciate esterne e le altrettante strutture interne, quello che maggiormente cattura lo sguardo del visitatore è, senza dubbio alcuno, l’incanto della volta in ferro e vetro progettata da Paolo Boubée. La copertura in vetro è, però, stata completamente ricostruita in seguito alla totale distruzione dovuta alla Seconda Guerra Mondiale, così come anche il pavimento in mosaico raffigurante i venti e i segni dello zodiaco, ad opera della ditta Padoan di Venezia.

Galleria Umberto I
Galleria Umberto I

La Galleria, inaugurata nel novembre del 1890, nasconde però un edificio segreto: il Salone Margherita. Questo ambiente, per idea dei fratelli Marino di Napoli, sorse sulla scìa dei café chantant francesi, tant’è che i menù erano scritti in lingua francese, i camerieri si esprimevano in lingua francese, gli ospiti conversavano in lingua francese, i contratti degli artisti erano scritti in lingua francese. Il Salone Margherita, inaugurato il 15 Novembre 1890, chiuso poi nel 1982, è stato di recente riaperto per opsitare mostre, spettacoli, e serate di tango. Quello che è stato considerato a lungo simbolo della belle époque non era, però, l’unico salone presente sul territorio (Vi era un salone proprio nel Palazzo Berio di Toledo, per intenderci il palazzo accanto alla funicolare centrale, la cui realizzazione ha comportato la demolizione di parte del Palazzo Berio), ma era l’unico in Italia a presentare spettacoli con ballerine di Can Can. Tra gli ospiti Matilde Serao, Edoardo Scarfoglio, Gabriele D’Annunzio, Salvatore di Giacomo, Ferdinando Russo; e non sono pochi coloro i quali hanno consacrato qui la loro carriera, proprio come Raffaele Viviani. Teatro non solo di spettacoli di finzione, ma anche di scongiurate tragedie: Lucy Nanon scampata alla morte per mano del cammorrista Raffaele Di Pasquale, al quale la Chantheuse non si concesse.

Salone Margherita
Salone Margherita

Una sosta doverosa, in via Toledo, è al Palazzo Zevallos. Questo edificio fu costruito tra il 1637 e il 1639 da Cosimo Fanzago su commissione della famiglia fiamminga Zevallos. Successivamente il fabbricato divenne di proprietà della famiglia Colonna di Stigliano, e più stemmi ne testimoniano il passaggio. Intorno al 1850, a causa di dissidi interni alla famiglia, il palazzo venne smembrato e i diversi appartamenti fittati a famiglie nobili di origini diverse. Soltanto nel 1920 l’immobile tornò ad essere un unico palazzo di proprietà della Banca Commerciale Italiana.
La doverosa sosta, oltre che dalla storia del palazzo, è dettata soprattutto dalla presenza di opere di straordinario ingengo e sublime bellezza: Gaspar Van Wittel, Anton Sminck Van Pitloo, ma soprattutto l’ultimo MerisiMartirio di Sant’Orsola” (1610).

Caravaggio - Martirio di Sant'Orsola (1610)
Caravaggio – Martirio di Sant’Orsola (1610)

Sempre in via Toledo, ma all’altezza di piazza della Carità si trova il Palazzo della Porta, che conserva ancora lo stemma di famiglia, come fosse una chiave di volta. Il palazzo, voluto da Francesco della Porta su di un terreno cedutogli, per ventiquattro ducati, nel 1546 dai monaci di Monteoliveto, fu completato soltanto nel 1569, oramai di proprietà di Giambattista della Porta, figlio di Francesco.

Palazzo della Porta
Palazzo della Porta

La seconda interruzione alla principale via, quella di Toledo, è piazza Sette Settembre, già Largo dello Spirito Santo (ivi vi è l’omonima Chiesa). Il Bivio tra via Toledo e via Sant’Anna dei Lombardi è regolato dal Palazzo Doria D’Angri. Fu eretto su commissione di Marcantonio Doria demolendo i due edifici di sua proprietà preesistenti. I lavori cominciarono nel 1760, anno della sua scomparsa, e quindi sotto la guida del figlio, oramai erede, Giovanni Carlo. Egli commissionò l’opera all’architetto Luigi Vanvitelli, alla cui morte, seguirono il figlio Carlo, Ferdinando Fuga e Mario Gioffredo. Il portale principale è quello su via Sette Settembre; il portale laterale su via Toledo fu progettato (da Gaetano Buonocore) ma mai realizzato; piuttosto ci fu un secondo portale, sul lato posteriore, a confine con il Palazzo Carafa di Maddaloni. L’edificio (tra lo stile tardobarocco e neoclassico), in parte distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale (singolare è la distruzione della facciata anteriore: in particolare lo stemma di famiglia, di cui non è rimasto che un pezzo di ghirlanda, e due delle otto statue originarie), divenne ancor più illustre per il passaggio di Giuseppe Garibaldi proprio il 7 settembre 1860 (da cui prende nome la piazza). Il capo dei Mille, affacciandosi proprio dal balcone del palazzo Doria, annunciò l’annessione del regno delle due Sicilie a quello d’Italia.

Palazzo Doria d'Angri
Palazzo Doria d’Angri

Non si può concludere questa gradevole passeggiata senza, però, visitare quello che si nasconde dietro via Toledo: i caratteristici Quartieri Spagnoli, l’anima di Montecalvario. Questi quartieri, realizzati per ordine di Don Pedro de Toledo, si compongono di un preciso impianto geometrico di caseggiati (a contrario di quanto si crede i Quartieri sono una tra le poche zone di Napoli più ordinate urbanisticamente), i quali, intersecati ad angolo retto, erano adibiti a stanze per i soldati spagnoli, di ruolo nella città, per sedare le possibili rivolte del popolo, in continuo e strabiliante incremento, contro il Regno spagnolo.

Griglia Quartieri Spagnoli
Griglia dei Quartieri Spagnoli

Nessuno spazio è sprecato, per questa gente numerosa e povera; è così che è nato il basso, tipica abitazione napoletana, ed in particolare di questa zona (uno dei primi a parlare dei bassi sarà il grande Boccaccio con la Novella di Andreuccio da Perugia). L’economia di questi vicoli è stata, nel tempo, piuttosto variopinta: il popolo napoletano è un popolo che si sveglia presto, per nulla ozioso, anzi non dorme mai. Anche Goethe nel suo Viaggio in Italia parla della laboriosità napoletana, in cui ognuno, per sopravvivere, s’inventa un mestiere, da quello più onesto a quello disonesto. E così in passato via Toledo e i suoi vicoli sono stati percorsi da acquavitari, spazzaturai, ma anche usuraie e malviventi, e ancora da acquaiuolo, mozzonaro (raccoglitore di cicche) e lustrascarpe (ne è rimasto ancora uno, proprio in via Toledo, il Signor Tony) a ladri e imbroglioni.

lustrascarpe
Il lustrascarpe Tony

In ognuno di questi vicoli si può trovare qualcosa di caratterstico come potrebbe esserlo una trattoria, ad esempio la famosissima Nennella, in cui si mangia bene spendendo poco, o ancora piccole chiese in cui si va per chiedere grazie.

trattoria nennella

Un caso particolarmente interessante è il Santuario di Santa Maria Francesca nel vicolo Tre Re a Toledo. La Santa, nata intorno al 1715, è detta anche delle cinque piaghe perché durante il periodo pasquale riportava gli stessi segni della Passione di Gesù. Si narrà che Santa Maria Francesca, monaca di casa, e non di convento, fosse protettrice delle partorienti (ancora oggi da ogni dove ivi si recano donne per chiederle sia possibilità alte di concepimento, sia buona salute e prosperità per i futuri nascituri: questo rituale prevede l’adagiarsi della donna sulla poltrona della Santa) poiché spesso aveva visioni, per lo più oniriche, di Gesù, sempre in forma di bambino.

Poltrona di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe
Poltrona di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe

A questo punto, dopo la presente lettura, non vi resta che scendere di casa, con i mezzi pubblici di cui la città dispone (di recente è stata inaugurata la fermata Via Toledo della Linea 1 della Metropolitana) , per assaporare i colori di ogni vicolo, le sfumature di ogni angolo, gli odori di bar, pasticcerie e trattorie addentando, magari tra una sfogliatella di Pintauro e un cioccolatino di Gay-Odin, anche un po’ di energia e vivacità tipiche dell’anima partenopea. Ed ora buona passeggiata a tutti!

Pasticceria Pintauro
Pasticceria Pintauro

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