“Brigante se more”: Storia di un inno popolare moderno

Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti.”

Antonio Gramsci, uno dei fondatori del Partito Comunista d’Italia, scrisse, nel 1920,  queste poche ma concise parole nella sua rivista “L’Ordine Nuovo”. È questa stessa verità che il musicista napoletano Eugenio Bennato ha voluto raccontare quando ha scrittoBrigante se more.

La canzone nasce come colonna sonora dello sceneggiato televisivo Rai, ispirato al libro di Carlo Alianello “L’eredità della priora”, trasmesso nel  1980 su Rai Uno. Bennato la scrisse nel 1979 in collaborazione con Carlo D’Angiò con cui aveva creato il gruppo musicale Musicanova e con cui, negli anni Sessanta aveva fondato la Nuova Compagnia di Canto Popolare insieme con  Roberto De Simone e Giovanni Mauriello. Il regista Anton Giulio Majano chiese ai due musicisti di scrivere il brano più importante dello sceneggiato: un canto di battaglia che potesse rappresentare l’operato dei briganti e potesse essere percepito come loro inno. Inizialmente Bennato e D’Angiò scrissero una ballata romantica estremamente triste che non piacque a Majano. Cantava di un melograno che spuntando fuori stagione, ad agosto, rappresentava un terribile presagio di morte.

Il secondo tentativo vide la nascita di “Brigante se more”, uno dei canti popolari più famosi  degli ultimi decenni della musica italiana. Per un periodo sono stati messi in discussione i natali di questo brano e online è uscita una versione avente due frasi differenti: “nun ce ne fotte d’o rre Burbone ma a terra è a nostra e nun s’adda tucca’” era diventato “nuje combattimmo p’o Rre Burbone a terra è a nostra e nun s’adda tucca’; mentre “e si murimmo menàte nu fiore e na bestemmia pe sta libertà” era stato cambiato in “e si murimmo menàte nu fiore e na preghiera pe sta libertà”. Le variazioni erano accompagnate da una spiegazione secondo cui “Brigante se more” di Bennato era un riadattamento di una canzone popolare del XIX secolo.

Il musicista ha deciso anche di scrivere un libro intitolato “Brigante se more – Viaggio nella musica del Sud” per spiegare le origini di questa splendida canzone e per rivendicare la sua paternità: “Evidentemente – spiega Bennato in un’intervista a “Il Sannio Quotidiano” – abbiamo assorbito la lezione della musica popolare a tal punto da farlo sembrare un canto vero. Un brano che ha portato alla luce un argomento tabù della nostra storia, perso nella memoria poiché sui briganti non si sa nulla. Si sono perse tutte le tracce di ciò che cantavano sulle montagne quando si nascondevano poiché, di ogni singolo caso, sono state cancellate le documentazioni”. Indubbiamente i due musicisti hanno avuto il merito di racchiudere in un unico testo un sentimento comune che ha reso questa canzone un po’ di tutti i meridionali che non hanno dimenticato coloro che dovendo scegliere se essere briganti o emigranti”, non scelsero la strada più facile.

Fonti: Pino Aprile, “Giù al Sud: perché i terroni salveranno l’Italia”, Milano, Piemme, 2011

Gigi di Fiore, “La nazione napoletana: Controstorie borboniche e identità suddista”, Novara, De Agostini Libri, 2015

Eugenio Bennato, “Brigante se more:  viaggio nella musica del Sud”, Roma, Coniglio, 2010

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