Il farmaco che fa resuscitare: leggendaria invenzione del Principe di Sansevero

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Joseph Wright, L’Alchimista in cerca della Pietra Filosofale

Raimondo di Sangro, il Principe di Sansevero, è l’uomo che ha avuto il merito di regalare alla città di Napoli un preziosissimo scrigno di tesori e bellezza quale è la Cappella Sansevero, luogo straordinario, misterioso e magico, dove siamo circondati da opere d’arte di grande valore, tra i quali il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. Come è noto a tanti, Raimondo di Sangro non era soltanto un mecenate con la passione per l’arte e l’alchimia, ma era egli stesso un genio capace di invenzioni che ancora oggi riescono a stupire per l’immaginazione e per l’acutezza con le quale erano portate a compimento.

Abbiamo già parlato della carrozza marittima, ossia una carrozza dotata di cavalli che Raimondo di Sangro faceva sfrecciare nelle acque del Golfo di Napoli, e della Palingenesi, ovvero quella particolare tecnica attraverso cui il Principe faceva resuscitare i corpi dalle proprie ceneri. Stavolta parliamo invece di un misterioso farmaco con il quale il settimo Principe di Sansevero riusciva a “richiamare a vita novella i già vicini a trapassare, che volgarmente dicesi risuscitare i defunti” (Lettera Apologetica).

Traccia di questo farmaco si trova nel racconto della guarigione nel 1747 del Principe di Bisignano, Luigi Sanseverino, il quale per i più eminenti professori in medicina dell’epoca era destinato a morte certa, senza possibilità alcuna di scamparvi, ma affidatosi alla cura del di Sangro “nel corso di poche settimane non solamente vinse e domò la ferocia del male, ma sano perfettamente il rendé, liberandolo sin da qualche incomodo, che per l’innanzi abitualmente sofferto avea”. Tre anni dopo guarì con le stesse modalità un uomo residente a Roma, Filippo Garlini, strabiliante avvenimento di cui diedero testimonianza anche i professori dell’epoca. Le straordinarie e misteriose capacità da guaritore del Principe di Sansevero dovettero essere ammesse altresì da Bernardo Tanucci, primo ministro di re Carlo di Borbone e che aveva Raimondo di Sangro tutt’altro che in simpatia, quando costui chiamò il principe perché curasse il duca di Miranda da una febbre che i medici non riuscivano a fargli passare.

La formula del rimedio è rimasta sconosciuta, sappiamo infatti quanto il di Sangro fosse geloso delle proprie scoperte, dunque il farmaco resta avvolto in un velo di mistero. Resta però il fatto della reale presenza di varie fonti contemporanee, ad affermare e rafforzare l’ipotesi di profonde conoscenze mediche del Principe di Sansevero, una persona d’altra parte di grande ingegno, un vero e proprio genio che sapeva applicarsi in ogni campo del sapere.

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