Le origini di San Catello, patrono di Castellammare di Stabia

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È celebrato il 19 gennaio ed è il patrono di Castellammare di Stabia, eppure della vita di san Catello si sa poco. Le informazioni che abbiamo su di lui le ha tramandate una cronaca trascritta dall’Anonimo sorrentino in un codice risalente alla fine del IX secolo. Il racconto evidenzia il legame con sant’Antonino, abate di Sorrento e monaco benedettino.

Il nome Catello è di origine latina e deriva da catellus, diminutivo di catulus che significa “cucciolo”. Fu vescovo di Stabia quando, intorno al VI secolo d. C., i Longobardi devastarono la Campania distruggendo diversi complessi religiosi. Durante questi episodi sant’Antonino, fuggito dall’abbazia di Montecassino, si rifugiò presso lo stabiese, ed insieme decisero di rifugiarsi sul monte Aureo, l’odierno monte Faito. Una notte l’arcangelo Michele comparve in sogno ai due pii uomini ordinando loro di costruire un tempio in cima all’altura dove si vedeva ardere un grosso cero. I futuri santi obbedirono ed edificarono un piccola struttura in legno, dedicata proprio a san Michele, lì nel punto in cui riconobbero i segni indicati dall’arcangelo e cioè sull’attuale monte sant’Angelo. Questo tempietto crebbe al punto da diventare, intorno al XIV secolo, una delle abbazie più importanti d’Europa. Celebre è il miracolo della sudorazione di manna dalla statua marmorea di San Michele, risalente al 1558. Si racconta che durante l’invasione turca a Sorrento un parte del popolo si rifugiò sul monte Faito per chiedere aiuto all’arcangelo. Egli di risposta fece sgorgare dalla propria statua gocce di sudore. Il giorno dopo la città fu liberata dagli invasori.

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Sculture in bronzo raffiguranti San Michele, San Catello e Sant’Antonino

Ma prima che l’abbazia raggiungesse questi fasti, poco dopo la sua costruzione, Catello fu vittima di calunnie e fu accusato da papa Pelagio II di non preoccuparsi dei propri fedeli cercando, invece, una vita eremitica lontana dal popolo. Per questo motivo il vescovo fu incarcerato a Roma fino a quando papa Gregorio Magno, grazie alle rivelazioni avute in sogno da un monaco benedettino, decise di scagionarlo. Il nuovo pontefice finanziò anche il piccolo tempio costruito in onore di san Michele permettendo la costruzione di una copertura in piombo. Il santuario però fu distrutto nei primi anni dell’Unità d’Italia. Un nuovo complesso religioso fu edificato solo nel 1937 per opera del commendatore Amilcare Sciaretta. All’esterno vi sono ancora oggi tre sculture in bronzo raffiguranti san Catello, sant’Antonino e san Michele.

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processione san Catello

Il rapporto tra san Catello e Castellammare di Stabia è ancora oggi molto forte. Ogni 19 gennaio, oltre alla seconda domenica di maggio, i fedeli portano in processione la statua lignea posta normalmente sull’altare nella cappella di san Catello nella Concattedrale di Maria Santissima Assunta. La statua, un tempo ricoperta d’oro, fu commissionata nel 1604 allo scultore napoletano Giovanni Battista. L’antico vescovo è raffigurato inginocchiato su un cuscino con le braccia incrociate sul petto in atteggiamento di preghiera. È vestito con gli abiti regali di un papa. Il culto di San Catello fu approvato dalla Sacra Congregazione dei Riti il 13 Settembre del 1729, attribuendogli il titolo di patrono di Castellammare di Stabia.

Fonti: Ermidio De Felice, “Dizionario dei nomi italiani”, Milano, Mondadori Editore, 2000

“Santi e patroni”, Novara, Istituto geografico De Agostini, 2006

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