Comme facette ‘a nonna. Come si toglie la paura? Ecco il rito

rito

La nostra è una cultura costellata da numerose leggende ed usanze, a volte al limite dell’esoterismo, derivanti da antiche reminiscenze pagane.

Soprattutto le nostre campagne pullulano di antiche tradizioni e riti affascinanti. Le nostre nonne sono un vero e proprio scrigno di saggezza, custodi di vecchi detti napoletani o di pratiche “magiche” per curare malanni fisici e spirituali. Come quella per togliere il malocchio, di cui abbiamo già parlato.

Tra i riti più “richiesti” oltre a quest’ultimo c’è quello di togliere la paura. Ma come si pratica?

Bisogna andare a raccogliere delle erbe specifiche nei campi, la cosiddetta “erba per la paura”. Questa va messa a bollire in due litri d’acqua, insieme a un pezzetto di pane, un po’ di sale e un rametto di olivo benedetto. In antico invece si aggiungeva un po’ della candela benedetta donata durante la benedizione delle case e un frammento della stola del prete. Il tutto deve poi bollire per due o tre ore, sempre sorvegliato, in una pentola con il coperchio rovesciato e riempito di sale grosso. Una volta cotto, il composto deve essere colato e messo in una catinella tiepida, a terra. Il “paziente” deve stare in piedi, fermo, mentre chi opera il rito intinge la mano nell’acqua e sfiora il corpo della persona per tre volte da capo a piedi, su ogni lato: sul davanti, sul dietro e, in più, sul viso, sulle braccia e sulle gambe. Con questo gesto si ripete una precisa litania: 

“Nel nome di Gesù e di Maria, se è malocchio o qualcos’altro vada via; nel nome di Gesù e di San Pietro, se è malocchio o qualcos’altro torni indietro; nel nome di Gesù e di San Giovanni, se è malocchio o qualcos’altro non venga avanti.”

Alla fine bisogna controllare se nell’acqua della bacinella si sono creati dei grumi, indice che la paura c’è e si deve ripetere fino a che l’acqua non risulti limpida. Questa pratica si può ripetere, perché non sempre riesce subito, ma per un massimo di tre volte e in specifici giorni della settimana: martedì, giovedì, sabato e domenica ( i giorni senza la “R”).

L’erba della paura si chiama in botanica Siderite ( Stachys recta ) ed è conosciuta dal popolo per “curare” tutte quelle sensazioni di agitazione ed ansia, caratteristiche di piccoli o grandi shock.

Viene raccolta, secondo la tradizione, il 24 giugno, giorno del solstizio d’estate e di San Giovanni e viene conservata in mazzetti a forma di “pugno” che servono, come dicono le nonne “a colpire la paura”.

In alcuni paesi esiste anche una variante del rito: far annusare l’aceto al “paziente” pronunciando parole misteriose, poi con i pollici si premono forte le tempie e la sera si immergono i piedi in una bacinella d’acqua tiepida, che va poi buttata in un pozzo profondo.

Stachys recta
Stachys recta, “erba della paura”

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