Carusiello: perchè il salvadanaio a Napoli si chiama così?

carusiello
carusiello

Purtroppo, abbiamo tutti superato quella meravigliosa fase della vita in cui pochi spiccioli sono un’enorme fortuna: figurine, piccoli giochi, caramelle, tutto a portata di mano con quelle monetine che per tutti gli altri sembravano insignificanti. Così, avidi e zelanti andavamo a fare spese, visitavamo nonne e zie, facevamo piccoli lavoretti in casa col solo scopo di sentire le parole magiche: “Tie’, miettil’ indo ‘o carusiello”. Il “carusiello” è, per tutti i napoletani, il più comune salvadanaio anche se oggi il termine viene usato ogni qual volta si parla di somme di danaro conservate.

salvadanaio
salvadanaio

Soprattutto per i più anziani “carusiello” può essere definita la pensione, oppure somme depositate in banca o, addirittura, investimenti, ma il significato simbolico, alla fine, rimane invariato. In realtà il carusiello non è un comune salvadanaio, ma un vaso di creta con il classico foro orizzontale per introdurre monetine, inviolabile a meno che non si fosse ridotto in cocci. Un funzionamento molto simile al classico maialino che vediamo in ogni film.

Perchè non lo chiamiamo semplicemente salvadanaio? Da dove deriva il termine “carusiello“? Per scoprirne le origini dobbiamo risalire ad un’altra parola usata soltanto a Napoli: il caruso. Per caruso, o mellone, si intende una testa rasata o comunque con un taglio di capelli molto corto. Il termine deriva dal latino “cariosus“, che tradotto significa, appunto, glabro, oppure può risalire direttamente al verbo greco “keiro“, che significa tagliare o rasare. Ma cosa collega un salvadanaio di creta ad una testa rasata?

Per capirlo dobbiamo arrivare al periodo della dominazione spagnola, quando i nobili cavalieri della corona erano soliti dilettarsi con giochi e tornei in sella al loro cavallo. Uno in particolare prevedeva il lanciarsi una grossa palla di creta, una sorta di antenato del polo. Questa palla, per il colore marrone e per la somiglianza ad una testa rasata, veniva chiamata “caruso“. I salvadanai del tempo, che erano in tutto e per tutto una versione ridotta e modificata di quelle palle, vennero chiamati “piccoli carusi” e, quindi, “carusielli”.

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