Non lo sapevo: il vero inventore della Sambuca era napoletano

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La sambuca non è semplicemente una bevanda alcolica, ma una vera e propria istituzione: non c’è casa che non ne abbia una bottiglia da mettere in tavola dopo pranzo ed ognuno di noi, in un giro di bevute con amici, avrà ordinato un bicchierino del liquore trasparente. In tutti questi casi, verrà sicuramente in mente solo ed unicamente la bottiglia di vetro trasparente, l’etichetta chiara con la scritta in nero della “Sambuca Molinari”.

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La storia, infatti, vuole che a creare la bevanda sia stato l’imprenditore romano Angelo Molinari che, dopo essere tornato dall’Etiopia nel 1935 e dopo aver scoperto lì le caratteristiche dell’anice stellato, creò a Civitavecchia la prima distilleria della sambuca che ancora oggi porta il suo nome. In realtà, quando Molinari arrivò in città, esisteva già, da oltre un secolo, la Sambuca Manzi, dalla quale il romano prese ispirazione modificando solo in parte la ricetta. Nella prima bevanda, infatti, veniva usato l’anice verde, che forniva un sapore più secco e meno dolce rispetto a quello stellato della Molinari.

Luigi Manzi, vero padre della sambuca, nacque ad Ischia nel 1809. La sua storia è stata riportata per la prima volta dal Corriere della Sera, nel 2004, che ipotizza anche un legame fra il nome della sua bevanda e le origini dell’inventore. L’isola napoletana viveva, ai tempi in cui è cresciuto Manzi, quasi esclusivamente di agricoltura. Per dissetare i contadini giravano fra i campi numerosi acquaioli che offrivano una mistura di acqua ed anice: questi giovani venivano chiamati “sambuchelli” e, probabilmente, è proprio in loro onore che l’imprenditore scelse il nome “sambuca”.

Altra possibile origine del nome è dettata dai mezzi poco legali ai quali avrebbe fatto ricorso il Manzi per evitare spese eccessive. Alcune bottiglie di alcool, infatti, sarebbero state trasportate di contrabbando e nascoste grazie ad un ingegnoso buco nel pavimento. Il nome sarebbe, quindi, un modo scherzoso per “santificare” quel San Buco che aveva permesso la nascita dell’impresa. In ogni caso, Luigi Manzi produsse la sua bevanda a Civitavecchia perché, di fede garibaldina, preferì allontanarsi da Napoli e far nascere la sua attività lontana dagli odiati monarchi.

Tornò ad Ischia soltanto dopo l’occupazione piemontese e finanziò con il ricavato della sua invenzione moltissime infrastrutture pubbliche. Lo stesso Garibaldi si dice andasse spesso a trovare Luigi Manzi, dal quale si fece regalare anche un’intera cassa di sambuca. Morì nella sua isola nel 1873, ma la sua invenzione sopravvisse, anche dopo l’arrivo della più famosa Molinari. In una mezza dozzina di enoteche di Civitavecchia è ancora possibile gustare ed acquistare l’originale Sambuca Manzi.

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