Il “Museo della Carta” di Amalfi: era tra le più grandi produttrici d’Italia

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La storia è concorde nell’affermare che l’invenzione della carta sia avvenuta in Cina intorno al I secolo d.C.. Soltanto mille anni dopo l’Europa imparò dai cinesi l’arte di lavorare e creare quelle sottilissime sfoglie bianche, sostituendo definitivamente le vetuste pergamene tramandate dai romani. Questo ritardo è dovuto alla lontananza geografica e culturale della Cina: poche notizie arrivavano del grande impero sorto all’estremo oriente del mondo e quasi tutte alterate nei mercati arabi e dalle fantasie di mercanti ed esploratori.

Inoltre, poco dopo l’anno 1000, pochi erano i luoghi in Europa ad aver sviluppato un sistema commerciale talmente ben orchestrato da intrattenere rapporti con realtà così diverse. Prime in assoluto furono le Repubbliche Marinare italiane: Pisa, Genova, Venezia e la nostrana Amalfi. Proprio grazie alle navi della potenza campana la carta ed il segreto dietro la sua lavorazione arrivò fino a noi. Non stupisce, quindi, né che fino al ‘Novecento Amalfi fosse una delle più grandi produttrici di carta d’Italia, né che a ricordare questo ospiti ancora oggi un “Museo della Carta”.

Addirittura, il piccolo comune contende il primato sull’antichità di tale industria con la più nota città di Fabriano, oggi marchio indiscusso nel settore. Alcuni storici come Matteo Camera hanno risolto l’annosa questione dando la vittoria ad Amalfi, ma non ci sono ancora prove schiaccianti per poterlo affermare con certezza. Nel 1700, periodo di massima fioritura di tale attività, erano undici le cartiere che sorgevano all’interno della vicina Valle dei Mulini. Fu proprio questo posto che da un lato favorì, col suo naturale flusso d’acqua, la nascita dell’industria, dall’altro segnò la sua condanna.

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Col progresso tecnologico e la nascita di nuovi mezzi di trasporto della merce, la stretta valle divenne un posto angusto e poco raggiungibile. Inoltre, le stesse acque che davano ninfa vitale alle cartiere iniziarono ad essere piene di detriti al punto da rendere la carta prodotta molto più scadente. Nonostante questo, i cartai amalfitani resistettero per altri due secoli, implorando i regnanti ed i successivi governi di far qualcosa per tutelare l’artigianato locale, ma ogni appello venne, di fatto, ignorato.

Nel novembre del 1954, un’alluvione distrusse completamente la maggior parte delle cartiere della valle, lasciandone attive soltanto tre e mettendo la parola fine sul primato amalfitano. Una di queste superstiti apparteneva al comm. Nicola Milano che chiuse nel 1969. La struttura venne però donata ad una fondazione creata dallo stesso Milano con lo scopo di trasformare l’ex cartiera nell’attuale “Museo della Carta”.

Oggi, il museo offre un percorso attraverso tutte le fasi della lavorazione della carta: dalla creazione dei canali per l’acqua alla ricostruzione del procedimento così come era sette secoli fa. Un viaggio alla scoperta di un primato vantato dalla nostra terra e che, come tanti altri, è andato perduto. Per maggiori informazioni sulle esposizioni e sugli orari di apertura è possibile consultare il sito ufficiale del “Museo della Carta”.

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