Inciucio: da parola napoletana a termine usato nei giornali di tutta Italia

In qualunque tempo ed in qualunque paese se c’è una cosa che uomini e donne hanno sempre fatto, un’attività universale, è “inciuciare”. L’“inciucio” esiste da sempre: probabilmente quando il primo antenato dell’uomo si alzò su due zampe, le altre scimmie erano dietro di lui a sparlare dell’accaduto e di quanto fosse stato un gesto spregiudicato. Non sarebbe neanche necessario specificare cosa sia un inciucio, ma, per onor di cronaca, è giusto farlo.

A Napoli si chiama così il pettegolezzo costante, il parlottio a bassa voce riguardo qualcuno o qualcosa. Quante storie clandestine, vere o presunte, sono nate e cresciute fra parole e maldicenze, quanti segreti, di stato o di famiglia, sono stati diffusi nel giro di poche ore perchè giunti all’orecchio di una persona pettegola. Come cantava de Andrè in “Boccadirosa”: “Una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale, come la freccia dall’arco scocca gira veloce di bocca in bocca”.

Nel linguaggio comune, però, bisogna aggiungere che “inciucio” è arrivato a significare non solo l’attività di “inciuciare”, ma l’oggetto stesso della discussione. Con questa parola si può arrivare a chiamare anche qualcosa che potrebbe generare l’inciucio collettivo. Non è raro che un rapporto segreto fra due persone venga nominato impropriamente “inciucio”. Un’accezione che ha trovato proseliti nell’ambito giornalistico, come vedremo in seguito.

Da dove deriva questo termine è ancor più semplice da comprendere. “Inciucio” altro non è se non una parola onomatopeica che emula il suono di più persone che parlano a bassa voce: un costante e sommesso “ciù ciù ciù”. Non solo a Napoli al pettegolezzo viene definito in questo modo, basta pensare che il termine “chat”, oggi conosciuto da tutti, deriva proprio dalla parola onomatopeica inglese con lo stesso significato del nostrano “inciucio”. Secondo un’altra teoria, invece, deriverebbe da “ciucia”, che nella nostra lingua indica l’organo genitale femminile: il motivo sarebbe che l'”inciucio” è considerato da sempre attività preferita dalle donne.

Come abbiamo anticipato, da termine prevalentemente napoletano, l’inciucio è entrato nel vocabolario italiano e viene usato in particolar modo dalle testate giornalistiche. Un inciucio fra due politici appartenenti a partiti diversi sta ad indicare un “abboccamento”, un avvicinamento che potrebbe portare vantaggi ad entrambi o, addirittura, qualcosa volto a violare le consuetudini e le norme. Questa “evoluzione” del termine si deve ad un errore di un giornalista.

Nell’ottobre del 1995, quando nei tribunali, in Parlamento ed in tutta Italia si discuteva del fenomeno “Mediaset” e dell’ascesa di Silvio Berlusconi, il giornalista Mino Fuccillo pubblicò su Repubblica un’intervista a Massimo D’Alema. Fra le domande poste ce n’era una in cui si chiedeva se fosse in atto un “inciucio” fra i Democratici di Sinistra ed il Cavaliere. Fu allora che la parola napoletana, usata in maniera erronea, entrò nel vocabolario e nell’uso di tutta Italia.

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