Il Bosco di San Vito con il Sentiero del Re, 6 km dove cacciavano i Borbone

Il Bosco di San Vito è uno dei luoghi cui gli abitanti di Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, e ideale collegamento fra il basso e l’alto casertano, sono più legati. Si trova a pochi passi dalla locale Basilica benedettina, costruita sui resti del tempio di Diana Tifatina (del quale alcuni reperti sono conservati al Museo Campano di Capua), che a breve dovrebbe ottenere il prestigioso riconoscimento dell’Unesco come “Patrimonio mondiale dell’umanità”.

Il bosco, detto anche Il Sentiero del Re (perché era una delle mete privilegiate per le battute di caccia dalla dinastia Borbone) rappresenta il primo vero polmone verde a ridosso della conubarzione casertana, un luogo incantevole dove la macchia mediterranea si esprime in tutto il suo splendore con un sottobosco ricchissimo di biodiversità, il percorso nella sua interezza misura circa 6 Km per un due ore di cammino senza particolari difficoltà.

Da circa un anno un gruppo di volontari, con a capo Giovanni Nocera e Nicola Conetta, si sta adoperando per effettuare un’opera di manutenzione ordinaria grazie all’autotassazione e agli occasionali proventi (su base volontaria) derivanti da quelle che all’inizio erano delle sporadiche visite guidate e che adesso stanno diventando degli appuntamenti cult per tutti gli appasionati di trekking, e non solo, del casertano. La dedizione e la cura che i volontari hanno profuso per far conoscere il Bosco di San Vito, e in particolare il percorso del Sentiero del Re, è stata premiata ultimamente da vari riconoscimenti alla qualità del percorso naturalistico, in particolare sotto il profilo della ricchezza ambientale e faunistica e degli angoli che offrono panorami davvero suggestivi.

A conferma dell’insospettabile qualità ambientale del luogo c’è, oltre alla cospicua presenza di cinghiali, volpi e una colonia di ghiri moscardini, una colonia di salamandrine che necessitano di un contesto ambientale caratterizzato da acqua limpida e aria pura. Il tutto a pochi chilometri dal territorio che con troppa fretta e troppa superficialità è stato etichettato come la “Terra dei Fuochi”.

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