La Quaresima napoletana: un momento di vero godimento

la vecchia

Il popolo napoletano, ligio alla religione cattolica, ottempera scrupolosamente ai doveri indicati nel calendario liturgico. Non soltanto, dunque, affezionato a festività che celebrano l’abbondanza, come il carnevale, ma anche profondamente devoto a festività apparentemente più moderate, come la Quaresima.

Queste sono due ricorrenze molto vicine tra loro nel tempo: la quaresima comincia proprio quando il carnevale finisce; non a caso la parola carnevale deriva dal latino carnem levare, che introduce esattamente al successivo periodo di dieta, la quaresima appunto. Forse, infatti, non tutti conoscono il vero e proprio rito di passaggio dalla prima festa alla seconda che esisteva nella tradizione napoletana; il rituale era detto Carnevale a cavallo ‘a Vecchia, dove per vecchia s’intendeva proprio la quaresima, di solito raffigurata come un’anziana signora sdentata e magra: i partenopei salutavano il carnevale e accoglievano la quaresima per mezzo di figuranti che impersonavano contemporaneamente l’uno e l’altra attraverso una maschera di pulcinella, nella parte superiore, con delle finte gambe attorno ai fianchi della vecchia, nella parte inferiore e che costituiva, invece, il personaggio della quaresima. Il carnevale, nel significato letterale e non solo metaforico del proverbio, si accavallava alla quaresima.

carnevale a cavallo 'a vecchia
carnevale a cavallo ‘a vecchia

Durante questo rituale il figurante ballava, nelle nuove vesti, una tarantella molto lenta, quasi come se dondolasse fermo sul posto; la cerimonia, poi, si fermava davanti ai bassi, ai cui abitanti venivano offerti ‘e salatielle (lupini imbevuti d’acqua ed addolciti con del sale) e talvolta brocche di frizzante Gragnano o secco Asprino. Sembra assurdo come un periodo come quello della quaresima, basato sulle privazioni, sia festeggiato in maniera così poco penitente. In realtà, in un territorio il cui popolo viveva incessantemente una quaresima, la durata della cerimonia gioiosa effettivamente molto breve.

La quaresima è così chiamata per indicare i 40 giorni (o poco più) che, partendo dal mercoledì delle ceneri, precedono la Pasqua; ma essa è soprattutto indicatrice del periodo di esilio volontario che Gesù trascorse nel deserto, subito dopo aver ricevuto il battesimo nel fiume Giordano. La dieta che il cristiano segue durante tale periodo serve a mantenere il suo corpo puro al fine di avvicinarsi a Dio.

Anche se molti potranno credere che questo sia un periodo di totale lontananza da ogni tipo di piacere alimentare, in realtà la quaresima è un momento di lontananza dalla sola carne, che simboleggia, in particolar modo tra i religiosi, più che un piacere alimentare, un piacere sessuale; si tratta, dunque, di astinenza quanto di continenza.
Pertanto, i religiosi, durante i quattro tempora, ovvero i tempi di maggior digiuno all’anno*(cfr. in fondo alla pagina), mangiavano verdure e pesci fritti. Questa pietanza ricorda, non poco, la moderna tempura giapponese: ebbene sì, l’origine della tempura è europea, non orientale. In effetti, furono i missionari d’Europa che, approfittando dei viaggi commerciali portoghesi per raggiungere popoli lontani da convertire al cristianesimo, portarono questo cibo fatto di pastelle fritte di pesce e verdura, per alleviare la propria astinenza dalle carni durante i quattro tempora (di qui il termine tempura).

tempura
tempura

L’olio, durante i digiuni della cristianità, si è visto unico ed indiscusso protagonista alimentare. Ad esempio Sant’Antonio Abate ha vissuto di solo pane, acqua e sale per circa 43 anni, soltanto successivamente aggiunse dell’olio alla sua dieta, ma esclusivamente a scopo terapeutico, ed in quantità minime; egli considerava il cibo una necessità, non un piacere; questa castità avrebbe potuto avvicinarlo alla santificazione e al Paradiso, perché il rapporto con Dio, passava attraverso i sacrifici; per il Santo, la cucina era una sopravvivenza, e il miglior condimento era la fame, generata dall’astinenza.

olio

L’olio esiste da quando esiste il mondo, se ne hanno notizie già nell’età del bronzo. Su di esso esistono moltissime leggende; una particolarmente interessante è quella greca in cui si racconta di una gara tra Poseidone ed Atena per poter dare il proprio nome alla città greca e mentre il primo offrì il mare, la dea della sapienza offrì un ulivo. Il valore dell’olio, dunque, non è soltanto dietetico come nel caso degli asceti, ma anche politico, e questo è confermato sia dall’antico testamento, in cui il ramoscello d’ulivo portato dalla colomba è simbolo di pace tra Dio e gli uomini a seguito del diluvio universale, sia dal termine francese per indicare l’olio, huile, che può tradursi anche come illuminato, ed è riferito a particolari autorità. Le virtù di questo ingrediente speciale non sono, però, terminate: esso è simbolo di purezza da un lato (basti pensare all’estrema unzione, che redime il moribondo da tutti i suoi peccati), e simbolo di seduzione dall’altro.

In più l’olio possiede delle caratteristiche misteriose: esso ha la capacità di unire e allo stesso tempo separare (grazie alla sua non-solubilità) i vari ingredienti; molto spesso non è considerato un condimento, bensì un vero e proprio alimento (la comune bruschetta non esalta il pane, bensì il sapore dell’olio); utilizzato nella frittura ha la capacità di sorprendere il cibo, coglierlo alla sprovvista e fermarlo nel tempo fino a farci assaporare lo shock dell’alimento segretamente intrappolato in una patina dorata.

 

*I quattro tempora capitano di mercoledì, venerdì e sabato della stessa settimana, e nei periodi che precedono le grandi celebrazioni: tra la terza e la quarta domenica di Avvento, tra la prima e la seconda domenica di Quaresima, tra la Pentecoste (il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua) e la Solennità della Santissima Trinità (esattamente una settimana dopo la Pentecoste). Il quarto tempora non nasce in prossimità di un importantissimo evento religioso, ma il Papa Leone I, per amore di simmetria (un temporum per stagione), ne istituì un ultimo tra la terza e la quarta settimana di settembre.

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