Il fantasma del muratore di via Tarsia: sepolto in una struttura in costruzione

Napoli – Dal fantasma di Maria D’Avalos che grida nel Centro Storico al più classico Munaciello, dalla Bella ‘Mbriana alle teste appese a Castel Capuano, Napoli conta una lunghissima lista di fantasmi e creature spiritiche che, secondo tradizioni popolari antichissime, infestano strade e palazzi. Leggende metropolitane, fatti storici particolarmente violenti e superstizione diffusa hanno fatto in modo da popolare, nei secoli, la nostra città con entità terrificanti. Finché parliamo di folklore, i fantasmi non sono altro che un modo per accrescere curiosità ed interesse per un tale luogo, ma la storia del muratore di via Tarsia è ben diversa.

Ci sono altre storie, fra le strade di Napoli, storie ben lontane da miti e leggende, storie di persone che sono entrate in contatto con qualcuno o qualcosa al punto da rimanerne profondamente segnate. E’ un esempio la storia del vecchietto del Cardarelli: un anziano che in alcuni giorni parla con i pazienti in attesa per poi sparire improvvisamente dopo aver ammesso di essere già morto. Il fantasma di cui parliamo oggi è molto più simile a quel tranquillo ed inquietante vecchietto che non alla urlante Maria D’Avalos.

Secondo le testimonianze raccolte da Alberto Ferrero sul suo blog, tutto è iniziato nel 1955. La famiglia della donna che ha raccontato la vicenda si era appena trasferita in un palazzo di nuova costruzione al numero 11 di via Tarsia, strada fra via Toledo e Piazza Dante. La testimone, allora bambina, dormiva con gli altri fratelli in una camera con un ampio balcone. Nel cuore della notte la piccola era solita vedere uno sconosciuto passeggiare fuori al balcone: sembrava un uomo curvo, di carnagione scura, vestito con una tuta da lavoro ed un cappellino di carta. Ingenuamente la bambina salutava quella persona senza chiedersi perché uno sconosciuto passeggiasse in piena notte in casa sua.

Impressioni di una bambina, direte voi. Eppure la testimone non fu l’unica a vedere quella persona. La sorella, mentre sedeva in poltrona, capitava di vedere una figura simile appoggiata alla porta della stanza. Anche il padre aveva spesso la sensazione che ci fosse qualcuno fuori ai balconi o vedeva spesso una mano dalla pelle scura che apriva le porte in casa. Alcune volte, invece, l’intera famiglia sobbalzava sentendo alcune mandate alla porta d’ingresso, ma, dopo aver controllato, non c’era nessuno a infilare la chiave.

L’incubo durò per circa un anno: una notte, il padre lasciò moglie e figli dai nonni, rimanendo a dormire in via Tarsia insieme al fratello. Dopo poche ore fu quest’ultimo a suggerire di andarsene immediatamente da quella casa dopo aver visto un uomo che cercava di aprire la porta della camera da letto. In seguito, anche le altre famiglie che abitarono nel palazzo notarono la strana presenza: porte aperte da una mano scura, bussate e mandate alle porte. Una notte, addirittura, un uomo vide il fantasma fissare la figlia mentre dormiva. Alcuni passanti giurano di aver visto un uomo passeggiare fuori i balconi del palazzo in piena notte.

Ammesso che tutte queste testimonianze siano vere e non siano semplicemente il frutto di paure e scherzi di cattivo gusto, chi potrebbe mai essere questo fantasma? Perché è così legato al palazzo? La prima famiglia che ha fatto la sua conoscenza avrebbe, in seguito, chiesto informazioni in giro per scoprire l’origine dell’entità. Secondo quanto ha raccontato la donna, alcune persone avrebbero riferito che durante la costruzione dell’edificio un muratore morì in maniera molto violenta. Parliamo degli anni ’50, quando le morti sul lavoro erano all’ordine del giorno ed a nessuno importava di un uomo di colore. Probabilmente l’operaio morto venne sepolto all’interno della struttura in costruzione condannando la sua anima a vagare in eterno nel palazzo di via Tarsia.

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