Le Pacchianelle di Castellammare di Stabia. La tradizione perduta, ecco chi erano

Pacchianella

La società attuale, iperconnessa e sempre al passo con le ultime mode, ha ormai reso il mondo “uguale”, facendo dimenticare le tradizioni di un tempo, quelle in grado di far emergere un elemento fondamentale della collettività, l’originalità.

Una pratica ormai in disuso ma degna di essere riportata alla memoria è quella delle pacchianelle. Fino agli anni settanta, a Castellammare di Stabia, nel giorno dell’Epifania, era solito svolgersi una sfilata, organizzata dalla chiesetta di Sant’Anna a Licerta, le cui protagoniste indiscusse erano per l’appunto le pacchianelle, ovvero bambine e giovani donne vestite con abiti della tradizione contadina che dal centro storico sfilavano fino a piazza Cristoforo Colombo.

Il corteo, che nell’insieme ricordava un piccolo presepe itinerante, era accompagnato da inni religiosi e, in sottofondo, da una banda musicale. Giunti in piazza, i fuochi d’artificio, concludevano la cerimonia.
Ognuna di queste piccole donne sfilava reggendo un cesto nel quale, in base alle possibilità economiche, erano riposti prodotti tipici dei Monti Lattari e della penisola: agrumi, formaggi, pane, dolci, castagne, noci, polli, conigli.
A completare il corteo, quindi il quadro gioioso e festoso, vi erano fedeli e sacerdoti che trasportavano una statua del Bambinello Gesù.

La tradizione stabiese, a causa dello spopolamento del centro antico a favore dei nuovi quartieri popolari, si è spostata prima in periferia fino ad essere dimenticata.
Il tempo, si sa, rafforza o distrugge ciò che fa parte della nostra esistenza. Oggi, infatti, delle Pacchianelle di Castellammare restano come testimonianza tangibile alcune foto ingiallite dal tempo rafforzate dai ricordi degli anziani del luogo.

Tuttavia non tutto sembra perduto. Recentemente, infatti, le maestre e i bambini dell’Istituto Comprensivo 5° Karol Wojtyla, con il prezioso aiuto dei genitori, prima della pausa natalizia hanno riproposto, tra le strade del rione, una versione rivisitata della processione.

Dunque, dopo il periodo di “riposo”, pare che quest’antica tradizione stia poco a poco tornando alla memoria. Adesso l’arduo compito va portato a termine dai cittadini stabiesi che, con la passione che li caratterizza, sapranno di certo far riaffiorare e far sopravvivere una tradizione che lotta contro l’inesorabile scorrere del tempo, tramandando così, alle nuove generazioni, usi e costumi antichi.

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