Video. De Curtis vs Totò: “Lui è un pagliaccio, io invece sono…”

Napoli“Io sono De Curtis, lui è Totò: lui fa il pagliaccio, è un attore, ma io no, io sono una persona perbene. Noi in casa non viviamo vicini: lui sta in cucina ed io mangio nella sala da pranzo. L’ho schiavizzato, vivo alle spalle di Totò, lo sfrutto: lui lavora ed io mangio”. Così Antonio De Curtis raccontava, ironicamente, il suo rapporto con Totò: il nome d’arte, la maschera, l’attore famoso in tutto il mondo.

Semplice ironia? Un modo buffo per raccontare il doppio stato di nobile ed attore? Forse, dietro le parole del principe c’era molto altro, un malessere durato tutta la vita, uno scontro sempre acceso fra la miseria di Totò ed i fasti di De Curtis, fra il comico ed il pensatore burbero. L’attore che conosciamo ed amiamo era un’identità scenica, un pagliaccio a tutti gli effetti: dietro il trucco e le movenze comiche De Curtis era un uomo serio, piuttosto snob, quasi insofferente alla folla, alle persone ed ai rapporti umani.

Come dirà l’attore in un’altra intervista: “Il principe De Curtis è un peso che mi porto dietro da tutta la vita”. Una realtà confermata anche da chi ha avuto rapporti più stretti con lui: dal cuore grande, ma taciturno e burbero, più incline alla riflessione che alla risata, quasi insofferente, “sciupafemmine”, ma chiuso nei rapporti. Nato N\N e riconosciuto solo in seguito dal Marchese De Curtis, padre biologico, l’idolo di Napoli sembrava davvero spezzato fra miseria e nobiltà.

E’ dunque vero che Totò è esistito solo per far mangiare il Principe? Non del tutto. Probabilmente il pagliaccio rappresentava ciò che rimaneva del “figlio di nessuno” nato e cresciuto alla Sanità, un modo per rimanere con i piedi per terra nonostante il successo internazionale, un mezzo per strappare sempre un sorriso sincero persino al cupo De Curtis. Forse non esistevano due Totò, ma un solo uomo dal cuore spaccato a metà fra i quartieri di Napoli ed i giardini borghesi di Roma.

Il video pubblicato da Rai Movie:

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