Diego Colamarino, l’illustre cittadino torrese che dichiarò guerra alla vicina Resina

 

Torre del Greco: città dei fiori, del corallo e di… Diego Colamarino. Fervente liberale e ardente patriota negli anni del Risorgimento, il suo nome è noto a molti a causa dell’omonima via a lui dedicata ubicata nel centro storico. In pochi però conoscono la sua storia ma soprattutto i dettagli di una controversia avente avuto egli stesso come protagonista… Ma andiamo con ordine.

Diego Nicola Francesco Colamarino nacque a Torre del Greco il 12 gennaio del 1837. Il padre, don Giovanni Colamarino, apparteneva ad un’importatnte famiglia torrese, il cui capostipite fu il napoletano Domenico Antonio Scipione Marino il quale, nella seconda parte del ‘600, pose le basi del patrimonio familiare, acquisendo enfiteusi e censi su fondi e immobili che vari Signori possedevano a Torre del Greco. La famiglia della madre, Rosa Acquaviva, era proprietaria di vasti possedimenti che si estendevano da Torre fino a Resina, in particolare nella zona del cosiddetto “Rione Acquaviva”.

Il nome ‘Diego’ non scaturì per caso. Questo infatti era l’appellativo dello zio paterno: canonico, amico e confessore del Beato Vincenzo Romano. Intraprese la carriera universitaria come allievo del giureconsulto prof. Giuseppe Testa. Le sue prime pubblicazioni risalgono al 1865, quando diede alle stampe i “Prolegomeni al comento del codice civile italiano”, un’ opera che ottenne anche un discreto successo tra alcuni dei più importanti giuristi europei. Il 28 agosto del 1867, in seguito all’Unità Nazionale, fu eletto consigliere al comune di Napoli. Tra il 1875 e il 1880, alla luce delle numerose pubblicazioni, ottenne anche una Cattedra di Diritto Civile in sostituzione dello stesso prof. Testa ammalatosi gravemente. Nel 1883 pubblicò il primo dei volumi degli “Elementi del Diritto Civile Italiano”. Esercitò anche l’avvocatura venendo particolarmente apprezzato per alcune sue arringhe.

Alla pagina 256 del suo “Uomini e fatti dell’antica Torre del Greco” ricorda, tra le altre cose, anche la sua difesa dei diritti della città in una lite con la vicina Resina per la delimitazione dei confini. Causa, questa, che si interruppe bruscamente a causa della morte di Colamarino, avvenuta all’età di 51 anni il 25 settembre del 1888 a Palazzo Ventolieri, dove risiedeva ‘segretamente’ insieme ad una tale Lucia Penche dalla quale aveva avuto 2 figli: Rosa ed Eduardo.

Il 30 settembre, 5 giorni dopo la sua dipartita, il giornale Fortunio gli rese omaggio attraverso un articolo:

“E’ una simpatica figura che si è spenta. Dolce, affettuosa, lascia un gran vuoto nell’Ateneo e nel foro napoletano. Poggiato sul suo bastoncello, o a braccetto di qualche giovane studioso, lo si vedeva spesso passeggiare sotto i portici dell’Università, sempre col sorriso sulle labbra, dando consigli, incoraggiamenti, spiegazioni; tal quale come sulla cattedra, senza ofanità, senza boria. Ci ha lasciati due sapienti lavori: l’uno sull’ Enfiteusi e l’altro sulla Locazione, oltre un gran numero di forti studi sul nostro Codice Civile, opere tutte che anche all’estero hanno avuto quell’apprezzamento che non può mancare a’ lavori delle forti intelligenze. Nella sua giovinezza fu giornalista e soldato. Prese parte alle guerre del nostro Risorgimento, nelle battaglie del Tirolo nel’66 con Garibaldi. I funerali solenni dimostrarono quanta parte di cuore egli occupasse nella cittadinanza napoletana e quanto affetto gli portasse la nostra gioventù studiosa…”.