“La paura numero uno”: 70 anni fa Eduardo raccontava la società attuale

Drammaturgo, attore, regista, poeta e scrittore Eduardo De Filippo deve essere considerato innanzitutto uno dei più grandi pensatori che Napoli ed il mondo abbiano mai avuto: non a caso le sue opere gli sono valse la candidatura al premio Nobel. Guardando le sue commedie le risate partono facilmente, ma soffermandosi di più sul significato di ogni singola battuta, ascoltando bene i monologhi, comprendendo a fondo il senso dell’opera la risata si trasforma in sorriso per poi diventare una riflessione ben più profonda.

“La paura numero uno”, portata in scena per la prima volta all’XI Festival di Venezia del 1950, fu una delle commedie più bistrattate di Eduardo: al tempo risultò un vero fiasco. Eppure, in un’opera tanto secondaria De Filippo fu in grado di fotografare perfettamente la situazione storica e sociale del suo tempo, una fotografia che se paragonata ai tempi moderni, confrontata con la nostra attualità, mostra fin troppi tratti in comune.

Veniamo alla trama. Siamo nella Napoli dell’immediato dopoguerra, in un paese che andava incontro al boom economico degli anni ’50, che voleva dimenticare a tutti costi gli orrori dei bombardamenti e la fame patita negli ultimi decenni. Un solo uomo sembra non unirsi a questa gioia collettiva. Matteo Generoso, interpretato dallo stesso Eduardo, è ossessionato dalla paura per lo scoppio di un terzo conflitto mondiale.

Spasmodicamente cerca notizie sulla politica estera, accatasta scorte di cibo nella dispensa per sopravvivere al futuro razionamento ed impedisce persino alla figlia Evelina di sposare il giovane Mariano Conforto vista la paventata incertezza del tempo. Esasperata, la moglie Virginia escogita un piano con il fratello Arturo: fanno trasmettere un finto giornale radio in cui si annuncia che la guerra tanto temuta è realmente scoppiata.

Nel momento in cui viene a conoscenza della notizia Matteo abbandona improvvisamente ogni timore. Diventa un altro uomo: sereno, rilassato, ci scherza su e con piacere acconsente al matrimonio della figlia. Viceversa non reagisce in modo tanto pacato la futura suocera, la madre del giovane Mariano, che per sbaglio è venuta a conoscenza della falsa notizia credendoci. Presa dal panico arriva persino a segregare il figlio per impedire che venga preso per il fronte. Col tempo Mariano riuscirà a fuggire ed a sposare l’amata Evelina.

Già da questo brevissimo sunto si evince che la “paura numero uno” di Matteo non è realmente la guerra o la fame, ma l’insicurezza del suo tempo, l’incertezza, il non avere nemici o alleati. Senza un punto fermo l’uomo può fare l’unica cosa che gli è concessa per sentirsi partecipe alla società: preoccuparsi ed aver paura. Una realtà che lo stesso Eduardo stava vivendo in quel tempo tanto difficile.

Nel 1950, mentre il mondo festeggiava la crescita economica, si affacciava all’orizzonte la “Guerra Fredda” fra le due più grandi potenze al mondo: una “cortina di ferro”, come la definì un cronista del tempo, che iniziava ad aleggiare sull’Europa. Chi era il nemico? Sarebbe scoppiata una guerra apocalittica? Ma, soprattutto, perché tutti sembravano non preoccuparsene? Questo si chiedevano Eduardo e tanti altri consapevoli di quanto accadeva nel mondo.

Ed oggi? Oggi qual è la paura numero uno? Viviamo con la paura che un dittatore dall’altra parte del mondo scagli una testata nucleare, che il presidente di un altro paese dia il via ad una guerra, ci spaventiamo per il riscaldamento globale, rimpiangiamo le care vecchie mezze stagioni che non esistono più e ci avviliamo per una crisi economica che nemmeno abbiamo mai compreso. Forse, oggi come ai tempi di Eduardo, la paura numero uno è l’insicurezza.

Le persone non sanno di cosa avere paura e, nel dubbio, hanno paura di tutto, dai vaccini al terrorismo. Non sanno in cosa credere quindi dubitano di tutto, persino che la Terra non sia piatta, o, peggio ancora, credono a tutto, a qualunque bufala leggano arrivando persino a temere fini del mondo imminenti.

I giovani hanno paura del futuro, gli anziani dei giovani e della modernità, i genitori temono per i propri figli, i figli di diventare genitori. E’ diminuito il tasso di natalità, ci si sposa sempre più in tarda età e quando anche avviene il divorzio è dietro l’angolo. Il mondo attuale è abitato da tanti Matteo Generoso che vivono la vita aspettando una tragedia imminente, ignorando che la vera tragedia sia l’insicurezza.

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