La Certosa di Padula, storia e origini del convento più grande d’Italia

La certosa di San Lorenzo, meglio conosciuta come Certosa di Padula, è una certosa situata nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno. E’ la prima certosa ad essere nata in Campania, ancor prima di quella di San Martino a Napoli e di San Giacomo a Capri. La certosa è strutturata su tre chiostri, un giardino, un cortile e una chiesa, ed è uno dei più importanti complessi monumentale barocchi del sud Italia, oltre che la più grande certosa d’Italia e tra le maggiori in Europa.

Le origini

La sua nascita risale al IX-X secolo, quando la popolazione, che si era rifugiata sulle alture, preferì insediarsi sulla collina al termine delle incursioni saracene. Alla sua costruzione contribuirono i monaci Basiliani, come testimoniano la Chiesa di San Nicola alle Donne e i ruderi dell’antico Monastero di San Nicola al Torone.
Successivamente, nel 1296, Tommaso II Sanseverino, conte di Marsico e signore del Vallo di Diano, entrò in possesso della città, interessandosi particolarmente al sito in cui sorgeva la Grancia di San Lorenzo dell’abate di Montevergine. Dopo qualche anno ottenne tutti i beni della Grancia e li donò ai Certosini di San Brunone. Così iniziava a sorgere il primo nucleo della Certosa, che nei secoli assunse le grandiose dimensioni odierne. L’ordine certosino, fondato da San Brunone con casa gentilizia a Grenoble, era sostenuto dagli Angioini, che oltre a quella di Padula, favorirono la nascita anche della Certosa di San Martino a Napoli e quelle di Capri e Chiaromonte.

La storia

Nel Risorgimento, la regione che circonda la Certosa ha visto la tragica fine dei trecento seguaci di Carlo Pisacane. Della struttura primitiva, infatti, resta molto poco. Le modifiche più rilevanti risalgono alla metà del ’500, dopo il Concilio di Trento: tra queste il chiostro della foresteria e la facciata principale, arricchite nel ’700 da sculture e decorazioni del Vaccaro, nonché la torre degli Armigeri. Del ‘600 sono gli interventi di doratura degli stucchi della chiesa, opera del converso Francesco Cataldi. Sempre del ’700 sono gli affreschi e le trasformazioni d’uso di ambienti esistenti. I Certosini lasciarono Padula nel 1807 e il grande patrimonio artistico e librario andò quasi interamente disperso, con un conseguente stato di abbandono del sito stesso. Fu campo di concentramento nelle due guerre mondiali, come testimoniano le scritte nella corte esterna e le pitture sulle pareti al piano terra dello scalone. La Certosa è stata presa in carico dalla Soprintendenza per i Beni architettonici di Salerno solo a partire dal 1981 e un anno dopo sono partiti i lavori di restauro.

La struttura

L’impianto architettonico della Certosa può essere diviso in due zone: nella prima rientrano i luoghi di lavoro, nella seconda vi è la zona di residenza dei monaci.
La struttura della Certosa, come per tutte le altre Certose, segue la regola certosina, ovvero la regola che predica lavoro e contemplazione. Proprio per questo nella certosa esistono luoghi differenti per la loro attuazione: il chiostro, la biblioteca, dove è ancora possibile ammirare il pavimento fatto da mattonelle in ceramica Vietrese, la Cappella decorata con preziosi marmi, la grande cucina, le grandi cantine del vino, le lavanderie ed i campi limitrofi dove venivano coltivati i frutti della terra per il sostentamento dei monaci.

Scala della Certosa di Padula

Patrimonio Unesco

La Certosa di Padula è patrimonio Unesco dal 1998, ed è un’opera unica, maestosa, imponente. Un altro gioiello prezioso della nostra terra.

Fonti: Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Salerno e Avellino

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