La “Lava dei Vergini”: quando l’acqua invadeva le strade di Napoli

Napoli – Napoli è una città sorta su un luogo ostile: alle pendici di un vulcano attivo, su una costa frastagliata e a ridosso di uno spazio collinare con pochi tratti pianeggianti. Eppure i napoletani hanno man mano superato gli ostacoli naturali inerpicandosi, costruendo e conquistando spazi vitali. Spesso, però, la natura ha cercato di riprendersi quello che le era stato tolto. La “Lava dei Vergini” è un fenomeno simbolo di questi tentativi.

Oggi la zona detta “Borgo dei Vergini” è un tratto del Rione Sanità caratterizzato da palazzi storici e strade brulicanti di vita, ma un tempo costituiva il letto di un torrente che scendeva dalla collina di Capodimonte e dai Colli Aminei arrivando fino al mare. Dopo la pioggia il torrente tendeva ad ingrossarsi diventando un vero e proprio fiume. Questa particolarità iniziò a creare problemi quando nella zona vennero costruite le prime abitazioni.

Nonostante i mattoni, prima, l’asfalto ed il cemento, poi, l’acqua continuava ad inondare le strade dei Vergini: al grido “‘A lava! ‘A lava!” le persone si rifugiavano negli appartamenti ai piani alti per non venire travolte dalla corrente mentre le strade venivano devastate dalla piena; anche al termine dell’alluvione per attraversare era necessario ricorrere a tavole di legno.

Tanti furono, nei secoli, gli interventi volti a limitare la “lava dei Vergini”, ma l’acqua continuò a prendere il controllo delle strade fino all’arrivo di Guido Martone, che ha diretto il Servizio Fognature del Comune di Napoli dal 1944 al 1977. Prima di prendere provvedimenti l’uomo volle sperimentare sulla sua pelle gli effetti di simili alluvioni: per questo motivo andò alla Sanità proprio in uno di questi momenti critici. Così lui stesso raccontò l’esperienza:

“La strada trasformata in fiumana era una vista terribile. Per osservare il fenomeno, non appena iniziò una intensa pioggia di settembre, chiesi ospitalità a una famiglia, che abitava al primo piano nei pressi di piazza Vergini, e attesi alla finestra. L’acquazzone imperversava sempre più intenso, sentii urlare più volte ‘a lava! ‘a lava!, un grido man mano più vicino mentre venivano calate saracinesche e chiusi in fretta i battenti di negozi, portoni e bassi. Davvero impressionante con i chiusini che saltavano, la pavimentazione che si gonfiava ed esplodeva. Il torrente carico di detriti correva trascinando tutto quello che incontrava da via Fontanelle e da via Sanità, dalla zona di San Gennaro dei Poveri, dalle pendici di Capodimonte e da quelle di Materdei, spazzava piazza Vergini e si buttava su via Foria raggiungendo piazza Carlo III e piazza Garibaldi”.

Dopo quest’esperienza diretta Martone indagò per cercare l’origine del problema. Non ci mise molto a scoprire che l’intoppo era nel sistema fognario: blocchi, ostruzioni e detriti di qualunque tipo impedivano il naturale defluire delle acque piovane che, quindi, tornavano ad invadere le strade. La situazione raggiungeva livelli disastrosi sotto via Roma, dove la cloaca risalente al 1600 era completamente ostruita da detriti e, addirittura, numerosi cadaveri ammassati lì nei secoli.

Nella prima metà degli anni ’60, sotto la guida di Guido Martone, le fogne di Napoli vennero liberate, restaurate e rese nuovamente funzionali. Da allora la “lava dei Vergini” divenne solo un ricordo lontano, un racconto colorito di quando il mare cercava di riprendersi le bellezze di Napoli.

Fonte: Napoli.com

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