Video. Scampia, Sistema inverso

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Nel gennaio 1958 Pérez Jiménez venne deposto da una Giunta Militare capeggiata dal generale Wolfgang Larrazábal. Ebbe inizio cpsì l’era democratica venezuelana. Circa dieci anni dopo un ragazzo, quasi trentenne, si apprestava a ricevere il Symphonic Music National Prize, a riconoscimento della sua abilità. Josè Antonio Abreu, straordinario personaggio, geniale e lungimirante, nel 1975 fonda El Sistema, un innovativo e collaudato metodo di insegnamento della musica ai giovani, nei quali la musica assume il significato di via primaria per la promozione sociale ed intellettuale. Abreu strappa, letteralmente, dalla strada centinaia di bambini e li introduce nel mondo della musica, con tutta la sua magia. Per il suo lavoro con El Sistema, ha ricevuto tanti premi fra cui, nel 1993 il famoso IMC-UNESCO International Music Prize per la classe istituzioni e, nel 2009, il TED Price. Sotto la guida di Abreu, El Sistema partecipa a programmi di scambio e cooperazione con numerosi paesi fra cui la Spagna, alcune nazioni dell’America latina e con gli Stati Uniti, con artisti del calibro di Simon Rattle e Claudio Abbado, con il cui supporto si è cominciato anche a promuovere El Sistema in Italia.

A distanza di 30 anni il Venezuela è un modello mondiale per la formazione di giovani musicisti. Esiste un posto in Italia, a Napoli precisamente, dove di bambini da indirizzare e alla musica ce ne sono un bel po’ e dove alcune associazioni hanno spostato questo progetto. Il posto è Scampia.

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Trent’anni fa, quando dall’esterno ci passavo in macchina con mio padre, era un postaccio, ci trovavi di tutto: dai venditori di merce rubata all’enorme supermercato delle droghe. Ogni droga che l’uomo avesse potuto creare a Scampia aveva il suo scaffale. E poi le Vele, il simbolo. Tutto il marcio che c’era si materializzava alla vista di queste enormi e fatiscenti costruzioni, dove regnava l’anarchia più estrema.

L’altra sera mi trovavo nella prima Vela, la verde, per un evento del quale conoscevo pochissimo, un concerto. Passando dal retro dopo un lungo viale, pieno zeppo di sporcizia ad ambo i lati della carreggiata, entro in uno dei tanti cancelli che dà ingresso alla struttura, ridotta peggio di quanto potessi ricordare. Un corridoio che taglia in due la Vela, tra vetri rotti e scritte di ogni tipo. A tratti sembra di stare in un quartiere Beirutiano, durante la guerra con Israele.

La cosa curiosa è che ad ogni angolo, e ce ne sono veramente tanti, c’è qualche tubo che perde e di conseguenza acqua che scorre. Di notte, con gli occhi chiusi, ci si può ritrovare facilmente in uno dei racconti di Poe e non dev’essere una bella sensazione.

Guidato dall’eco di tante voci ed urla di bambini felici, arrivo finalmente dall’altro lato della Vela. L’atmosfera cambia radicalmente. Passo da una zona devastata, invivibile e senza speranza ad una simile ma colorata, si colorata! Un piccolo corridoio con tanti disegni che inneggiano all’amore, al bene fraterno, alla speranza ed aggiungo io alla voglia di fare, con decine di meravigliosi bambini che giocano tra loro, in pace come altri miliardi di bambini ovunque nel Mondo. Eppure siamo a Scampia. Sembra incredibile visto che parliamo di pochi metri di distanza fra le due zone.

M’invitano ad entrare nel Museo dei bambini. All’ingresso campeggia una scritta “Ti voglio bene!”.  Una casa abbandonata, credo, rimessa in sesto dall’associazione “Centro Insieme”, dove ci sono le opere, realizzate con l’aiuto dei volontari dell’associazione dai tanti bambini che frequentato il corridoio.

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All’ingresso due donne ROM preparano graffe fritte per chiunque ne avesse voglia. Una festa. Dopo il museo scendo nel cortile dove il maestro ha sistemato la sua orchestra, i suoi bambini. Prendo parte, due giorni dopo avere assistito impotente all’inizio della serie televisiva “Gomorra”, ad un evento straordinario “Musica Libera Tutti” progetto, che va a riprendere il lavoro di Abreu, del centro Hurtado-Associazione AQuaS. L’ennesima risposta.

Nelle Vele, si proprio nelle famigerate Vele,  un’orchestra composta da bambini, coordinati da magnifici maestri, che suonano note non di speranza ma di normalità, perché in questo posto da qualche anno per decine di bambini come questi eventi del genere, l’arte e la creatività sono diventati, grazie alle tante persone perbene che si prodigano per questo, la normalità.

In un momento storico dove si fa fatica a comunicare i giusti messaggi, dove non esiste un John Lennon che canta la pace o un Bob Marley che inneggia alla libertà, quando in posti come Scampia un gruppo di bambini lancia un simile messaggio gli adulti dovrebbero fare il resto, ma nonostante tutto di adulti al concerto ce n’erano veramente pochi ed il rumore degli assenti, gli stessi che parlano di cambiamenti con estrema facilità, nella mia testa ancora rimbomba.

Venti anni dopo, Scampia è cambiata in positivo, i mercanti del furto si contano sulle dita e il supermercato della droga è diventato un negozietto, le Vele, però, sono l’unica cosa rimasta uguale tranne qualche piccola chiazza di colore come quella del “Centro Insieme”, in attesa di altre, e mai come in questo quanto è vero che una piccola esplosione di colore può fare tanto, ma tanto rumore.

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