5 Settembre 1938, l’Italia emanava le leggi razziali: un orrore da non ripetere

80 anni fa, con Regio decreto legge del 5 settembre 1938, l’Italia di Benito Mussolini fissava “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista”. Questo fu il primo di una serie di provvedimenti che introdussero le leggi razziali nel nostro paese, l’inizio del tracollo sociale e civile dell’Italia fascista.

Dopo questi primi provvedimenti per quanto riguardavano l’istruzione, si stabiliva che gli ebrei non potessero più frequentare la scuola pubblica, ne seguirono molti altri con lo stesso tema. Il “Manifesto della razza”, firmato da molti illustri scienziati del tempo, sanciva la divisione della popolazione mondiale in grandi razze e piccole razze, la superiorità della farneticante “razza ariana” e la necessaria autoconservazione della razza italica.

La conseguenza drammatica di simili atti, come ben sappiamo, fu l’olocausto: rastrellamenti, ghetti, esecuzioni sommarie, campi di sterminio. Se gli italiani hanno preso parte attiva a questi orrori è proprio perché simili leggi entrarono in vigore. La storia tende a giustificare il nostro popolo. In molti affermano che fu solo per servilismo e paura della Germania di Hitler, che lo stesso Mussolini non fosse razzista o antisemita. Ma la realtà non può vivere di simili escamotage.

L’antisemitismo in Europa era un marciume che si espandeva da secoli: lo dimostrò il caso Dreyfus in Francia ben 40 anni prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. C’è un’epidemia? Colpa degli ebrei. C’è povertà? Gli ebrei sono ricchi. Non c’è cibo? Ci sono troppi stranieri. Una situazione che raggiunse il culmine subito dopo la Prima Guerra Mondiale. Gli italiani avevano fame, gli italiani avevano bisogno di sentirsi popolo dopo gli orrori: un nemico comune ed esterno è il capro espiatorio perfetto.

Se l’Italia promulgò le leggi razziali è perché esse rispondevano ad un bisogno di pancia, incarnavano la paura del futuro, dello sviluppo economico, riunivano gente diversa, ceti diversi, intorno al vessillo fittizio della razza. Gli italiani erano un popolo debole che voleva a tutti i costi sentirsi forte e, storicamente, quando questo succede c’è sempre qualcuno che deve pagare ingiustamente.

Sono passati 80 anni da quel 5 settembre: giornate della memoria ricordano gli orrori che ne sono conseguiti, i libri di storia educano affinché ciò non si ripeta, ma il pericolo è sempre in agguato. Quando qualcuno definisce un altro essere umano inferiore per il colore della pelle, quando si lasciano morire persone per “difendere i confini”, quando si rendono gratuite le scuole per alcuni cittadini e non per altri, allora le leggi razziali non sono così lontane nel tempo, cancellate dalla realtà.

Non c’è modo migliore per ricordare questo triste anniversario se non citando il famosissimo sermone che il pastore Marin Niemoller declamò all’ascesa dei nazisti:

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

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