Napule si ‘a vita mia. Venezia, Sanremo, Napoli: il mondo di Ivan Granatino aspettando il nuovo album

Se volete definirlo neomelodico, smontando l’accezione da sempre negativa del termine colma di preconcetti, allora potete anche definirlo tale.

Colui capace di erudire il neologismo musicale di chi persegue nuove melodie e sperimentazioni, in un melting pot multigenere unito alla passione romantica che da sempre accompagna la poesia napoletana nella sua forma canzone, questo è il suo credo e lui è Ivan Granatino.

“Ingranaggi” il suo ultimo disco ricco di successi e bagni di folla, “Napule Allucca” è il suo progetto discografico indipendente, calzante titolo di chi con fierezza ha portato dialetto e verve sui palchi d’Italia ma non solo: ricordiamo passerelle cinematografiche come il David, Cannes e ultima ma non ultima quella dell’appena conclusa mostra del cinema di Venezia, protagonista per la colonna sonora del cortometraggio “La Gita”, regia di Salvatore Allocca nella sezione “MigrArti” in concorso.

Su Youtube, invece, già spopola il nuovo singolo “Vitamì” con la regia di Luciano Filangieri, dove ai coinvolgenti arrangiamenti “arabeggianti” e dance si unisce metrica pop e trap in una splendida preghiera d’amore, il singolo insieme con la rivisitazione di “Annarè” (cover modernizzata del brano di D’Alessio) e l’afro trap di “Fatte ‘a croce” faranno da apripista al nuovo album in uscita nei prossimi mesi.

– Ivan, cominciando dalle origini, possiamo definirti come un vero e proprio figlio d’arte: tuo padre era già un interprete anche se di matrice più classica e tradizionale. Questa influenza come ha inciso sul tuo percorso e anche su quello che è l’aspetto musicale?

“Ha influito tantissimo, in fin dei conti ho iniziato grazie a mio padre, la base e le radici sono sempre quelle e le puoi trovare anche nella mia musica anche se molto attuale, io faccio sempre una ricerca su quello che mi arriva dal mondo, il mio obiettivo è proprio quello di avere un sound internazionale ma mettendoci dentro sempre le radici e la musica che mi ha fatto crescere.”

– Proseguendo il discorso su certe tonalità melodiche e tradizionali non possiamo non parlare di “Annarè”, già un must della musica neomolodica: da dove l’idea di “metterci le mani”?

“Annarè l’ho fatta perché rappresenta un po’ la mia adolescenza, quando frequentavo il liceo artistico ascoltavo vari gruppi, dai Nirvana ai Doors ma con forte influenza della nostra musica, quella napoletana, quindi cercando di omaggiare questa canzone, come per ogni classico provare a reinterpretarlo e far sì che anche le nuove generazioni conoscano queste canzoni. Molti hanno addirittura pensato fosse un mio pezzo spiegandogli che si trattava invece di un pezzo di Gigi D’Alessio, sono contento del riscontro che ha avuto smontando anche quel preconcetto chi ha sempre il dito puntato contro certa musica o certi artisti.”

-Secondo me anche un grande esperimento quello di prendere un pezzo tradizionalmente melodico e fornirgli una chiave trap.

“Infatti è in trap-soul, una sorta di vestito 2018 del brano. Penso che quando si tocca una canzone non si debba mai toccare mai la velocità del pezzo né la melodia e nemmeno il testo, quindi ho mantenuto queste tre cose attualizzandolo.”

-Riguardo il nuovo pezzo, “Vitamì”, oltre la canzone mi colpisce anche tanto il videoclip, ero curioso di capire come nasce la collaborazione e convergenza tra nuove generazioni artistiche (Paky G, Luciano Filangieri) e se rispetto al video hanno inciso anche il recente movimento #metoo e questo orgoglio femminista intorno ai conseguenti fatti di cronaca.

“Infatti l’attrice protagonista è davvero una pazza (Elvira Carpentieri, ride) il video è opera della mente di Luciano e io essendo più pazzo di lui ho accettato. Il video non è molto legato al testo, è un video legato ad una canzone che ruota attorno alla ribellione di questa ragazza che litiga con il fidanzato e gliene fa passare di tutti colori. prima di tornarci. La canzone è frutto di una continua ricerca di evoluzione del sound e della melodia, il ritornello è molto napoletano, quasi classico ma con un suono sempre internazionale e come detto alla ricerca di nuovi suoni.”

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-Tornando all’album “Ingranaggi”, ho apprezzato tanto il tema melodico abbinato ad un crossover di generi. Mi sono piaciuti tanto anche pezzi come “Chapeau” dove spicca una chiave sociale nelle sue intenzioni. Quanta “socialità” accompagna la tua musica?

“Sì anche tanta socialità nelle mie canzoni, principalmente racconto l’amore, per non mettere davanti sempre e solo i problemi ma strizzo sempre un occhio alla parte sociale, e non solo “Chapeau” ma anche “Napule Allucche” che cerca si spegnere un po’ il pregiudizio su Napoli, un pregiudizio non solo di gente del nord come si può pensare ad esempio, ma anche e spesso dei napoletani verso Napoli.

-Ma fai riferimento ad un pregiudizio di natura culturale e sociale o anche musicale?

“Penso per lo più culturale, tanto pregiudizio sul nostro modo di essere e di fare. Una strofa recita “bastano due gocce nostre e addeventa nu temporale”, bastano due voci per diventare, ad esempio, una notizia. Si tende a ingigantire per pregiudizio. Anche il fatto di aver la possibilità di essere stato al festival di Venezia quest’anno è una bella opportunità nata da Napoli anche se non ha destato tanto clamore. “Napule allucca” tantissimo dal punto di vista di fermento culturale. In riferimento ad un’altra strofa dico “siente ‘a voce r”e criature ‘o Vesuvio fa paura, si se sceta ‘stu criaturo pure vuje v’ata lavà”. Secondo uno studio se si dovesse svegliare il vulcano arrecherebbe danni quasi all’intero paese, quindi basta con i soliti sfottò, del resto come il razzismo che è pura ignoranza.”

-Ascoltando l’album di “Ingranaggi” fino al termine, non potevo non notare la “bonus track” di risposta a Liberato e chi pensava ti celassi tu dietro il progetto musicale. Non ti chiederò se sei tu, ma cosa tu pensi di un progetto che probabilmente nasce lontano dalla città ma la vuole raccontare?

“In generale sono sempre favorevole alla musica e alla buona musica, la cosa che dispiace che accadde spesso è che se fai un progetto che parte da Napoli anche se valido non ha mai, ad esempio, lo stesso riscontro di un progetto nato a Milano. Siamo un po’ diventati schiavetti di questa industria musicale nordica, esiste una sorta di pregiudizio e Liberato ne è stata la prova, anche se in dialetto, questo mi dà sempre più carica a fare ciò che faccio, anche se scrivo pezzi sia in napoletano che in italiano come per l’appunto in “Ingranaggi”, mi sento italiano come mi sento napoletano. Sono cresciuto con questa cultura, cultura di tanto di cappello, senza presunzione le mie produzioni non le sento da meno di chi fa disco d’oro o di platino in Italia con altri progetti alle spalle.”

-In virtù proprio di questa cosa hai mai pensato che il dialetto potesse addirittura risultare un limite se l’intento è quello di legarsi ad una grossa major , ad esempio.

“Io penso di no, anche se attualmente non ho avuto questa proposta, in passato ad esempio sono stato legato alla Sony ma la mia etichetta (“Napule Allucca”) mi dà possibilità di esprimermi come voglio, libero di cantare anche in napoletano e anche se un domani dovessi legarmi ad una grande etichetta credo ci sarà sempre almeno qualche pezzo cantato in dialetto.”

-Come mai quindi l’esigenza di far parte di un progetto del tutto personale e individuale staccandoti da Franco Ricciardi, tuo grande mentore, e da un prgetto come Cuore Nero Project?

“Guarda, Franco mi ha aiutato tantissimo, poi c’è stato questo distacco perché lavorando con un artista così grosso devi poi lavorare il triplo per venire fuori, ero al fianco di una vera e propria icona, quindi è venuta fuori quest’esigenza di un progetto tutto mio. Insieme però abbiamo fatto delle cose bellissime, secondo me abbiamo cambiato un sound, un genere, la primissima collaborazione tra un artista che faceva musica melodica napoletana e artisti underground come i Co’Sang,io feci un po’ da tramite con le mie radici tra neomelodia e hip hop-rap, anche se ai tempi di Franco il termine meolodia neanche esisteva, quindi senza etichette negative, veri interpreti della neo melodia nel senso di vera e propria melodia nuova che si lega alla tradizione, ho fatto da tramite a questa sperimentazione e anche con grandi artisti agli esordi come Gué Pequeno o Clementino. Ci sentiamo di dire che abbiamo aperto una porta su Napoli che ha spostato un po’ il pregiudizio, collaborazioni come per “A storia e Maria”, vero e proprio cavallo di Troia per un nuovo genere.” Io ho sempre fatto ciò che sentivo e non perché andava di moda, anzi cerco di fare sempre cose nuove per non essere etichettato “alla moda”.

-Rispetto invece a quella che è stata l’esperienza talent (la partecipazione a “The Voice of Italy”) tu che ci sei stato dentro, oggi ad un giovane artista emergente che lo vede quasi come punto d’arrivo tu la consiglieresti?

“Io la consiglierei come esperienza, anche se un talent non è un punto d’arrivo, come d’altronde Sanremo, anticipando che quest’anno proporrò due mie brani per la sezione “Giovani”, ma non lo considerò punto d’arrivo ma di partenza, il talent è sempre un arma a doppio taglio, può andarti bene come male, a me ad esempio è andata male, non mi sento più di tanto arricchito, il mio seguito è stata la forza di tanti anni di lavoro, andai in onda due puntate di cui una soltanto vittorioso. Oggi, ahimè, il talent rimane per tanti giovani uno dei pochi trampolini di lancio, nell’esempio del mio format credo però che il vero vincitore sia stato J-Ax, artista che merita oggi di essere lì dov’è e che ha sfruttato una grande occasione per rilanciarsi nonostante fosse un giudice e non un concorrente”.

-Facendo un passo indietro, “ ‘A storia ‘e Maria”, selezionato anche come brano per la colonna sonora della serie “Gomorra” , tu come ti poni di fronte a un prodotto del genere, favorevole o contrario?

“Gomorra va intesa com’è, soltanto una fiction, bisogna solo smontare il pregiudizio che quello non è lo specchio della città, non si vive per nulla come nella fiction. Ad esempio io frequento tantissimo Scampia ed è una realtà bellissima fatta di tanta bella gente, sono contento del brano entrato nella soundtrack della serie, ma il pezzo ha avuto tantissimo successo mi ha permesso di andare a Cannes perhcè nel film di Matteo Garrone “Reality”, anche nel docu-film “Le cose belle” e presto sarà in un altro documentario che sarà girato in Spagna, un pezzo che non passa mai con gli anni.”

-Quindi abbiamo capito che “Vitamì” e “Annarè” faranno parte di un nuovo progetto discografico, ci anticipi qualcosa?

“Certo, e non solo, anche il pezzo “Fatte ‘a croce”, altro pezzo in chiave sociale che pone la speranza sui giovani e “Vieni appriesso a me”, faranno parte del nuovo disco in uscita ad inizio 2019, ho già almeno trenta traccie, devo soltanto scegliere fra queste mentre continuerò con il tour di “Ingranaggi” fino a fine Settembre (seguite la pagina Facebook), in inverno invece ci sarà un tour per i club di tutt’ Italia, grazie a “Colour Sound” il mio tour agency, penso ci saranno anche delle collaborazioni, e magari delle belle esperienza come quella con i “Terroni Uniti”.

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