“Il Giro del Mondo in 40 Napoli”: il libro rivelazione del giornalista Michelangelo Iossa

Foto: Naples in Utah di Michelangelo Iossa

“Il giro del mondo in 40 Napoli” è il titolo dell’ultimo libro del giornalista, scrittore e ricercatore universitario Michelangelo Iossa. L’innovativo testo è frutto di un famoso reportage del 2017, alla scoperta delle tante Napoli che popolano il mondo. In tutto sono 40, compreso il capoluogo campano. In Italia ci sono 3 cugine della nostra Partenope: in Sicilia, Puglia e in Sardegna. Invece, in Africa e in Medioriente  se ne contano quattro, per ora. Altresì, in Eurasia ne sono 5, in Grecia 13 e nelle vaste aree americane 14.

Naples, Napoli, Nauplia, Neopolis, Nabeul sono alcuni dei nomi delle quaranta Napoli, sparse per il globo. “Il giro del mondo in 40 Napoli” guida il lettore in uno strabiliante itinerario, tra racconti e fotografie, che prende il via dallo stato di New York, terminando, inevitabilmente, nella più famosa delle Napoli del mondo: la nostra. La città partenopea si rivela a noi, non solo attraverso sfogliatelle, pizze e mandolini, ma tra i villaggi africani, le bellezze pugliesi e il carnevale brasiliano. Il “libro-guida”, nato da un innovativo e curioso reportage, è stato pubblicato il 20 febbraio scorso da Rogiosi Editori in tutte le librerie d’Italia, attraverso, il sostegno di Enzo d’Errico, direttore del Corriere del Mezzogiorno, che ne cura la prefazione.

Napoli sembra, quindi, la città più replicata al mondo e di questa notevole documentazione, noi di Vesuvio Live ne abbiamo parlato con il giornalista e autore, Michelangelo Iossa.

Lei è un docente di musicologia presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha firmato molti libri nell’ambito musicale, tra cui “The Beatles”, “Gli Ultimi giorni di Lennon”, “Le canzoni di George Harrison e Paul McCartney a Napoli”. Com’è nata  l’idea per questo nuovo lavoro, che inizialmente era un reportage?

«L’idea è nata molti anni fa. Nel corso degli anni, colleghi e amici mi mostravano città che nel passato portavano il nome di Neapoli. Ciò m’incuriosì, da amante dell’Italia, di Napoli, la città in cui vivo. Ma anche da appassionato di storie ed archeologia. In Puglia, un mio amico architetto, portandomi a Polignano, mi disse – “Sai, Polignano si chiamava Napoli” -, e ciò mi stuzzicò ancor più. Per diversi motivi, poco a poco, scoprì che c’erano delle Naples in Florida e in svariate parti del mondo. Scrivendo per le pagine culturali del “Corriere del Mezzogiorno”, discussi con il direttore Enzo d’Errico sulle decine di città che hanno il nome della nostra Napoli e del piacer nell’accompagnare i lettori del quotidiano, attraverso un reportage, alla scoperta di una tappa differente ogni giorno. Decidemmo di condurre il lettore in 30 posti diversi del mondo per l’intero mese d’agosto. Da ciò nacque il reportage dell’estate del 2017. Nel corso dei mesi scoprì altre Napoli. Infine, ne ho trovate in tutto quaranta. L’entusiasmo dei miei lettori mi spronò a proseguire. Ho subito voluto pubblicare un libro, unico nel suo genere. Non c’è nessun altro testo che esplori tutte le città che hanno lo stesso nome».

Foto: Chiesa di Agios Pavlos (antica Neapolis) di Michelangelo Iossa

Pensa che Napoli contamini il mondo, non solo attraverso il nome, ma anche con la sua cultura?

«Nel libro si parla della cultura napoletana. Soprattutto per un motivo: tutte le Napoli che si trovano negli Stati Uniti d’America sono città nate a cavallo tra il ‘700, ‘800 e ‘900. In quel caso, i primi presidenti, alla nascita degli insediamenti urbani, chiedevano agli architetti e agli urbanisti e, specialmente, a chi per mestiere costruiva i sistemi ferroviari di dare ai nuovi centri abitati i nomi delle città più belle del mondo. Ci fu un fiorire di Paris, Florence, London, Venice, Vienna ed Amsterdam negli Stati Uniti. Ma, la parte del leone l’ha fatta incredibilmente Napoli. Ben 12 sono le città che si chiamano Napoli e tutte per motivi legati alla nostra. Generalmente, chi conferiva al territorio il nome di Napoli erano migranti o personaggi che volevano rendere omaggio alla nostra città. Un esempio è la Naples in Florida, la Napoli più conosciuta ed anche la più grande al mondo. La città era stata costruita da persone che non avevano mai visto il capoluogo partenopeo, ma sapevano che era la città più bella al mondo. La storia e la musica napoletana avevano giocato un grande ruolo nella scelta del nome. Le canzoni hanno reso Napoli famosa in tutto il mondo ed il mondo omaggia la nostra città. Ciò è commuovente. Le Napoli più piccole, come nel Dakota o nell’Ohio, sono nate ad opera di migranti. Loro, diversamente dagli altri, Napoli l’avevano vista».

Foto: Nabeul Tunisia di Michelangelo Iossa

Cosa pensa del capoluogo campano, della Napoli dei giorni nostri?

«La nostra Napoli, di queste quaranta, è la più famosa, la più invadente, la più grande, la più vistosa ed è anche il metro di paragone di tutto il viaggio. Il capoluogo campano è l’ultima tappa del libro ed anche una delle città più amate al mondo. Conosciamo tutti l’aforisma di Johan Wolfgang von Goethe: “Vedi Napoli e poi muori”. Dopo Napoli non c’è più niente. Nelle guide, tra le 50 o 100 città più belle del mondo, c’è sempre Napoli. Credo che abbia una somiglianza con Barcellona.  Napoli è uno di quei rari casi in cui una città non è capitale di un paese, ma è tanto famosa quanto essa. Barcellona, infatti, non è la capitale della Spagna, ma molti pensano che lo sia. Addirittura, che sia più famosa di Madrid, per l’architettura e per la gente. Nel caso di Napoli ci sono una serie di ragioni: l’iconografia, il Vesuvio, il mandolino e il caffè, che sono simboli dell’Italia, tutti napoletani. In secondo luogo, Napoli è una delle città più antiche al mondo, abitate ancora oggi. Il centro storico di Napoli è Patrimonio Unesco, perché ha 2700 anni di storia ed è l’unico caso al mondo, insieme a Gerusalemme, Istanbul, Atene e Roma. Quando l’Unesco ha proclamato il suddetto centro di Napoli Patrimonio Dell’umanità  l’ha chiamata “paesaggio vivente”. La cosa incredibile di Napoli è che non ha un vero piano regolatore. Napoli è una città dove si costruisce continuamente, senza preoccuparsi di un piano urbanistico preciso. Prima pensavo che ciò fosse un errore, oggi devo pensare che non lo è. Questa è una caratteristica, magari non permette di avere una qualità della vita così raffinata, però è la sua peculiarità e i turisti sono incuriositi da ciò. Se vado a piazza Matteotti trovo l’architettura fascista e, dopo solo 20 metri, a piazza Santa Maria La Nova abbiamo l’architettura aragonese, più avanti i decumani greci. Quindi, ci passano 2000 anni di storia. Ne rimani affascinato, ammaliato. Ciò spiega quanto Napoli abbia superato di gran lunga Firenze come numero di turisti quest’anno. Napoli attrae i turisti, perché è contemporaneamente Toni Servillo e Tony Colombo, il luogo di Elena Ferrante e di Gomorra. Il capoluogo partenopeo è una città mondo, quindi, succede tutto contemporaneamente, mentre le città s’identificano con una fase della storia, Napoli ha contemporaneamente tutti gli elementi». 

Ha progetti futuri che riguardano Napoli?

«Alla fine del 2020 sarà trattato un altro progetto legato a Napoli, specificamente sull’iconografia della città nel pianeta ultrapop. Tutte quelle connessioni tra Napoli e la cultura pop: l’aspirina, Handey Presley, Andy Worhol. Un percorso in dieci elementi della cultura ultrapop che sono legati intimamente a Napoli e non molti lo sanno».

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