La disfida dei trombonieri di Cava de’ Tirreni: la vera storia

Quest’anno, si festeggia la “disfida dei trombonieri” il 20 e 21 luglio a Cava de’ Tirreni. I cavesi rimandano la loro festa a un’antica tradizione secondo cui 500 impavidi fanti cavesi capeggiati da Marino e Giosuè Longo hanno liberato il re Ferrante d’Aragona dalle mire degli angioini guidati da Giovanni d’Angiò, durante la guerra di Sarno avvenuta il 1460. A seguito della vittoria aragonese, il Re di Aragona vuole premiare l’intera città per mezzo di una pergamena bianca, essa serve per inserire qualsiasi cosa avesse voluto come privilegio. Questo racconto ricorda vagamente il disneyano genio della lampada.

Quanto scritto è accertato nei testi dal 1640, quando Ottavio Beltrano pubblica a Napoli la sua opera “Breve Descritione del regno di Napoli”. Una simile eredità viene conservata nei testi, saggi, documenti e persino nelle fonti epigrafiche, come il caso dell’epigrafe del casale cavese di Dupino, un falso storico datato il 1546, ma in realtà risale all’Ottocento.

Francesco Senatore, storico e docente di Napoli, ha scritto un saggio sbugiardando le gesta eroiche dei 500 cavesi e fornendo una più accurata descrizione della pergamena bianca. Innanzitutto non sono mai esistiti 500 soldati cavesi che hanno liberato il Re, poiché un esercito così costituito sarebbe stato troppo vasto per un territorio del calibro di Cava insieme ai suoi casali. I fratelli Longo sono uomini d’arme, che mal si adattano nel guidare i 500 fanti. La necessità di creare questa narrazione forse serve a evidenziare la discendenza nobiliare dei Longo, una famiglia cavese realmente esistita. L’autore di questa messa in scena può essere lo stesso Ottavio Beltrano. Il XVII secolo è rinomato per la diffusione di testi cui è presente quella o l’altra famiglia per confermare la discendenza nobiliare ed esaltarla inserendola in specifiche vicende appartenenti al passato remoto.

Nel giorno della “disfida dei trombonieri”, i cavesi commemorano i fanti  esibendosi con i costumi dell’epoca e brandendo gli archibugi. Bisogna precisare che uomini dotati di armi da fuoco sono una manciata nell’intero Regno e perlopiù sono di origine straniera. Le armi che equipaggiano sono archibugi, così come viene descritto anche sul sito dell’associazione, però in realtà sarebbero dovute essere delle spingarde.

Al di là di simili particolari,i cavesi possono andare fieri per altro, cioè di essersi distinti durante la guerra nell’essere stati fedeli al Re difendendo con le unghie e con i denti il proprio castello. Il nemico ha cercato di conquistarlo praticando la strategia militare del guasto,  mettendo a ferro e fuoco i raccolti del paese destinati alla popolazione locale con il fine di farla morire di fame, quindi arrendersi. Un paese fedele al Re rispetto ad altri del circondario che si sono arresi al nemico.

Per quanto riguarda la pergamena, essa è firmata di pugno del Re e vi è la presenza di membri della cancelleria regia, ma mancano alcuni aspetti che lo rendono un documento giuridico, ossia l’intestazione del Re, la nota dell’avvenuta registrazione, il sigillo, che probabilmente è custodito altrove. In realtà, i cavesi sono ricompensati per altri privilegi tra cui avere l’insegna della famiglia d’Aragona, costituita dalle bande rosso e oro, che sono presenti ancora oggi sullo stemma cittadino.

Vi è un saldo legame tra i cavesi e la pergamena bianca, per fare un esempio: è stata dedicata una sala al Palazzo di Città, denominata appunto “Sala della Pergamena Bianca”. Al suo interno, troviamo una riproduzione della pergamena bianca posta in una teca e una copia dell’opera pittorica del Tafuri, il quale rappresenta la mitica vicenda del Re nel consegnare il documento al sindaco della città. Una simile tradizione non fa altro che potenziare il senso di appartenenza tra i cavesi, però si tratta di un ricordo anacronistico.

Sitografia:

https://www.academia.edu/6345541/La_pergamena_bianca_Napoli_2012

https://drive.google.com/file/d/0B8QgTvDJaq-qdGRaamloc1NkVFE/view

http://www.atsc-cavadetirreni.it/larchibugio-e-il-pistone/

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