1 agosto, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: la morte e i funerali del santo napoletano

sant'alfonso maria de' liguoriLa Chiesa festeggia il giorno 1° agosto la festa di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, cioè giorno della morte del santo. Questo giorno è molto sentito anche dai paganesi, che festeggiano il loro santo patrono dal 1° al 4 agosto. A tal proposito, abbiamo pensato di ripercorrere le parti salienti della sua morte, dei funerali, della processione e sepoltura. Il padre redentorista Antonio Tannoia, che è il primo biografo di Alfonso nonché suo contemporaneo, ci offre le notizie che a noi interessano. La sua opera letteraria dal titolo “Vita di S.Alfonso Maria de Liguori” è divisa in 4 libri. L’oggetto di nostro interesse è l’ultimo libro, in particolare i capitoli “XXXVII – XXXVIII e XXXIX”.

Innanzitutto Alfonso Maria de’ Liguori non muore giovane, bensì all’età di quasi 91 anni nella sua casa a Pagani. L’aspetto cui bisogna immaginarlo è di una persona di altezza mediocre, canuta, curvata, storpia, quasi cieca, cadaverica e pelosa, sì il Tannoia ci fornisce una descrizione della sua barba folta e dei peli folti posti sulle palpebre: infatti uno dei suoi fratelli è vincolato a tagliarglieli.

Gli ultimissimi istanti di vita di Alfonso sono scanditi da forti spasmi al basso ventre. Lui non sempre riesce a resistere in silenzio, vi è un caso cui chiede disperatamente aiuto ai suoi fratelli. Anche il mangiare diventa un’agonia, si registra un episodio cui è vincolato a rimettere ciò che ha mangiato.

Il suo stato di salute estremamente grave diventa più volte motivo di preoccupazione dei fratelli, che in svariati momenti hanno creduto di dover dargli l’estrema unzione. Tuttavia Alfonso resiste con le sue 2 “armi”: il crocefisso e l’immagine della Madonna. Fanno da sfondo i medici, i quali cercano con magri risultati di guarirlo. L’agonizzante Alfonso presenta oramai la parte bassa del corpo totalmente in cancrena, però si sente serenamente pronto ad abbracciare la morte. Per lui la “passione” finisce il 1° agosto del 1787 alle ore 17 e spirando all’età di 90 anni, 10 mesi e 5 giorni.

Suonano così le campane della casa dei padri redentoristi per segnalare al popolo, che intanto è stato in trepidante attesa, della morte di Alfonso. Procedono poi le altre campane delle rispettive chiese di Pagani, così come voluto dal vescovo di Nocera Sanfelice. Il corpo è adagiato in un feretro ed esibito nell’umile casa, poi preti, gentiluomini, popolani si apprestano velocemente per andar a riverire il corpo.

Il tocco col corpo diventa rituale per tutto il tempo del funerale e della processione. Uomini e donne appartenenti a categorie e status sociali più disparati si prodigano di toccarlo per ottenere una carica positiva, una benedizione. Il tocco viene secondo i casi per mezzo delle mani, delle labbra come nel caso di bambini, tramite fazzoletti, petali di rose, il rosario ed effigi sacre. Ciò dimostra l’aria di santità che avvolge il carismatico Alfonso, a tal proposito il Tannoia registra una serie di miracoli avvenuti nello stesso giorno della sua morte.

La visita del corpo si protrae fino alle prime ore del mattino, poi è arrestata dal fragore di gentiluomini armati di Pagani perché secondo loro il vescovo di Nocera vuole far spostare il corpo di Alfonso nella cattedrale di Nocera. Quando arriva il vescovo in carrozza all’una del mattino alla casa dei redentorisi, nota i gentiluomini in protesta, così il primo spiega che non è come credono, ma vuole semplicemente dar vita a una processione sontuosa che avesse avuto luogo per le strade cittadine fino alla chiesa di Santa Chiara, luogo di confine tra Pagani e Nocera. Alla fine però è il vescovo a cedere, forse per evitare che il corpo di Alfonso fosse strapazzato. Quindi da processione sontuosa si passa ad una più umile che va dalla casa dei padri redentoristi alla loro chiesa.

Il giorno successivo inizia la processione, che vede la partecipazione di una moltitudine di gente. La notizia della morte di Alfonso circola velocemente nei casali dei paesi vicini, perciò abbiamo la partecipazione anche di tantissimi forestieri di categorie ed estrazioni sociali disparate. Per mantenere l’ordine, intervengono i militari del Quartiere Reale di Nocera, oggi è comunemente nota come Caserma Bruno Tofano o Caserma Rossa.

Una processione così partecipata fa sicuramente gola a uomini potenti di ottenere visibilità attraverso di esso, per questo motivo si fa a gara per chi dovesse portare il feretro. 6 gentiluomini locali si battono affinché lo portassero, ma alla fine cedono a scapito dei 4 rettori delle case dei redentoristi e ai 4 canonici. I gentiluomini cedono però non a caro prezzo, visto che affiancano i rettori e i canonici con torce. Al seguito del feretro ci sta il vescovo di Nocera, poi i soldati della città e una gran quantità di gentiluomini.

La processione parte, come da programma, dalla portineria per poi giungere all’umile chiesa, che presentandosi piccola, fa sì che il catafalco fosse abbandonato per far accedere il corpo nell’edificio religioso, segue il rituale religioso tenuto da alti esponenti religiosi. Finita la messa, i presenti procedono al rituale nel toccare il corpo.

Tra le persone, vi è un pittore di Napoli che ha pensato di immortalare il volto di Alfonso per mezzo di una maschera. A causa della sua negligenza oppure del poco tempo avuto a disposizione, la maschera è tolta preventivamente tanto da strappare parte di pelle e quella sinistra del naso. Certuni presenti si fanno avanti con i loro fazzoletti per prendersi il sangue dal volto. La visitazione del corpo si estende fino a sera, arrivano altri forestieri tra cui ecclesiastici e una gran partecipazione di gentiluomini, che riempiono la piazza di carrozze.

Arrivata l’una del mattino, vi è una gran partecipazione di popolani, dunque il vescovo avendo paura in una lite con i soldati fa seppellire il corpo. Prima però vorrebbe far salassare il corpo, ma il Tannoia racconta che è prodigiosamente senza sangue, ciò va a contraddirsi con la sua stessa citazione riguardante l’episodio della maschera.

Il corpo viene adagiato in una cassa di piombo ed è garantito da 6 sigilli della Curia Vescovile, rispettivamente 4 funzionari della città di Pagani e a 2 della Congregazione. Successivamente è chiusa con 3 differenti chiavi: una del Principe di Polleca D. Giuseppe Capano Orsino, un’altra ai reggimentari della Città e un’altra ancora al rettore della casa di Pagani. Infine la cassa viene situata nel corno sinistro dell’altare maggiore.

Il giorno dopo, arrivano i forestieri che non sono giunti in tempo per vedere il corpo perché residenti lontani da Pagani, dunque tengono un altro funerale in chiesa, accontentandosi poi di baciare la tomba o prendendo piccole parti dello stesso come oggetto sacro. Il giorno seguente il funerale si tiene nella cattedrale di Nocera per riverire in maniera più sontuosa Alfonso, poi nello stesso giorno si procedono i funerali nelle altre case dei redentoristi.

Per ricordare Alfonso, si è pensato un pomposo progetto per la creazione di un mausoleo da porre a Pagani. Il mausoleo sarebbe dovuto essere costituito col mezzo busto di Alfonso, al di sotto lo stemma della casata Liguori e lo stemma dei redentoristi, poi 2 putti addolorati. A causa di mancanza di tempo, è stata creata una tavola di marmo proveniente da Napoli. La tavola rispecchia di più il carattere dell’umile Alfonso, che ha da sempre ripugnato lo sfarzo.

La citazione in latino presente sulla tavola l’abbiamo tradotta in italiano ed è la seguente:
“Qui giace il corpo dell’illustrissimo e reverendissimo signor. Alfonso De Liguori, vescovo di S.Agata dei Goti e fondatore della congregazione del Santissimo Redentore”.

Bibliografia:
– A.Tannoia, Vita di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Marietti, 1880

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