Museo di Capodimonte, Bellenger: “Sogno un sistema museale come il Prado”

Parco Capodimonte

NAPOLISylvain Bellenger confermato alla guida di Capodimonte. La settimana scorsa il Ministro dei Beni e delle attività Culturali Dario Franceschini ha firmato il decreto che lega fino al 2023 l’ex direttore del Cleveland Museum of Art con il Museo e il bosco di Capodimonte.

Intervistato da Repubblica, Bellenger ha riconosciuto l’importanza del secondo mandato. La riconferma sarebbe stata impossibile senza la «squadra eccezionale che ho trovato al museo, dai custodi ai curatori fino agli addetti all’amministrazione: anche se in numero assolutamente insufficiente, è grazie a loro che abbiamo raggiunto certi risultati. Secondo pensiero alla città di Napoli che mi ha aiutato con accoglienza e calore: senza la partecipazione del quartiere non avremmo potuto cambiare l’immagine di Capodimonte».

A proposito degli obiettivi da perseguire entro il 2023, il direttore ha annunciato il Grande progetto Capodimonte. «Ho in mente il modello del Museo del Prado. Ma se vengo lasciato da solo non lo farò: non può dipendere tutto da un uomo, serve mettere in piedi una struttura organizzativa e gestionale che resti, anche dopo di me. Il patrimonio culturale richiede anni e anni di cura, e l’organizzazione che abbiamo non funziona, le soprintendenze operano con difficoltà, l’autonomia è insufficiente per musei come Capodimonte. Ci vuole un coraggio particolare per affrontare e risolvere il problema del personale, che è il problema numero uno non solo dei musei ma della pubblica amministrazione e dell’Italia intera».

In tale prospettiva il direttore ha ribadito che «a Capodimonte, e non solo, mancano figure professionali per gestire situazioni così complesse. Eppure le università italiane formano giovani preparatissimi che hanno le competenze necessarie ma sono fuori dal Mibac e dal mondo del lavoro. L’Italia ha sacrificato tre generazioni di giovani, costretti ad emigrare, un dramma per il Paese».

La proposta di Bellenger sarebbe quella di bandire un concorso all’anno, piuttosto di organizzare un unico maxi-concorso ogni cinque o dieci anni. «Serve la capacità di individuare profili che servono alla struttura museale, non come accade oggi: dall’alto ci assegnano i profili a tavolino. Come direttore di museo, vorrei essere io a dire come riorganizzare e quali persone mi servono per portare avanti il programma di lavoro».

Per leggere l’intervista completa a Sylvain Bellenger consultare il sito di Repubblica.

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