Tirinella e Alvise, il racconto di un tragico amore per i vicoli di Napoli

Tirinella e alviseGaleotto fu il libro e chi lo scrisse, ma in una versione tutta partenopea. Opera del filosofo Benedetto Croce, che nel capitolo V di “Leggende napoletane” narra la storia, vera, di Tirinella (e di chissà quante altre ragazze dell’epoca). Un amore non corrisposto sacrificato sull’altare dei matrimoni combinati, un amore passionale e sincero punito col sangue e la vendetta.

Terina (diminutivo di Teresina) è la giovane figlia di una delle famiglie nobiliari più in vista di Napoli, la famiglia Capece. Ha un carattere dolce e sensibile, che le vale il nomignolo Tirinella. Suo padre Marino l’aveva promessa in sposa ad un certo Pietro, anche lui di famiglia nobiliare, ma di quasi trent’anni piu grande di lei, con tre figli al seguito avuti da una precedente matrimonio. La dolce Tirinella, controvoglia e per nulla innamorata, è costretta a sposarlo lo stesso, perché così volevano le “leggi dell’amore” all’epoca.

Nel frattempo, la curiosità di conoscere il mondo ed una cospicua eredità in dote, avevano spinto un giovane veneziano, Alvise Dandolo, a visitare Napoli. Qui l’incontro galeotto – sulla falsariga degli amanti danteschi Paolo e Francesca – e l’amore a prima vista con Tirinella. I due diventano così amanti, custodi di una relazione che dura per tre anni.

In un freddo giorno d’inverno, però, i tre figliastri di Tirinella si presentano a casa della matrigna dicendo che volevano trascorrere qualche ora di relax con lei al tepore del camino. Si sistemano davanti al fuoco e cominciano a conversare e a leggere dei libri. Dopo un po’ si presenta la serva di Tirinella ed avverte la padrona che era arrivato Alvise, il quale ignaro della presenza di altre persone in casa, era venuto per trascorrere momenti di passione con la sua amata. Tirinella non si perde d’animo, lo fa andare di nascosto nelle sue stanze e poi, fingendo un forte mal di testa, saluta i tre ragazzi e si ritira per andare a riposare.

Per sua sfortuna, però, uno dei tre giovani aveva visto Alvise entrare di nascosto nella camera della madre e avvisa i fratelli. Questi, che già erano al corrente della tresca amorosa che si perpetuava da tempo ai danni del loro padre, erano venuti per cogliere sul fatto i due amanti e così decidono di entrare in azione per porre fine a questa storia una volta per sempre e lavare col sangue il disonore arrecato dai due al loro padre. Bussano con insistenza alla stanza della madre ed intimano di aprire la porta, ma non ottenendo risultati sfondano la porta a colpi d’ascia. Trovano i due amanti con armi in pugno pronti a difendere a tutti i costi la loro vita. Inizia così un violento combattimento, ma la ferocia dei tre giovani ha presto il sopravvento: Tirinella e Alvise vengono trucidati e poi i loro corpi buttati per strada, abbandonati in un lurido vico.

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