Napoli omaggia le donne con il murales dedicato ad Ipazia d’Alessandria

Filosofa neo-platonica e scienziata, astronoma e matematica, Ipazia d’Alessandria è ancora oggi grande simbolo di indipendenza e libertà di pensiero. Come non ricordare, in un giorno come l’8 marzo, la carismatica figlia del filosofo Teone, uccisa vigliaccamente da uomini di chiesa, solo perché diversa,  perché donna al comando in un mondo di soli uomini.

A Napoli, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, troviamo una strada intitolata proprio alla magnifica Ipazia d’Alessandria. La città partenopea ha dato, attraverso il grande murales raffigurante la filosofa pagana, il giusto risalto alla storia e al grande ingegno delle donne, che spesso non è stato sottolineato abbastanza.

Una Eleonora Pimentel de Fonseca d’altri tempi, ancora più duri del ‘700, ma che dovrebbe essere ricordata e non solo in questo giorno tanto straziante per il mondo. Ma, perché? Nata tra il 355 e il 377 d.c (anche se c’è ancora incertezza sulla data esatta), Ipazia cercò, contro il clima sviluppato dalla religione cristiana che ripudiava ogni forma di cultura controcorrente e scienza in nome di Dio, di superare la teoria tolemaica, nel quale si professava che la terra era al centro dell’Universo.

Nei suoi discorsi Ipazia era accorta. La filosofa era politica, per di più, nelle sue azioni. La città d’Alessandria l’amava e l’ossequiava, i capi degli eserciti erano soliti recarsi da lei prima di una battaglia: Ipazia era consigliera dei potenti. La giovane figlia di Teone era temuta dall’allora religione che si stava sviluppando in Oriente e Occidente. Fu proprio il crescente fanatismo cattolico ad ucciderla: violentata nel marzo del 415 d.c, trucidata e lapidata in una chiesa da un gruppo di fanatici. Le sue parti, come se tutto ciò non fosse stato abbastanza, dissacrate.

Ipazia d’Alessandria in “La scuola di Atene” di Raffaello Sazio

Un nome, il suo, che venne dimenticato per molto, molto tempo. La sua figura ritornò solo nell’Illuminismo, con il maggiore risalto del pensiero indipendente della donna, aggravante nei tempi in cui visse la filosofa. La sua libertà intellettuale gli costò la vita.  Ricordiamo che la religione cristiana, sempre più in espansione nel 300 d.c, non poteva accettare che la donna avesse un ruolo importante nella società, e ancor di più, una pensiero così libero dai dogmi. Inoltre, il clima cattolico in ascesa imponeva che la donna girasse solo col velo e restasse chiusa in casa, subordinata al proprio uomo. Ipazia d’Alessandria non accettò mai tutto ciò. Nessuno immaginava che una ragazza potesse ipotizzare un nuovo funzionamento del cosmo.

Lavorare, divorziare, indossare i pantaloni (anche metaforicamente), non sono altro che il frutto delle nostre lotte che durano da secoli. La storia di Ipazia, fonte di assurde discriminazione del genere femminile, deve far riflettere: una donna, una persona diversa dalla massa, spaventa, perché nemica della morale, sia religiosa che ideologica. La sua figura non deve  mai smettere di essere ricordata specialmente per le future generazioni di donne. Sognatrici, romantiche, idealiste, lunatiche, vitali, dolci e al contempo così forti, che sorreggono il mondo. Donne non perdete mai voi stesse, i vostri valori, le vostre idee.

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