Un make up con gli Etruschi: l’origine del fondotinta e della cipria

Avete allacciato le cinture per questa nuova esperienza? Eccoci qui, siamo arrivati e ci siamo accomodati davanti alla specchiera per cominciare la nostra seduta di trucco! E dunque vediamo un po’ come la donna etrusca soleva abbellire il proprio viso con i cosmetici.

Come abbiamo accennato la volta scorsa, in una tomba della necropoli del Crocifisso del Tufo presso Orvieto sono stati rinvenuti diversi balsamari, alcuni dei quali ancora intatti ed è stato possibile analizzarne il contenuto che ha rivelato una grande conoscenza nell’utilizzo delle materie prime da parte di questa civiltà, utilizzo basato su principi fitoterapici ancora oggi validi. In uno di questi balsamari è stata rinvenuta una sostanza cremosa, una sorta di fondotinta composta da argilla depurata, terra d’ocra e talco il tutto miscelato ad una sostanza grassa affinchè potesse essere facilmente spalmabile.

Questo cosmetico donava a chi lo indossava un incarnato diafano e dunque collocava il soggetto in un rango sociale nobile. Infatti la pelle chiara era sinonimo di nobiltà, in quanto chi lavorava all’aperto aveva senz’altro un incarnato più ambrato. E dunque il trucco stava a rappresentare un codice comunicativo, ossia la subitanea riconoscibilità del ceto sociale di appartenenza. Dopo aver steso il “fondotinta”, per accentuare questo candore della pelle veniva spolverato sul viso il “far clusinum” una farina di farro particolarmente fine, che come la moderna cipria fissava il prodotto. Passiamo ora agli occhi e alle sopracciglia, quelle che oggi definiamo la cornice del viso. Da quello che resta dei dipinti di quest’epoca si può desumere che sia le sopracciglia che gli occhi erano ricalcati di nero.

Si utilizzava il nerofumo, composto da carbone di ossa animali mischiato a grasso. Gli occhi abbiamo detto che erano bordati di nero mentre le sopracciglia erano ridisegnate molto vicino al naso, à la façon greca, dalla forma tondeggiante e con la parte discendente rivolta verso l’alto. Non mancava poi l’utilizzo degli ombretti, questi erano dei coloranti minerali o vegetali a cui venivano aggiunte sostanze grasse e pare che le nuance in voga all’epoca erano il rosato ottenuto dai petali di rosa, il verde dalla malachite e il giallo ricavato dai fiori di croco.

Balsamari a forma di cigno dalla tomba dei Flabelli a Poggio della Porcareccia, Populonia (700-550 a.C)

Questi colori, custoditi in scrigni o cofanetti raffiguranti animali, erano applicati in maniera generosa sulla palpebra superiore. Inoltre a dimostrazione del fatto che le donne etrusche avessero una notevole dimestichezza con i cosmetici, in numerose tombe sono state rinvenute delle tavolette di pietra recanti una faccia liscia sul retro e delle depressioni su quella superiore, queste tavolozze permettevano alle donne di pestare e amalgamare le varie sostanze nonché stemperare i colori necessari per il trucco. Per le labbra invece le donne amavano il rosso acceso che si otteneva da una terra rossastra detta “milton” oppure usavano una pasta rossa a base di cinabro (solfuro di mercurio) e sego, un grasso animale il tutto addizionato ad una fragranza a base di mirto; questa stessa tinta a volte non solo colorava le labbra ma era utilizzata per le guance e i capezzoli.

Ma ovviamente non c’è trucco senza parrucco! Gli etruschi non erano abili solo in campo cosmetico, questi erano dei veri maestri nel tingere i capelli. Per ovviare al problema delle chiome ingrigite dall’età questi scurivano i capelli con composti di iperico, salvia, capelvenere e lenticchie, anche se sia le donne che gli uomini amavano sfoggiare chiome bionde o rosse. E per schiarire i capelli utilizzavano feccia di aceto con olio di lentisco o succo di mela cotogna assieme al ligustro, senza disdegnare di tanto in tanto l’uso della lisciva, questa soluzione a base di cenere e acqua, usata per pulire gli ambienti o per l’igiene personale, aveva proprietà sbiancanti dunque ottima per schiarire i capelli. E per completare la cura del capello utilizzavano oli e pomate provenienti dall’Oriente. Quanto alle acconciature queste nel corso del tempo e soprattutto in funzione delle mode del momento hanno subito notevoli cambiamenti, dal capello lungo a quello più corto, da acconciature elaborate a quelle meno elaborate, da quelle impreziosite con nastri, spille e fermagli a quelle con l’aggiunta del “tutulus”, una sorta di calotta che rendeva le donne più alte, le donne etrusche erano alte mediamente un metro e cinquantacinque!

Ma la cosa da sottolineare è che queste acconciature sfoggiate della donne etrusche abbiano fatto da apripista allo studio, se vogliamo più moderno, di forme e volumi tipici dello stile italiano. E per concludere la nostra seduta di make up basta una goccia di profumo. Gli etruschi importavano oli, unguenti e fragranze dalla Grecia, le essenza aromatiche più preziose erano il cipro, lo zafferano, la cannella, la mirra, l’aloe, il sandalo, la lavanda, la menta, il bergamotto, la noce moscata e le mandorle; tra quelle più a buon mercato vi erano il pino, la ginestra e il mirto. E dunque avvolti in questa nuvola di profumi io vi do appuntamento al prossimo viaggio!

Pettine etrusco

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