Salerno, il Ponte del diavolo: un patto col demonio dietro una terrificante superstizione


A Pietro Barliario costò una sola notte di lavoro, a molti successivi passanti la vita. D’altronde i patti col Diavolo erano chiari: l’architetto avrebbe costruito l’acquedotto salernitano in brevissimo tempo, ma chiunque fosse passato sotto i suoi maestosi archi durante il tramonto  sarebbe stato vittima del demonio. Il nome ancora oggi in voga, “Ponte del diavolo”, sembrerebbe confermare la leggenda.

Quest’ultima risale al IX-X secolo, quando nella cittadina campana viveva un certo Pierre Bayard, ricercatore, alchimista, mago ed esoterico. Avrebbe stretto un accordo segreto con il re degli inferi per il bene della città di Salerno, per donarle un acquedotto degno di questo nome. E così fu. Ma il Diavolo pretese di poter disporre delle anime di chiunque avesse passeggiato sotto il ponte nelle ore del tardo pomeriggio. Per questo, ancora oggi, i più superstiziosi evitano di passare sotto la struttura ubicata sotto la collina Bonadies, ai piedi del castello Arechi.

Il patto garantiva, inoltre, a Barliario anche un certo successo con le donne, dato che lo manteneva sempre giovane e bello. Ma non durò a lungo. Una sera il diavolo attirò i due nipotini dell’architetto nel suo laboratorio. Attirati da un libro magico, lo aprirono, inalando una sostanza velenosa mortifera. Al suo ritorno Berliario trovò Fortunato e Secondino ormai esanimi. Presto, per il lutto, il suo viso iniziò ad invecchiare, rivelando così il suo vero aspetto.

Barliario cambiò anche vita: dopo aver pregato per tre giorni ai piedi della croce, nel Convento di San Benedetto, il Cristo sgranò gli occhi e così l’esperto di arti magiche prese i voti e divenne un frate benedettino, dedicandosi ai soli studi di medicina.


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