Il Rococò e il lascito barocco: la moda femminile e maschile nel XVIII secolo

Questo secolo denominato Rococò continuò ad essere influenzato dalla moda aristocratica della corte di Francia almeno fino alla Rivoluzione. Verso la fine del secolo, grazie alla sua potenza economica, l’Inghilterra divenne importantissima per la diffusione delle mode soprattutto maschili. Fino alla Rivoluzione francese la moda femminile fu caratterizzata da colori chiari, fiorellini intessuti e merletti, unica nota di civetteria fu l’inserimento di profonde scollature e l’utilizzo di nei finti come già accadeva nel secolo precedente. Il corpo delle donne era letteralmente ingabbiato dal busto e dal panier una sottogonna in stecche di balena utilizzata per sostenere la gonna sui fianchi, il panier era talmente ampio da creare difficoltà nel passaggio attraverso le porte, per non parlare delle difficoltà respiratorie che avevano, ma ora come allora chi bella vuole apparire un poco deve soffrire!

Con la scoperta delle rovine di Pompei rinacque l’arte greco-romana e si ebbe così un ritorno alla semplicità. Le donne cominciarono a vestire la robe à la chemise una veste di mussola indossata direttamente sul corpetto intimo, larga e ariosa e senza il sostegno del panier. Questo abbigliamento fu adottato anche da Maria Antonietta durante la sua gravidanza.

L’uomo invece continuò a indossare l’abito ma stavolta con colori chiari. E dall’Inghilterra venivano i dettami della moda maschile e si facevano strada il frac e la redingote (dall’inglese riding coat).

Caratteristica del secolo però fu la parrucca usata da entrambi i sessi e abbondantemente incipriata. L’acconciatura femminile più diffusa era il pouf un cuscino che circondava il capo con una massa di ricci e cotonature il cui retro terminava in boccoli.

Ovviamente a contorno di tutto questo c’era il trucco che in questo periodo vede l’uso diffuso dei cosmetici da parte di uomini e donne, che ostentano un aspetto bambolesco, ottenuto dall’uso congiunto di cipria e belletto sulle guance in sintonia col rosso acceso delle labbra. Ancora una volta il pallore del volto e il candore dei capelli erano considerati requisiti fondamentali per essere considerati belli e raffinati. La cipria in questo periodo viene utilizzata da persone di tutti i ceti e di tutte le età e conosce un vero e proprio boom. Le donne erano capaci di impiegare addirittura ore per incipriare viso e parrucca. Il passo successivo era l’applicazione del rosso sulle guance con l’ausilio di un pennello, di questo belletto pare ve ne fossero dodici nuance differenti che comunicavano altrettanti stati, come disponibilità, malizia o promesse d’amore. Inoltre nel XVIII secolo vede la luce la fisiognomica, la disciplina che studia la fisionomia umana cercando di scoprire eventuali malattie e dedurre il carattere interpretando i tratti somatici della persona.

In questo periodo l’utilizzo di nei finti assieme alla cipria rappresentavano i simboli della ricercatezza. Le donne aristocratiche arrivavano addirittura ad usarne sette o otto per volta, il che cominciò ad essere motivo di critica in quanto gli uomini sostenevano che le donne sarebbero state molto più belle senza tutte quelle macchiette appiccicate sul viso; e anche Casanova inveì contro l’uso smodato della mouche affermando che “una donna è mille volte più attraente quando esce dalle braccia di Morfeo che dopo un’accurata toilette”.

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